
Da specialista a giocatore totale. Questo è il passo che sta compiendo in particolare in quest’ultima parte di stagione Davide Alviti. L’ala di Alatri, arrivata a Varese l’anno scorso con l’etichetta di tiratore specialista da tre punti, sta compiendo uno step importantissimo per la sua carriera.
Giunto ormai all’età della maturità professionistica (30 anni da compiere il prossimo 5 novembre), Alviti sta assumendo una dimensione totale in campo, risultando decisivo non solo in quella che è la specialità della casa, ossia la capacità di colpire da oltre l’arco, quanto in tante altre situazioni di gioco che, a conti fatti, spesso valgono molto di più che la percentuale da oltre l’area dei 6,75 metri.
Una crescita evidente che va oltre i nomi, comunque molto positivi per un giocatore che viaggia a 10.7 punti, 4.5 rimbalzi e 2 assist di media a partita. Dati che, nel solo mese di aprile, certificano una vera e propria esplosione a livello di totalità di gioco, con il dato dei punti che si alza da 10.7 a 13, quello dei rimbalzi da 4.5 a 7,2 e quello degli assist da 2.1 a 2.7. AL di là di questo, però, è la presenza in campo che ne definisce la crescita: un giocatore capace di risultare impattante nella doppia fase di gioco per struttura fisica e presenza sotto le plance soprattutto in difesa come mai aveva fatto prima finora e in attacco meno spettacolare e accentratore (o sarebbe meglio dire accentrato) e più cecchino, in grado di sfruttare al meglio tutte le occasioni che gli si presentano, allargando anche il suo bagaglio tecnico, come la riscoperta dell’attacco al ferro, nel quale ha dimostrato più volte di essere efficace. A questo si aggiunga la continuità di prestazioni, da sempre vero tallone d’Achille di Alviti in carriera e che invece si sta materializzando ai piedi del Sacro Monte.
Una crescita in campo che si riflette poi anche nello spogliatoio in qualità di leader per i compagni e punto di riferimento per lo stesso coach Kastritis che con “Dado” ha stretto un rapporto professionale e personale molto stretto che lo porta a sfruttare il numero 2 in maglia biancorossa come una sorta di vero e proprio tramite in campo per indicazioni e soluzioni di gioco al resto del roster.
Un’evoluzione che, stante anche la crescita dei risultati della Pallacanestro Varese, non può fare altro che alzare il valore di mercato e sul mercato per un giocatore italiano che non andrà al College quest’estate (uno dei pochi) in grado d’impattare in maniera decisiva. Motivi per i quali Varese farà di tutto per convincerlo a restare, benché Alviti abbia cambiato da poco procuratore (il che solitamente coincide con una volontà di provare a cambiare squadra), sperando di mettere sul piatto sia la partecipazione ai prossimi playoff che soprattutto quella ad una competizione europea (più preferibilmente benché molto complicata, la BCL rispetto alla FIBA Europe Cup) e magari anche un ruolo di capitano che, con l’eventuale addio di Librizzi, andrebbe senza indugi sulle spalle di Alviti, acclamato sempre più dal popolo biancorosso per quella capacità di essere giocatore totale in campo che sta sviluppando nell’ultimo periodo e che rappresenta quel salto decisivo nella sua carriera che in Piazzale Gramsci si augurino possa continuare a essere tinta di biancorosso.
Alessandro Burin























