
Cambiando l’ordine degli addendi, la somma non varia. Quindi, invertendo la proprietà commutativa, le sconfitte sono orfane, ma le vittorie hanno parecchi padri. Nel caso del tutt’altro che banale 3-1 biancoblu sulla Pergolettese, certamente Leandro Greco. Messo in discussione (più fuori che dentro il club), ma sempre (più o meno) saldamente in sella. A differenza del collega Curioni. Il tecnico romano sottolinea il clic mentale: “La capacità della squadra di reagire. E’ quello che ha fatto la differenza. I cambi hanno dato una sterzata significativa. In un momento in cui loro avevano pareggiato ed era stato annullato il gol del sorpasso. Ci teniamo questa vittoria importante e la forza mentale della squadra. Oggi ci siamo ripresi qualcosa che in altre partite avevamo lasciato immeritatamente. Il calcio non è fatto solo di cose ordinarie ma anche di cose straordinarie. Mi ritengo parzialmente soddisfatto”.
Nell’ora più buia, il lampo di Alessandro Di Munno. Regista con la licenza di segnare. E indirizzare la gara in un momento di inerzia negativa: “Gol bello. Lo sognavo da un po’. Contentezza doppia per il momento in cui è arrivato. Ci siamo tolti un peso per questa vittoria in casa. Questo è un gruppo che dà tanto. Dentro e fuori dal campo. Se capiamo i momenti della partita, possiamo fare bene”.
Come si cambia per non morire
Consultando le statistiche di Sky Sport (a proposito, sempre puntuale ed avvincente il play by play di Manuel Favia), la Pro Patria ha tirato due sole volte nel primo tempo (una tra i pali, il gol, e una fuori), ben 6 nella ripresa per un complessivo di 3 conclusioni fuori e 5 in porta. Un cambio di registro che fa da didascalia allo switch (solo mentale o anche tecnico?) operato dalla squadra. Per la cronaca, la Pergolettese ha concluso 11 volte. Ma non è bastato.
Giù la Testa
First reaction: shock! Tanto per citare un ex Primo Ministro. Quel coro partito dalla curva biancoblu dopo 10’ (poi, più volte ripetuto) e diretto a Patrizia Testa (un invito diretto a togliere il disturbo), è stato sgradevole. Punto. Comunque la si pensi sulla numero uno tigrotta. E sulla contingenza societaria con un passaggio di consegne (dall’attuale maggioranza alla minoranza targata Finnat Fiduciaria), adombrato ma mai veramente alle liste. Perché quanto la Presidente ha dato al Club in questo decennio controverso non può (soprattutto non deve), essere dimenticato. Al netto di un presente che avrebbe potuto essere gestito diversamente. Ma il popolo del calcio (semicitazione churchilliana) ha davvero il dovere dell’irriconoscenza? La risposta è una questione di sensibilità.
Giovanni Castiglioni
(Interviste a cura Comunicazione Aurora Pro Patria 1919)
(foto Filippo Kultgeneration D’Angelo)
























