
Nonostante la Openjobmetis Varese sia nel pieno della propria stagione, con la gara contro Treviso che si avvicina giorno dopo giorno, tra una salvezza sempre più vicina ed un sogno playoff da continuare a cullare, in casa biancorossa si pensa già all’immediato futuro.
Sì perché la linea tracciata dal nuovo corso targato Luis Scola se ha insegnato finora una cosa è che non c’è tempo per fermarsi a guardare il passato o crucciarsi sul presente ma bisogna sempre avere lo sguardo rivolto al futuro, alla crescita, all’innovazione.
Non c’è da stupirsi quindi che si faccia sempre più concreto il disegno del primo punto e probabilmente quello centrale, del progetto del campionissimo argentino all’ombra del Sacro Monte, ovvero ciò che riguarda la rinascita del settore giovanile targato Pallacanestro Varese.
In questo senso, i passi compiuti fino ad oggi sono già stati ben chiari e concreti, nonostante si parli di un piano che richiederà tempo e risorse, per ricostruire qualcosa che ad oggi non c’è.
Un progetto che in questo momento vede ormai sempre più lontana la dimensione Varese Academy: una spaccatura avvenuta già ai tempi in cui la figura principale biancorossa era Andrea Conti, quando qualche mese fu deciso in casa biancorossa di non rinnovare più la collaborazione con la realtà di Gianfranco Ponti e che con il passaggio nelle mani di Luis Scola ha visto accentuare questa distanza.
Differenza di visioni, diverso modo di concepire la crescita del vivaio e del marchio, come tra l’altro poi esprimono anche le parole in pubblico dei diretti interessati e non. Ponti, a margine della presentazione del torneo Next Gen aveva parlato di una crescita del vivaio esaltando i tanti innesti di ragazzi stranieri e fuori dal contesto Varese sottolineando la difficoltà di trovare giocatori dotati di quella struttura fisica per fare la differenza nel territorio provinciale, nonostante abbia poi rimarcato come nelle annate 2004-2005-2006 qualche frutto del lavoro di scouting degli ultimi anni in questo senso si stesse iniziando a vedere.
Contestualmente nella stessa giornata, Petrucci parlava di un Luis Scola dedito alla ricostruzione di una solida base azzurra e varesina nel suo progetto, puntando su ragazzi del territorio legati alla cultura ed alla storia della Pallacanestro Varese.
Due immagini ad oggi antitetiche e che sono culminate nelle parole di ieri di Toto Bulgheroni, che hanno sancito la forte distanza presente oggi tra le due realtà.
In questo contesto l’ipotesi di un ritorno a quella storica collaborazione con il vivaio Robur Et Fides ed il riavvicinamento al Campus, tra l’altro sempre più concreto già quest’anno con i tanti allenamenti che la Prima Squadra fa proprio sul parquet dei gialloblu, si è fatta sempre più forte fino a diventare, oggi, la più solida tra le opportunità in campo.
La rinascita del vivaio biancorosso che riparta dal minibasket, settore in cui la Robur è da sempre, ed è tutt’ora, molto forte, con una strutturazione per tutte le categorie superiori in sinergia tra le due realtà fino alla prima squadra gialloblu, oggi in Serie B, bacino perfetto come ultimo step di crescita prima di raggiungere la Serie A.
Un organigramma che pare costruito alla perfezione per poter far fare a tutti i ragazzi un percorso di crescita step by step, il tutto puntando sulla componente di bambini e giocatori varesini e di Varese, per ricreare quel legame con il territorio e con la città che ad oggi si è un pò si è perso e che Scola vuole riscoprire per fare rinascere la Pallacanestro Varese.
Alessandro Burin