
Ci sono legami viscerali che oltrepassano il tempo, le categorie e persino il confine terreno. Quello tra Pietro Anastasi e la città di Varese è uno di questi: una storia d’amore autentica nata sull’erba del “Franco Ossola” e trasformata in leggenda. Ragazzo del Sud, partito da Catania a fari spenti per diventare un varesino doc prima di far innamorare calcisticamente l’Italia intera laureandosi campione d’Europa nel ’68. Da oggi, quel legame è scolpito ufficialmente nella toponomastica e nella pietra: il piazzale antistante lo stadio di Masnago porterà per sempre il nome del suo “calciatore del secolo”, celebrato da un abbraccio oceanico di tifosi, ex compagni, storici avversari, amici, familiari e, in una parola sola, della sua gente (QUI LA FOTOGALLERY).
A dare il via alla cerimonia, visibilmente emozionato davanti a una platea gremita in ogni ordine di posto, è stato l’assessore allo sport Stefano Malerba: “Non mi aspettavo una simile partecipazione. Organizzando questa giornata e contattando chi l’ha conosciuto, tutti rispondevano subito: “Per Pietro ci sono”. Significa aver lasciato un ricordo fantastico, un’eredità persino più bella del trionfo del ’68, del titolo di calciatore del secolo per Varese o dell’essere leggenda bianconera. Lascio spazio a chi l’ha vissuto davvero, testimone della sua immensità“.
Parole a cui ha fatto seguito il ringraziamento carico di sentimento di Anna Bianchi, moglie dell’indimenticato “Pietruzzo”: “Ringrazio il sindaco Galimberti, l’assessore Malerba e tutta la giunta per aver intitolato questa piazza a Pietro. Sono strafelice per me e per tutti i suoi amici: da tempo mi chiedevano quando avremmo fatto qualcosa qui a Varese. Finalmente è arrivato questo bellissimo gesto. Grazie di cuore a tutti“.
Un tributo istituzionale ma profondamente intimo, ribadito dal primo cittadino Davide Galimberti: “All’assessore Malerba va il merito di questa iniziativa condivisa con la famiglia. È una giornata di puro cuore e affetto per gesta indiscutibili. Il fatto che lo sport lo ricordi oggi con figure così illustri prova quanto l’uomo, il papà e il campione sia impresso nei cuori di tutti. Lo dico da sindaco di Varese e da tifoso juventino. Pietro è una figura da imitare sotto ogni aspetto morale e sportivo: l’intitolazione in questo luogo simbolico sarà d’ispirazione per le future generazioni“.
I ricordi si sono poi tinti di aneddoti preziosi grazie a Guido Borghi, figlio dello storico patron biancorosso Giovanni Borghi: “Pietro era un ragazzo straordinario per doti morali: ha dato tantissimo a tutti noi. Oltre alla sua Sicilia, c’era solo Varese: questa città era il suo mondo. Arrivò quasi per caso, dopo che Casati lo vide giocare a Catania e lo portò qui: un giovane generoso, con quegli occhi puliti, che in campo dava fino all’ultima goccia di sudore. Ma la sua dote più rara era la riconoscenza: quando celebravamo mio padre c’era sempre. Questo tributo è sacrosanto: Pietro era varesino, uno di noi“.
Al microfono è poi salito un pilastro della storia bianconera e azzurra, Roberto Bettega, compagno di reparto e amico fraterno: “Provo gioia e tristezza insieme nell’essere qui oggi. Pietro per me è stato fondamentale: quando arrivai alla Juventus, proprio dopo il suo passaggio da Varese a Torino, fu il mio compagno di stanza. Segnai al debutto in campionato e poi rimasi a secco per dieci turni, ma lui mi rimase costantemente accanto, dandomi consigli e fiducia. Non a caso, subito dopo, ne feci altri dodici. Era un ragazzo che ti aiutava in ogni frangente. Parlo di “ragazzo” perché allora eravamo davvero giovani: lui aveva molta più esperienza di me e la metteva a mia totale disposizione con umiltà disarmante. Cose che non potrò mai dimenticare. Io a Pietro posso solo dire dal profondo del cuore: grazie“.
Dalle parole toccanti di Bettega, il testimone è passato agli altri storici compagni di squadra, avversari sul campo e amici di una vita, desiderosi di tratteggiare la grandezza sportiva e l’integrità morale del fuoriclasse. Dario Dolci non ha dubbi: “Pietro è stato un grandissimo giocatore, sempre leale e mai falloso sul rettangolo verde. Un autentico esempio da seguire“. Ambrogio Borghi sentenzia: “Napoli ha il suo Maradona, Roma ha il suo Totti, Varese ha per sempre il suo Anastasi“. “Pietro fu mio compagno di camera all’Inter – racconta Carlo Muraro –. Sentiva tantissimo la pressione di dover dimostrare in nerazzurro quanto fatto con la Juve, ma era sempre determinante ed eccezionale. Un uomo generoso oltre ogni misura, fuori portata per chiunque. Mi auguro con tutto il cuore che questa targa sia la pietra miliare affinché lo stadio e il calcio varesino tornino ai fasti di quei tempi gloriosi“. Pietro Carmignani: aggiunge: “Pietro era un ragazzo solare, costantemente disponibile a dare una mano a chiunque ne avesse bisogno. Da calciatore risulterebbe straordinario e modernissimo anche ai giorni nostri: non era un attaccante da ingabbiare in rigidi schemi tattici, si muoveva in continuazione creando spazi“. Infine, Gabriele Andena: “L’uomo lo conoscono tutti per la sua statura morale. Io sul campo l’ho marcato un paio di volte: nessuno aveva la sua rapidità e la sua fantasia, mi impressionò proprio per quell’imprevedibilità assoluta“.

A chiudere il cerchio delle emozioni è stato il figlio Gianluca Anastasi, che ha espresso la gratitudine di tutta la famiglia: “Siamo immensamente orgogliosi di questa targa e dell’intitolazione della piazza a mio papà. Grazie di cuore all’Amministrazione comunale e a tutti i presenti che non hanno voluto mancare“. Spazio poi al momento più toccante della mattinata: a togliere il drappo è stato il nipote Luca Anastasi, giovane promessa del calcio del domani, svelando una frase che racchiude un’intera epopea: “Varese lo vide nascere campione, l’Italia non lo dimenticò più”. Un boato di applausi scroscianti ha riempito l’aria di Masnago, lasciando spazio a sorrisi, scatti ricordo e racconti nostalgici. Con una certezza scolpita nel cuore di tutti: da lassù, anche Pietruzzo si sarà goduto questo straordinario spettacolo d’amore allestito nella sua casa.
Anna Bianchi: “Il mio Pietro nel cuore dei varesini da sempre”
Gianluca Anastasi: “Orgogliosi di papà. Felice dell’affetto dimostrato”
Roberto Bettega: “Grazie Pietro. Nel calcio ci sono ancora tifosi giusti”
Giuseppe Sannino: “Pietro grande uomo ancor prima che giocatore eccezionale”
Stefano Malerba: “Anastasi campione senza tempo. Lo stadio? Il tavolo di lavoro va avanti”
Matteo Carraro

























