STAND UP IF YOU LOVE THE DARTS!!!”. Basta fare un giro casuale sui social nel periodo tra dicembre e gennaio per essere letteralmente bombardati dalla Darts-Mania ed entrare a contatto con il magico mondo delle freccette. Con la trasmissione integrale di Dazn dei Mondiali, le voci di Giordano Reale, Giorgio Basile e Dario Mastroianni hanno emozionato migliaia e migliaia di spettatori contribuendo a rendere popolare anche in Italia uno sport (perché di sport si tratta) che, proprio grazie all’ampia risonanza mediatica, sta acquisendo sempre più appeal in tutta Europa (pur restando fortemente ancorato alla matrice della Gran Bretagna).

È difficile, per chi ne è estraneo, capire la fascinazione per personaggi (il più delle volte bizzarri) che scagliano i dardi verso un bersaglio con precisione millimetrica mentre alle loro spalle una platea scatenata si lascia andare ad esultanze come per un gol in finale di Champions League. È la magia di Alexandra Palace (a Londra, sede dei Mondiali), un’emozione che chiunque dovrebbe vivere sulla propria pelle per capire la portata di quello che è diventato un autentico fenomeno contemporaneo in grado di attrarre sempre più pubblico, sponsor e consensi.

Perché? Perché scavando oltre la superficie cartoonesca di facciata, si scoprono le dinamiche di una vera e propria disciplina sportiva tremendamente difficile che richiede talento, allenamento, disciplina e mentalità di ferro. Vedere e provare per credere: una volta catturati dal turbinio di emozioni delle freccette è difficile staccarsene. Ovviamente il Mondiale rappresenta il climax della stagione, ma l’auspicio degli amanti di questo sport è che la sua popolarità possa rimanere il più possibile costante durante tutto l’anno.

I primi passi in questa direzione si stanno muovendo anche in Italia, territorio in cui la cultura delle freccette è tremendamente arretrata. E c’è chi, pur avendola scoperta da relativamente poco, sta lavorando proprio per rafforzare il movimento tricolore e diffondere sempre più la passione per le darts. È il caso di Lorenzo Delfino, presidente del Dart Team Beta ASD di Buguggiate (definito da Giordano Reale in diretta DAZN come il club più organizzato della Lombardia). Avvicinatosi appena due anni fa alle freccette, Delfino è il classico esempio di chi, una volta trascinato a bordo, non può e non vuole più scendere: “Quello che ho amato fin dal principio di questo sport è la sua competitività, nel senso che si gioca tutti insieme, senza distinzione di genere ed età (nel campionato italiano uomini, donne e Under18 giocano insieme, ma hanno poi classifiche a parte, ndr); è un divertimento sociale che, oltre alla coordinazione fisica, richiede una componente mentale di livello assoluto. Serve concentrazione totale, perché parliamo di precisione millimetrica, e al tempo stesso è un gioco matematico, perché devi fare i giusti conti per definire la tua strategia e seguire un percorso piuttosto che un altro”.

L’amore per questo sport è stato immediato, ma com’è nata l’idea di formare una squadra?
“Di fatto la squadra esisteva. Appena ne sono entrato a far parte, poco dopo il trasferimento da Milano, la mia idea era quella di strutturarla in maniera più professionale per potenziarne i margini di crescita. Noi adesso siamo una ASD a tutti gli effetti, con la nostra Partita IVA e i nostri sponsor che ringrazio fin da subito perché è tramite loro che possiamo portare avanti così tante attività trasversali: BB Power Horse (centro ippico di Bodio Lomnago, ndr), Farmacia Bertoni (farmacia di Buguggiate, ndr), LMT (a Castronno, si occupa tra le altre cose di vendita e assistenza per prodotti Makita) e Natural Bradel (casa farmaceutica milanese che si occupa di integratori, ndr). La Lombardia è la terza forza sul territorio italiano, giocandosi con il Veneto il posto alle spalle del Friuli-Venezia Giulia: il nostro obiettivo è contribuire alla crescita regionale e nazionale”.

Come si sviluppa una stagione di freccette nel panorama italiano?
“Partecipiamo al campionato regionale: i migliori, sia nel singolo che a squadre, accedono alle finali nazionali. Ho constatato con piacere che il movimento lombardo è in crescita e la provincia di Varese è tra le realtà più numerose. Ovviamente, per i neofiti, noi al 99% giochiamo con le steel (punta in metallo, ndr), ma in Italia c’è anche un campionato soft (punte di plastica, ndr)”.

Che valore ha l’essere una ASD? E quanti tesserati avete?
“Ad ogni competizione non ci presentiamo come semplice gruppo di appassionati, ma come una vera e propria squadra tesserata FIGeST (Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali, ndr), nella quale è confluita la FIGF (Federazione Italiana Gioco Freccette, ndr) cui eravamo precedentemente tesserati, che è appena stata riconosciuta dalla World Darts Federation come unica Federazione in Italia, e all’interno del CONI, per quanto riguarda lo Steel Dart. Oltre a questo, la nostra struttura è funzionale per iniziare a giocare con stampo professionistico: io e Paolo Sanvito, il vicepresidente nonché capitano, siamo sia istruttori per le freccette steel che mental coach. Ad oggi abbiamo una trentina di atleti con noi, di tutte le età e di vari livelli”.

Avevamo parlato di attività trasversali: quali sono?
“Ovviamente stiamo promuovendo parecchie attività di sponsorizzazione per farci conoscere: la visibilità sta arrivando, ma chiaro che vorremmo già essere a ben altro livello. Con Varese Corsi abbiamo tenuto il nostro corso di avviamento che ha avuto un ottimo riscontro e, grazie a Insubria Moving abbiamo mosso i primi passi affinché i giovani si avvicinino agli sport minori. Oltre a questo, siamo presenti sul territorio: in tutte le varie feste tra Daverio, Buguggiate, Bodio e i vari comuni limitrofi partecipiamo con i nostri stand portando i bersagli per prove pratiche coinvolgendo i presenti. Il progetto per il 2026 è quello di entrare nelle scuole perché questo sport mette in moto il cervello visto che è fortemente legato alla matematica; il nostro target è orientato alle medie, la fascia d’età giusta per investire sugli Under18. Ultimo, ma non meno importante, grazie al contatto con l’HS Varese vorremmo contribuire allo sviluppo del Paradarts: in Italia qualcuno c’è, a Varese nessuno, e m’interessava valorizzare il gioco delle freccette anche per i portatori di handicap visto che non esistono limitazioni e possono competere contro i normodotati”.

La domanda più banale che possa esserci, a questo punto, è: come si inizia a giocare a freccette?
“Bussando alla porta di qualche squadra, come la nostra: è meglio interfacciarsi subito con qualche esperto per evitare di imparare male perché esiste proprio una tecnica e una meccanica di lancio per facilitare il tiro. Poi, se uno vuole iniziare con le soft in qualche bar o a casa per conto proprio va benissimo, ma il mio consiglio è quello di iniziare subito con i club: sul sito della Federazione ci sono tutti gli indirizzi, tra cui il nostro che, per l’appunto, prevede anche un corso di avviamento di sei lezioni per un totale di 18 ore. Giordano Reale, ad esempio, gioca al Dart Club Appaloosa di Cairate”.

Quanto ci vuole ad essere “competitivi”?
“Il grado di competitività è ovviamente soggettivo: diciamo che nel giro di un anno, allenandosi con costanza, si ottengono i primi risultati e a livello lombardo ci può essere un minimo di competitività. Io stesso, pur avendo iniziato due anni fa, me la cavicchio anche se sono scarso (ride, ndr)”.

Quando vedremo un italiano al Mondiale?
“Spero presto. A livello competitivo Michele Turetta ha avuto per due anni la Wild Card PDC e sta provando a riprendersela; l’augurio è che presto altri raggiungano questi standard. L’importante, ora più che mai, è riuscire a cavalcare il momento per sdoganare il concetto di “è un gioco da bar”. Gli ultimi Mondiali e tutto il movimento che le darts stanno creando dimostrano il contrario: certo, lo sport resta fortemente anglofono, ma in Belgio, Olanda, Germania e tanti altri paesi è in forte sviluppo. Dobbiamo esserci anche noi”.

Matteo Carraro

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