Il progetto Equipe Garibaldi non è mai stato inteso come una fiammata fine a sé stessa, bensì un cammino di prospettiva lungimirante da vivere con un obiettivo ben preciso, ovvero dare un’opportunità ai ragazzi del territorio. Va da sé che la crescita del collettivo debba giocoforza fare affidamento su delle “guide” in campo e in spogliatoio che sappiano prendere per mano un gruppo giovanissimo (ma altamente qualitativo) per trasformarlo in una mina vagante del Girone V di Seconda Categoria.

E così, la matricola saronnese ha svolto un mercato certosino in estate e, pur stando lontana dai riflettori del grande palco, si è presentata ai nastri di partenza della stagione con la volontà di far bene. Nelle prime partite, a scapito del risultato, si è visto qualcosa di importante e i buoni segnali sono stati ampiamente confermati dagli ultimi 135’ giocati: metà partita (prima della sospensione) di ottima fattura contro la corazzata San Marco (si ripartirà dall’1-0 per l’Equipe) e uno straripante 5-1 domenica sul campo del San Giorgio.

Il cammino dell’Equipe Garibaldi è dunque un cerchio che si vuole chiudere e, andando a ricollegarsi proprio con l’ideologia manifestata la scorsa estate, a tal proposito la presenza di giocatori come Raffaele Ciliberto rappresenta il trait d’union perfetto. Il centrocampista classe ’00 è infatti un profilo decisamente esperto per la categoria e ha sposato con gioia la causa saronnese: “Dopo due stagioni all’Atletico Lomazzo un po’ deludenti, prima con la retrocessione dalla Prima Categoria e poi con il mancato accesso ai playoff, io e altri ragazzi avevamo voglia di metterci in gioco in un contesto differente. La chiamata del ds Monti è stata davvero apprezzata e il progetto mi ha subito catturato”.

In un organico con un’età media così bassa rappresenti già una figura di riferimento. Che tipo di impatto hai avuto in questo spogliatoio?
“La nostra rosa ha un’età media davvero bassissima: la maggior parte dei ragazzi è molto più giovane di noi ed è alla primissima avventura tra i grandi. Basti pensare che ci sono elementi dal 2004 in su, fino a dei classe 2008 che anche domenica sono scesi in campo dal primo minuto da titolari. La società e il direttore ci hanno chiesto proprio questo: portare nello spogliatoio una dose extra di motivazione e di esperienza, trasmettendo a tutti il peso specifico della categoria. È fondamentale far capire che non bisogna mai sottovalutare nulla, non solo a livello calcistico ma soprattutto sotto l’aspetto dell’unione, dell’amicizia e del gruppo. Per quanto mi riguarda sono davvero orgoglioso di vivere questo percorso: se negli anni passati ero io a farmi guidare dai compagni più grandi, adesso è arrivato il momento di invertire le parti, passare il testimone e portare serietà”.

A che punto siete di questo percorso e cosa senti di dover dare ancora al gruppo?
“Ciò che dobbiamo ricercare con maggiore insistenza è la continuità, a cominciare dagli allenamenti settimanali. Il lavoro dal martedì al venerdì è lo specchio fedele della domenica: allenarsi con professionalità, dedizione e con la presenza costante di tutti i componenti fa la differenza e tiene vivo il cuore pulsante della squadra. In Seconda Categoria non esistono partite dal blasone assicurato o gare già vinte in partenza prima del fischio d’inizio: ogni domenica fa storia a sé e per me, abituato da sempre a militare nel comasco, confrontarmi con le formazioni del varesotto è una novità stimolante”.

Dove può arrivare questa Equipe Garibaldi?
“La società non ci mette alcuna pressione addosso: da matricola alla prima esperienza in Seconda ci prendiamo tutto ciò che viene lungo la strada. Il mister ci dà una grande mano in questo senso, invitandoci a usare ogni singola domenica come banco di prova per migliorare, consolidare il lavoro svolto in settimana e far crescere il vivaio. Non guardiamo troppo in là: viviamo questo cammino affrontando un impegno alla volta”.

Gli ultimi 135 minuti hanno detto tanto: la bella prima frazione contro la corazzata San Marco prima della sospensione e la goleada di San Giorgio sono la prova che il lavoro sta pagando?
“Assolutamente sì, sono due prestazioni che vanno lette insieme. Nelle ultime due settimane ci siamo compattati tantissimo, aumentando l’intensità e facendo anche triple sedute per oliare i meccanismi tattici e consolidare il modulo, un aspetto mai semplice quando si allestisce una squadra nuova con tanti volti sconosciuti. Contro la San Marco abbiamo approcciato alla perfezione chiudendo avanti 1-0 prima della sospensione; domenica, invece, sul piano tattico siamo stati impeccabili. Siamo scappati subito sul doppio vantaggio, poi l’inevitabile pizzico d’inesperienza ha portato al gol del 2-1 prima dell’intervallo, ma negli spogliatoi il mister ci ha tranquillizzati. Siamo rientrati in campo con la testa giusta e abbiamo chiuso la pratica con maturità”.

Come valuti questa prima porzione di stagione?
“Siamo partiti con un fisiologico periodo di rodaggio. A fine ottobre tracciare bilanci definitivi è sempre prematuro, sono discorsi che di solito si rimandano a dicembre. In queste prime sei uscite c’è stata una naturale fase di sperimentazione per il mister, utile per saggiare le qualità di tutti non solo negli allenamenti ma nel vero banco di prova che resta la gara ufficiale. Il bilancio è sicuramente positivo e l’obiettivo è proseguire su questa rotta”.

Domenica vi aspetta un altro esame delicato contro un’avversaria in netta risalita, l’Azzurra Mozzate, e reduce da due vittorie consecutive con il nuovo mister. Come l’affronterete?
“Il nostro approccio non cambierà di una virgola. Pensiamo prima di tutto a noi stessi, pur consapevoli del valore degli avversari. Anche le domeniche amare, come le sconfitte di Vanzaghello o contro l’Ardor a Busto Arsizio, fanno parte di un necessario processo di costruzione. Ribadisco: in questo girone non esistono corazzate imbattibili sulla carta, ogni partita ha vita propria. Inciderà anche la capacità di adattarsi a campi ostici e a superfici diverse tra sintetico ed erba, ma noi abbiamo armi importanti e andremo a giocarcela a viso aperto”.

Arrivi da campionati disputati nel comasco: hai notato differenze sostanziali rispetto a questo girone varesotto?
“Più che a livello tecnico-tattico, dove la qualità e la preparazione si sono alzate notevolmente dappertutto negli ultimi anni, la vera differenza sta nell’età media. Nel comasco trovavi rose strutturate quasi interamente su 13 o 14 giocatori esperti, con i giovani relegati per lo più al ruolo di fuoriquota. Qui vedo tantissimi ragazzi protagonisti ovunque e molte meno “colonne” fisse: c’è un mix continuo tra gioventù e veterani. Noi stessi giochiamo con due 2008 in campo, affiancati da 2006, 2005 e 2004, una cosa tutt’altro che comune a questi livelli. Ne esce un campionato intensissimo, atletico e divertente: le prime partite ci sono servite per capire immediatamente la stoffa e la caratura di questo campionato”.

Matteo Carraro

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