Due pareggi e una sconfitta, tre partite storte che avevano lievemente incrinato la fiducia in casa Eagles Caronno, ma sicuramente non spento la scintilla del gruppo di Alessandro Devardo. E così, nel momento più difficile di inizio stagione, le Aquile di Caronno Varesino hanno ripreso il volo grazie ad un netto 3-1 sull’Angerese guadagnando tre punti indispensabili per salire sul treno dell’attuale quarto posto in compagnia di Jeraghese e Olimpia Tresiana.

Con ben dieci squadre racchiuse in appena quattro punti, però, parlare di classifica è abbastanza eufemistico: il Girone Z di Seconda Categoria si conferma una volta di più un campionato imprevedibile e, con distanze così contenute, salire o scendere di graduatoria è un attimo. La ricetta, a tal proposito, non può che essere una: battere il ferro finché è caldo e continuare a macinare punti. Di squadra.

E proprio da qui parte l’analisi di chi, numeri alla mano, ha deciso la sfida di domenica in favore dei biancoblu con una doppietta valsa quota quattro centri stagionali. “Il mister ci aveva chiesto di vincere da squadra – esordisce Luca Levorin, attaccante classe ’98 e autentica colonna portante dello spogliatoio caronnese – e abbiamo risposto nella maniera giusta, lottando su tutti i palloni in ogni zona del campo. Quella di domenica, a mio giudizio, è stata una super partita contro una squadra che meriterebbe ben altra classifica e, ne sono certo, arriverà in alto; detto questo, ci godiamo tre punti per noi fondamentali ma guardiamo avanti consapevoli di avere ancora tutto da dimostrare”.  

Il successo sull’Angerese ha interrotto un digiuno di tre giornate in cui i punti non sono arrivati, per certi versi inspiegabilmente visto quanto successo in campo. Come te lo spieghi?
“Sicuramente non abbiamo messo in campo le nostre migliori prestazioni: penso ad esempio contro l’Induno, una squadra le cui individualità offensive sono ben note, potevamo e dovevamo fare di più. Al di là dei risultati, però, c’è secondo me un aspetto fondamentale che non è mai venuto meno: la coesione del nostro gruppo, un qualcosa di davvero straordinario. Basti guardare ai nostri compagni infortunati: ogni martedì e giovedì sera sono regolarmente al campo insieme a noi per farci sentire la loro vicinanza e darci una mano. Vedere chi al momento non può scendere sul terreno di gioco essere lì comunque a incitarti ti trasmette una carica interiore enorme. Ti dà quella forza supplementare per gettare il cuore oltre l’ostacolo e lottare su ogni pallone anche e soprattutto per loro. Cosa che abbiamo fatto domenica e che dovremo rifare nelle prossime partite”.

Sei a Caronno Varesino da sette stagioni: questa squadra è ormai diventata una certezza per la categoria e, al netto dei cambiamenti, vuole confermarsi come tale. In estate si è chiuso il ciclo di Gabriele Bongiorni per lasciar spazio a mister Devardo: come avete metabolizzato questo passaggio?
“Personalmente sarò sempre grato a mister Bongiorni per la stima e la fiducia incondizionata che ha sempre riposto in me lungo tutto il suo percorso. Detto questo, forse era arrivato il momento fisiologico di cambiare pagina. Con mister Devardo ci siamo trovati benissimo fin dal primo giorno: ci ha subito trasmesso le sue idee, la sua ambizione e la sua per questo campionato. È un tecnico con cui c’è grandissimo dialogo, parla costantemente con il gruppo e con ciascuno di noi a livello individuale. Questo approccio ci fa sentire tutti importanti e coinvolti, mantenendo l’attenzione altissima: ognuno si sente titolare e parte integrante della squadra e della società che rappresentiamo”.

L’arrivo di una nuova guida tecnica rimescola sempre le carte: quanto stimola “azzerare le gerarchie” e doversi rimettere in discussione?
“È uno stimolo fortissimo. Quando arriva un allenatore nuovo che ancora non ti conosce a fondo, scatta in ognuno di noi la voglia viscerale di dimostrare quanto vale. Si azzera tutto e ciascuno lavora al massimo per mettere le proprie qualità al servizio del collettivo, puntando unicamente al bene primario della società”.

Dieci squadre racchiuse in appena quattro punti fotografano un Girone Z caldissimo: che impressione ti sei fatto del livello generale?
“È un campionato estremamente equilibrato e combattuto. Ci sono formazioni con individualità e nomi altisonanti per la Seconda Categoria, ma per ora nessuna squadra ha scavato un solco in classifica come accadeva magari negli anni passati. Da un lato è un fattore positivo perché siamo tutte lì attaccate a giocarcela; dall’altro impone di non abbassare mai la guardia, perché con un margine così risicato basta un passo falso per scivolare o una vittoria per salire in vetta”.

A tal proposito, come si sta adattando la vostra squadra? Tradotto: siete più forti dello scorso anno?
“A mio avviso sì: l’intelaiatura storica dello spogliatoio è rimasta solida, ma la società ha inserito innesti di spessore assoluto per la categoria: penso ai giovani, a profili come Grimaldi e Carabelli, oltre a Martignoni e Gitti. Sono arrivati elementi pronti, forti e con la giusta mentalità”.

Negli ultimi campionati siete sempre stati a ridosso della zona playoff: cosa serve per compiere definitivamente il salto di qualità?
“Prendo in prestito un concetto espresso dal mister domenica scorsa: non dobbiamo cadere nell’errore di vivere ogni partita con l’ansia che sia una finale da vincere a tutti i costi. Giocare con l’ossessione di dover fare gol a ogni azione è controproducente, il calcio non funziona così. Mister Devardo è bravissimo a toglierci le pressioni di dosso, chiedendoci “solo” di dare l’anima e lottare su ogni pallone, ma lasciandoci giocare con la giusta spensieratezza. Per le nostre caratteristiche è la ricetta ideale”.

Sul piano personale hai già superato il bottino di reti della scorsa annata, una stagione che è stata abbastanza sfortunata sotto tanti punti di vista; come ti senti?
“Fisicamente e mentalmente sto davvero benissimo. Ho la fortuna di avere accanto a me una fidanzata splendida come Julia che mi supporta in ogni momento, oltre alla mia famiglia e agli amici che vengono sempre a fare il tifo la domenica. Sugli spalti i ragazzi della Curva di Caronno mi fanno sentire il loro idolo e non vedo l’ora che rientri in campo anche Giardino, che è uno dei miei più grandi amici. I numeri personali fanno piacere ma contano zero: l’unico vero traguardo a cui tengo è fare qualcosa di straordinario con la squadra del mio paese”.

Domenica vi attende la trasferta sul campo dell’Union Tre Valli. Che gara ti aspetti?
“Affrontare il Tre Valli a casa loro è sempre un’impresa complicata per chiunque, in particolar modo per noi visto che a Cugliate Fabiasco non abbiamo mai vinto: siamo abituati al nostro fortino, con un terreno piccolo e stretto, mentre il loro campo è un vero e proprio aeroporto dove gli spazi si dilatano. Troveremo una squadra organizzata e costruita per in alto, ma noi andremo lì a viso aperto, pronti a fare la nostra partita per metterli in difficoltà e portare a casa un risultato importante”.

Redazione

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