Seppur solo alla 18^ (e quindi con ancora 20 gare da giocare), la Pro Patria è già certa che la sua eventuale salvezza possa passare solo dai playout. Illusorio infatti ipotizzare che questa squadra recuperi 7 punti sull’attuale sestultima (Ospitaletto) o che metta insieme il rimanente per arrivare a quota 43 (media per mantenere la categoria nelle ultime 5 stagioni). Di più, i tigrotti dovranno difendere un gap non superiore alle 8 lunghezze (oggi sono 6 dall’AlbinoLeffe quintultimo ), per evitare che gli spareggi non si giochino neppure. Quanto alla Triestina staccata di 14 punti, beh, meglio neanche pensarci…

Insomma, il grosso guaio in cui si sono cacciati i biancoblu contempla il lieto fine (si fa per dire), solo a patto di compiere un’autentica impresa. Questo gruppo ne è capace? A dar retta al neo tecnico Francesco Bolzoni nel post partita di Arzignano viene qualche dubbio: “Il risultato non è quello che speravamo visto che nel secondo tempo eravamo riusciti a rimetterla a posto. Nel primo tempo i ragazzi erano tesi e poco arrembanti. Nel secondo c’è stata la reazione, abbiamo avuto il rigore e altre occasioni. Poi abbiamo preso un gol evitabile. Anche il primo. Non è accettabile da una rimessa laterale. Da dove si riparte? Dal lavoro che stiamo facendo. Ma, soprattutto, si riparte prima dagli uomini che dai calciatori. Ci vuole qualcosa di più. Ci vogliono gli attributi. Deve cambiare qualcosa nell’atteggiamento. E’ il momento di svoltare a livello mentale. Una squadra matura non può permettersi di prendere gol così. Sono giocatori fatti e finiti. Nessuno li aspetta. Lo devono capire”. L’intento è chiaramente quello di dare una scossa. Ma l’effetto fa venire i brividi. E non certo per il freddo. Perché quando si arriva alla mozione valoriale, vuol proprio dire che il fondo del barile tecnico è stato abbondantemente raschiato.

Too little too late

Prima frazione orribile (nulla di meno), ripresa accettabile (nulla di più). Il saldo produce il 2-1 finale. Passivo che poteva essere evitato ma che (conviene ammetterlo), è comunque congruo rispetto a quanto visto negli interi 90’. Con (stando alle statistiche di Sky Sport), zero tiri biancoblu nella prima metà e 6 (2 nello specchio) nella seconda (11 quelli totali dei veneti di cui 5 in porta). Sì, ma il Bolzoni Ball? Diciamo che qualcosa di nuovo si è visto. A partire dal sistema di gioco. Un 3-4-1-2 con Schirò in pressione (vana) nel primo tempo e con qualche buona incursione (a partire dal rigore procurato), nel secondo. Il successivo ingresso di Citterio ha portato spesso l’ex Como alla conclusione (aspetto positivo), senza però la necessaria precisione (risvolto molto negativo). Ma la vera zavorra è rappresentata dalla scarsa vena di Schiavone e dalle ripetute nequizie difensive. Frutto di errori individuali, mancate letture e sfarinamento del reparto. Occorrerà lavorare in profondità. Sempre che il materiale tecnico a disposizione consenta la svolta richiesta. Sabato si chiude l’andata (e il 2025) con il Renate allo “Speroni” (ore 17.30). Poi ci sarà la sosta. Peccato che la Pro Patria sia già ferma da un po’.            

Giovanni Castiglioni 
(Intervista a cura Comunicazione Aurora Pro Patria 1919)
(foto Filippo Kultgeneration D’Angelo)

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