Prosegue la settimana di lavoro che condurrà il Varese all’appuntamento di domenica sul campo del Derthona, match che dovrà coincidere con la ripartenza biancorossa (esattamente come avvenuto all’andata) dopo due passi falsi che hanno di fatto spento le speranze di rimonta nei confronti del Bra. Se da una parte è giustissimo continuare a credere nell’impresa finché la matematica non darà il suo verdetto, dall’altra è altrettanto doveroso trovare i giusti stimoli per proseguire il proprio percorso di crescita. Potrebbe sembrare la solita tiritera, ma mai come quest’anno si può parlare di “anno zero” per il progetto del nuovo Varese.

La società ha messo sul piatto investimenti notevoli (e l’ha fatto anche sul mercato invernale) dentro il campo e soprattutto fuori, con il Centro Sportivo delle Bustecche ormai ultimato e cuore pulsante del macrocosmo biancorosso e con l’avanti tutta per lo stadio (anche se gli inghippi burocratici stanno inevitabilmente prolungando le tempistiche). Il Varese c’è e lo sta dimostrando a prescindere dai risultati, che difficilmente vanno di pari passo con il termine “rifondazione”. Le basi biancorosse ci sono: ora è il momento di costruire cercando di ripartire proprio da questo nucleo (cosa che, in misura più o meno netta, non è stata fatta nelle passate stagioni).

Nucleo che si allarga alla Varese calcistica in generale. L’accoglienza “tiepida” (per usare un eufemismo) che aveva accompagnato il nuovo corso biancorosso ormai cinque anni fa (era la stagione 2020/21, quella delle incertezze del Covid) è un lontano ricordo: questo Varese è riuscito a riaccendere l’entusiasmo dei tifosi e l’anno prossimo, a prescindere dalla categoria, proseguirà l’aumento esponenziale del pubblico al seguito di questa squadra. La scorsa settimana i colleghi di Notiziario Calcio hanno raccolto i dati relativi all’affluenza negli stadi del Girone A e il Varese comanda la graduatoria con 683 spettatori di media (seguono Sanremese con 533 e Vogherese con 450, fuori dal podio il Bra con 386). Numero che impallidisce se confrontato con il passato (anche relativamente recente) della storia biancorossa, ma che deve incoraggiare se raffrontato a quello dell’inizio del quinquennio.

Sicuramente, a livello generale, per i tifosi biancorossi non è il miglior momento storico se solo si torna indietro di una decina d’anni e si pensa alla Serie B. Di lavoro da fare ce n’è ancora tanto, lavoro cui la società non ha intenzione di sottrarsi: il Varese tornerà nei professionisti e tornerà a ragionare in migliaia per calcolare l’affluenza all’Ossola (sempre in attesa di conoscerne il futuro del progetto stadio). La pazienza non è sicuramente la miglior arma dei tifosi, e perdere non piace a nessuno, ma è sempre bene ricordare che il Varese di oggi ha già conquistato una sua piccola grande vittoria: avere un futuro. Futuro che va ovviamente scritto e l’augurio è che ciò avvenga nel migliore dei modi.

Matteo Carraro

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