
Pensi alle prestazioni, guardi ai risultati e qualcosa non torna. Il Varese Femminile si trova sul treno delle squadre a 11 punti a ridosso della zona playout, ma in casa biancorossa vige la ferrea consapevolezza che questa squadra meriti di più. Certo, la classifica è ancora relativamente corta (nove punti separano l’undicesima posizione del Varese dal primo posto della Rhodense), ma proprio per questo c’è ancora più frustrazione per una serie di partite in cui tutto ciò che poteva andare storto è andato per il verso ancor più sbagliato.
L’esempio lampante è arrivato proprio la scorsa domenica nel big match contro la capolista: il Varese ha saputo fare la partita, passare in vantaggio con il gol di Rebecca Mauro e segnare in altre occasioni, salvo poi vedersi annullare le reti per decisioni arbitrali difficili da accettare. E la Rhodense, le cui potenzialità sono lampanti, ha saputo approfittarne nel modo più spietato possibile per andare a vincere 2-1.
Una sconfitta che ha fatto malissimo e che proprio l’attaccante classe ’99 (tornata a vestire il biancorosso dopo due stagioni e subito protagonista) commenta comunque con maturità: “Rabbia e amarezza non mancano: l’arbitro ha commesso errori evidenti (due reti annullate per fuorigioco inesistente in entrambe le occasioni e un “gol fantasma” con il pallone che aveva varcato la linea, ndr) che hanno inevitabilmente condizionato la partita, ma non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo trovare alibi. Era una partita importante e l’abbiamo persa: vincere contro la Rhodense ci avrebbe dato enorme fiducia anche perché avevamo bisogno dei tre punti e li avremmo meritati”.
Parlare solo di prestazione in questi casi sa quasi di beffa, ma cosa vi lascia in dote la gara di domenica?
“Ci ha ribadito che, quando ci esprimiamo su questi livelli, possiamo giocarcela a viso aperto e fare bene contro chiunque. Purtroppo a contare è sempre il tabellino finale, quindi è evidente che siamo chiamate a dare ancora di più”.
Hai trovato il terzo centro stagionale, anche se la gioia personale passa in secondo piano rispetto al risultato. Come valuti questo tuo avvio?
“Sta andando un po’ a fasi alterne, sia a livello di squadra che personale. Non siamo ancora riuscite a trovare quella continuità di rendimento che farebbe svoltare il nostro cammino: alterniamo grandi prove a cali improvvisi e sto vivendo anch’io questi alti e bassi. Tre reti sono un buon bottino, ma voglio incidere con maggiore costanza”.

Due anni fa avevi salutato Varese per fare un’esperienza a Garlasco col Pavia Academy. Che parentesi è stata?
“Un’avventura senza dubbio formativa che mi ha permesso di misurarmi con la Serie C, confrontarmi con metodologie di allenamento differenti e acquisire una visione di gioco nuova. Sicuramente mi ha fatto crescere come calciatrice”.
Cosa ti ha spinto a tornare a vestire il biancorosso?
“Dopo due stagioni lontana sentivo forte la mancanza di questo ambiente. Volevo ritrovare una realtà familiare, serena, un contesto in cui sapevo che sarei stata bene e avrei potuto rimettermi in gioco al cento per cento”.
Che Varese avevi lasciato e che Varese hai ritrovato?
“Ho ritrovato una società profondamente cresciuta ed evoluta. Due anni fa la situazione era complessa, c’erano poche giocatrici e so che per le mie compagne non è stato facile. Oggi invece si respira un’aria del tutto nuova: ho trovato il Centro Sportivo delle Bustecche definitivamente sistemato, c’è la palestra, siamo un gruppo numeroso e competitivo. Si percepisce una grande fiducia nel movimento femminile”.
Com’è stato l’impatto con il nuovo spogliatoio e con mister Faccone?
“Con le compagne storiche è stato immediato, come se non fossi mai andata via: ci conosciamo da una vita e c’è sempre massima predisposizione ad accogliere le nuove arrivate. Anche con il mister il rapporto è molto buono. Ha una gestione diversa, trasmette grande serenità e soprattutto nelle ultime uscite ci è venuto molto incontro. Sul campo mi trovo bene: nasco calcisticamente come esterno, ma adesso, per esigenze, sto giocando da prima punta e non mi trovo male”.

Al netto della sfortuna e dei torti arbitrali, cosa dovete correggere sul terreno di gioco?
“Dobbiamo alzare l’asticella della precisione negli ultimi sedici metri, soprattutto nella rifinitura e nei passaggi chiave. Serve trovare con più naturalezza la nostra vera identità corale, che a tratti ancora fatica a esprimersi con fluidità nell’arco dei novanta minuti”.
Ti sei posta un traguardo realizzativo per questa stagione?
“Assolutamente no, preferisco non pormi cifre o obiettivi precisi per scaramanzia, altrimenti finisce che non li raggiungo mai (sorride, ndr). Penso solo a lavorare per la squadra”.
Domenica sarete attese dalla trasferta sul campo del Fiammamonza: vietato fallire?
“Dobbiamo portare a casa a tutti i costi quei tre punti che ci sono sfuggiti contro la Rhodense. La classifica la conosciamo e adesso non ci sono più scuse: servono vittorie pesanti per invertire la rotta”.
-9 dalla capolista: agganciare la vetta è ancora possibile?
“Io ci credo sempre, è una mia convinzione fissa. Ci crederei persino se fossimo all’ultimo posto, quindi la risposta è sì: il campionato è lungo e possiamo recuperare. Conosco bene il valore di questo gruppo e lo dobbiamo anche alle nostre Mati e Cami (Matilde Zanoncini e Camilla Di Iorio, ndr): domenica ho dedicato a loro la mia rete, io e le altre siamo vicine a entrambe e non vediamo l’ora di riaverle con noi”.
Matteo Carraro





























