Se una settimana fa contro una “big” come il Lentigione i rimpianti nascevano dall’aver accarezzato il bottino pieno fino a cinque minuti dal termine, la domenica di Crema lascia in dote tutt’altro genere di scorie al Varese. Contro un avversario ampiamente alla portata, i rimpianti riguardano l’approccio e l’interpretazione di una contesa che andava azzannata per dare continuità alla striscia utile (sarebbe stato il quarto risultato positivo consecutivo), muovere la graduatoria e cementare le certezze del gruppo.

Il pomeriggio del “Voltini”, invece, ha riproposto la sensazione che aleggia attorno a questo Varese fin dal raduno estivo: quella di una squadra con un potenziale interessante, cui sembra però mancare sistematicamente il proverbiale centesimo per fare l’euro. Certo, il bollettino medico continua a complicare i piani dell’area tecnica: Malinverno e Piantoni out per noie fisiche, Cogliati non ha ancora i novanta minuti nelle gambe, Sovogui sta ritrovando solo ora la brillantezza dopo una preparazione a singhiozzo e a gara in corso si è aggiunta la defezione di Molinari. Eppure, proprio nel momento in cui i biancorossi sembravano aver trovato una propria fisionomia e solidità, il castello di carte è improvvisamente vacillato.

Intendiamoci: a Crema non si è assistito a una disfatta totale sul piano della manovra, ma a una prestazione dannatamente “molle”, il che forse è persino peggio. Se una squadra in cronica difficoltà di classifica ti regala il vantaggio dopo un quarto d’ora, una partita del genere va anestetizzata, condotta e chiusa con cinismo. In tal senso, le dichiarazioni rilasciate nel post-gara da Daniele Favale suonano come un campanello d’allarme: se questo gruppo fa fatica a leggere i momenti del match, oscillando tra il timore di gestire la sfera una volta avanti e scelte affrettate quando si trova a rincorrere, allora è evidente un deficit di maturità da colmare in fretta. Altrettanto condivisibile è l’analisi lucida e perentoria di Diego Verdini: la mancanza di ferocia e attenzione nei dettagli non è ammissibile per chi ha come traguardo primario la difesa della categoria.

Perché, sgomberando il campo da equivoci e illusioni, l’obiettivo del Varese in questa stagione si chiama salvezza. È inutile rincorrere voli pindarici guardando una vetta lontana già dodici lunghezze, occupata da una Pistoiese che viaggia a ritmi da fuoriserie e che ha portato alcuni tifosi a bollare la stagione come “già finita“. Come se l’obiettivo del Varese fosse quello di lottare punto a punto con i toscani. La realtà racconta che la stagione sarà invece una lunga e aspra trincea per mettersi almeno sei rivali alle spalle entro maggio. Il Varese ha tutte le carte in regola per centrare la missione, a patto di non scherzare con il fuoco. Il Crema non ha certo incantato: ai padroni di casa è bastato capitalizzare le distrazioni ospiti sui traversoni dalla destra, metterci un pizzico di determinazione in più nei duelli a centro area e punire le amnesie biancorosse.

Il calendario offre subito l’occasione per resettare e guardarsi dentro. Mercoledì al “Franco Ossola” arriva il derby di Coppa Italia contro la Pro Patria: una sfida contro una corazzata che, a prescindere dal turnover preventivabile e dal peso specifico del trofeo, non sarà mai un appuntamento banale e pretenderà una risposta d’orgoglio sul piano caratteriale. L’obiettivo primario, però, resta tarato su domenica prossima, quando a Masnago scenderà l’Oltrepò. I pavesi, reduci da tre ko consecutivi ma capaci di far sudare il Lentigione fino al 90′, verranno a caccia di punti salvezza. Per il Varese, che spera di arrivare al match spinto dal vento in poppa del derby e non zavorrato da ulteriori dubbi, conquistare la prima vittoria casalinga del campionato sarà un obbligo categorico. Perché, come ammonito da Verdini, ogni partita diventa una trappola se affrontata senza la giusta fame agonistica e per una squadra come questo Varese (che ad oggi vale una media classifica, da capire se alta o bassa) certe leggerezze si pagano a carissimo prezzo.

Matteo Carraro

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