Con l’ingresso nel nuovo anno solare, la stagione della Eurotek Laica UYBA Volley Busto Arsizio entra nella sua fase più significativa. Il campionato ha già raccontato molto, forse più di quanto dicano i numeri, e chiede ora alla squadra di trasformare le sensazioni in certezze. Il percorso delle Farfalle fino a questo punto è stato tutt’altro che lineare, segnato da prestazioni incoraggianti, passaggi a vuoto e da cambiamenti profondi che hanno inciso non solo sul campo, ma anche sull’identità del gruppo.

Dal punto di vista tecnico, la UYBA ha mostrato a più riprese di poter stare dentro le partite, anche contro avversarie più attrezzate. Le vittorie convincenti arrivate alla e-Work Arena e alcune trasferte ben interpretate hanno evidenziato una squadra capace di esprimere ritmo, aggressività e organizzazione. Allo stesso tempo, però, le sconfitte maturate nei momenti chiave dei set hanno lasciato la sensazione di un gruppo ancora fragile nella gestione della pressione, incapace di dare continuità alle proprie prestazioni. È qui che il campionato delle biancorosse ha spesso preso una piega ambigua: mai realmente in difficoltà, ma neppure abbastanza solido da compiere quel salto che separa una squadra competitiva da una squadra affidabile.

In questo quadro già complesso, due cambiamenti importanti influenzeranno il prosieguo della stagione. Il primo, avvenuto a fine ottobre, riguarda la società: il passaggio di testimone alla presidenza, con Andrea Saini chiamato a raccogliere l’eredità di Giuseppe Pirola, rappresenta un momento simbolico importante. Non una rottura, ma una transizione nel segno della continuità. Il secondo cambiamento, ancora più incisivo sul piano emotivo e soprattutto tecnico, è l’addio di Silke Van Avermaet. La sua uscita non è una semplice operazione di mercato: è la perdita di una figura che aveva assunto un ruolo centrale per Busto nello spogliatoio e in campo. Capitano, riferimento tecnico, presenza costante nei momenti di difficoltà, Van Avermaet incarnava una forma di sicurezza che andava oltre i punti segnati o i muri vincenti. La sua partenza lascia un vuoto che non può essere colmato immediatamente da un innesto, per quanto promettente, perché riguarda la leadership quotidiana, la gestione delle tensioni, la capacità di tenere insieme la squadra nei passaggi più complicati delle partite.

L’arrivo di Carter Booth e la ridefinizione delle gerarchie, con Valeria Battista chiamata a indossare la fascia di capitana in campo, rappresentano una risposta concreta della società, ma anche una scommessa. Il talento e il potenziale non mancano, tuttavia il vero nodo sarà capire quanto rapidamente la UYBA riuscirà a ricostruire un equilibrio interno, ridefinendo responsabilità e riferimenti emotivi. In un campionato come la Serie A1, dove i set si decidono spesso su pochi palloni, la presenza o l’assenza di una leadership pesa quanto un fondamentale tecnico.

È proprio qui che si gioca gran parte del futuro immediato della stagione. La sensazione è che la UYBA abbia ancora margini importanti di crescita, ma che questi passino necessariamente da una maturazione mentale e identitaria. Il nuovo anno non chiede rivoluzioni, bensì chiarezza: capire chi è questa squadra, come vuole stare in campo e chi deve prendersi il peso dei momenti decisivi.

Il girone di ritorno e le fasi successive diranno se le Farfalle sapranno trasformare le difficoltà vissute finora in esperienza e se il gruppo riuscirà a trovare nuovi equilibri senza smarrire competitività. La classifica resta lì, a metà strada tra ambizione e prudenza, ma il vero banco di prova sarà la capacità della UYBA di diventare una squadra riconoscibile, continua, capace di reggere l’urto delle partite che contano. Il 2026, per Busto Arsizio, non è solo un cambio di calendario. È un punto di passaggio, forse decisivo, per dare un senso compiuto a una stagione che finora ha raccontato potenzialità evidenti e fragilità altrettanto chiare.

Matteo Carcano

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