Settore giovanile tra Cimiano, Milan e Monza, poi tre stagioni e mezzo al Club Milano, dove ha messo a segno le sue prime reti nel calcio dei grandi, il passaggio alla Solbiatese nel mercato invernale della passata stagione, con tanto di gol all’esordio al “Fortunati” di Pavia, e infine, l’estate scorsa, la scelta di Saronno. Con i suoi 191 centimetri di altezza, Stefano Locati sa bene come sfruttare la sua fisicità nell’area di rigore. Ne sono una prova i dieci gol messi a segno, per ora, in questa stagione, eguagliando la cifra del compagno di squadra e di reparto Giacomo Mammetti.

Se a livello collettivo le ambizioni degli Amaretti erano state necessariamente ridimensionate diversi mesi fa, sotto l’aspetto personale non sono di certo mancate le soddisfazioni per l’attaccante classe 2002, che domenica, nel pareggio per 3-3 con il Cinisello, ha anche realizzato la sua prima doppietta in campionato.

In un certo senso, la stagione per voi è finita da tempo. Eppure domenica, andati per due volte in svantaggio, avete reagito in modo importante, credendoci fino allo scadere. È anche questo il bello del calcio e in generale dello sport: avere una motivazione anche quando apparentemente potrebbe mancare?
“Esatto, in settimana abbiamo toccato l’argomento anche con il mister. Diciamo che ci troviamo in un momento dell’anno in cui trovare stimoli non è facile, ma dobbiamo comunque dare il meglio di noi stessi e scendere in campo con un obiettivo. Non so di preciso quali stimoli possano avere i miei compagni; a livello personale, sin da inizio stagione, il mio è sempre stato quello di superarmi in termini di gol. Ora che finalmente ci sono riuscito, in queste ultime partite il mio nuovo obiettivo sarà cercare di migliorarmi ancora di più”.

I primi 10 gol stagionali non si scordano mai. Al di là dell’andamento collettivo, quanto significa per te quest’annata?
“Significa molto, anche perché sono contento di averla vissuta con questi compagni. Dall’esterno magari non si direbbe, visto che circolavano voci secondo cui il problema del Saronno fosse il gruppo. Io, invece, posso dire che mi sono sempre trovato benissimo, quindi festeggiare insieme questo mio piccolo traguardo è stato ancora più bello”.

Un altro aspetto può essere il fatto di aver trovato quella continuità che forse era mancata prima?
“Certo. Quest’anno non ho ancora saltato una partita: da titolare o entrando dalla panchina, ho giocato in tutte e trenta le giornate. Oltre alla continuità, non è mancata neanche la fiducia, sia da parte dei mister che abbiamo avuto, sia – per fortuna – da parte dei compagni”.

Dal punto di vista collettivo, cosa salvi e cosa invece preferisci archiviare di questa stagione?
“Sicuramente quello che non mi piaciuto è non aver centrato il nostro obiettivo iniziale, che era di arrivare perlomeno ai playoff. Essendo una squadra con almeno undici titolari più altri giocatori della panchina di alto livello, trovarci esclusi dalla corsa alle prime posizioni è stato a maggior ragione il nostro rammarico generale, e anche il mio personale. D’altro lato, l’aspetto positivo è stato proprio il fatto di aver trovato un bel gruppo e soprattutto di aver imparato molto. Dopo i cinque mesi alla Solbiatese dell’anno scorso, questa è stata la prima stagione in cui mi sono trovato in una realtà con tanti giocatori over, ognuno dei quali mi ha insegnato qualcosa di nuovo”.

Tra i compagni di questa stagione o anche del passato, ce n’è qualcuno che più di tutti è stato particolarmente importante per la tua crescita, sia personale che sportiva?
“In effetti qualcuno di importante c’è, anche per un fatto extra calcistico: Jordan Pedrocchi, con cui condivido le giornate non solo al campo ma anche al lavoro”.

Nella tua precedente esperienza al Club Milano eri invece inserito in un contesto molto giovane. Cosa ti ha lasciato quella fase del tuo percorso?
“All’epoca, essendo la mia prima esperienza in una Prima Squadra, non davo molto peso al fattore dell’età. La forza del gruppo, più che del singolo, ha fatto la differenza e ci sono sempre state figure di riferimento che con la loro esperienza ci hanno permesso di migliorare. Noi attaccanti, ad esempio, avevamo mister Michele Scavo, fratello dell’allenatore, che personalmente mi ha aiutato molto. È vero che in campo mancavano gli over, ma quello che non è mai mancato sono i consigli, da parte sua e anche dello stesso mister Giuseppe Scavo”.

Torniamo al presente: Meda, Legnano, Sedriano saranno gli ultimi tre avversari, che lottano tutti per la salvezza. Come vi preparerete a questo finale di stagione?
“Come dicevo prima, ci daremo sicuramente degli obiettivi, perché giocare senza non è stimolante. Il più importante sarà provare a vincere. Di una stagione si ricorda di più quello che succede alla fine piuttosto che all’inizio, perciò cercheremo di concluderla nel miglior modo possibile”.

E ora la nostra schedina. 1, X o 2 per Base 96 Seveso-Vergiatese? (domenica, ore 15:00)
“2, la Vergiatese è in un ottimo periodo di forma”.
Cinisello-Robbio Libertas? (domenica, ore 15:30)
“1, li ho visti molto convinti contro di noi”.
Ispra-Pavia? (domenica, ore 15:30)
“2”.
Legnano-Rhodense? (domenica, ore 15:30)
“2, la Rhodense vorrà provare a riprendersi”.
Lentatese-Solbiatese? (domenica, ore 15:30)
“2”.
Mariano-Ardor Lazzate? (domenica, ore 15:30)
“Questa è bella… X”.
Meda-Saronno? (domenica, ore 20:30)
“Devo dirla per forza? (ride, ndr)“.
Sedriano-Caronnese? (domenica, ore 15:30)
“2”.
Sestese-Casteggio? (domenica, ore 15:30)
“X”.

Silvia Alabardi
(Foto di Letizia e Andrea Elli)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui