
Una festa che è di tutti. Anche quest’anno l’appuntamento più atteso per il Rugby Varese (perché da questo evento la società tra la maggior parte delle risorse per andare avanti, ma in realtà per tutta la Città Giardino) si è concluso con un bilancio decisamente positivo. A tracciare il resoconto è il presidente Giovanni Barbieri, soddisfatto sia della partecipazione sia dello spirito che ha caratterizzato l’intero fine settimana.
“È andata molto bene. Siamo stati fortunati anche con il meteo: venerdì e sabato abbiamo avuto due giornate splendide e questo ha sicuramente favorito la riuscita dell’evento. È stata una festa per tutti, dai più piccoli agli adulti, e abbiamo cercato di proporre iniziative capaci di coinvolgere ogni fascia d’età”.
Barbieri ripercorre quindi i momenti principali del programma: “Dal punto di vista musicale hanno suonato i ragazzi del contest di Varese, mentre sul fronte sportivo abbiamo organizzato l’Open Day del minirugby, rivolto ai bambini. Venerdì si è disputato il Memorial Paltani, appuntamento che organizziamo da anni per ricordare un ragazzo della nostra società scomparso prematuramente. Sabato, invece, è andato in scena il Torneo Seven Città di Varese, una manifestazione che sta crescendo sempre di più e che vogliamo continuare a valorizzare, sia nel circuito lombardo sia oltre i confini regionali. Domenica, infine, c’è stato il momento dedicato alle premiazioni della stagione, un appuntamento molto sentito all’interno della nostra famiglia del Rugby Varese”.
Per quanto riguarda i numeri, il presidente preferisce attendere i dati definitivi, ma il colpo d’occhio è stato significativo: “I conti economici li faremo nei prossimi giorni ma come presenze crediamo di aver superato le 4.000 persone a serata. C’è stata davvero tanta partecipazione e il bel tempo ci ha dato una mano. Abbiamo visto persone di tutte le età ma colpisce soprattutto la presenza di tantissimi giovani, ragazzi tra i 14 e i 17 anni. A Varese vengono organizzate molte iniziative durante l’estate, ma credo che la Festa del Rugby sia diventata la vera festa estiva della città, per dimensioni e capacità di coinvolgimento”.
Per Barbieri, però, il valore dell’evento va ben oltre l’aspetto ricreativo: “La nostra è anche un’iniziativa con una forte valenza sociale. Ogni anno l’età media della festa si abbassa e noi cerchiamo di coinvolgere sempre più ragazzi, offrendo loro un’occasione per stare insieme e staccarsi dai telefoni. Nella famiglia del Rugby Varese i giovani si avvicinano, rimangono e coinvolgono anche i loro genitori”.
Un ringraziamento particolare è riservato ai volontari, vera anima della manifestazione. “Abbiamo potuto contare sull’aiuto di circa 250 volontari, di tutte le età. È un aspetto bellissimo perché rappresenta perfettamente lo spirito della nostra festa. Sono persone straordinarie che ci danno una mano enorme: quando sai che ci sono loro puoi lavorare con serenità, perché sai di poter contare su persone affidabili”.
Il presidente sottolinea anche l’impegno della società sul fronte della sostenibilità: “Abbiamo confermato la scelta di organizzare una festa completamente plastic free. È una decisione che comporta costi maggiori, ma crediamo che ne valga assolutamente la pena. Tutto il materiale utilizzato è riciclabile: è un messaggio importante nel quale crediamo profondamente”.
Infine, un momento particolarmente toccante è stato dedicato al ricordo di tre figure che hanno lasciato un segno nella storia del Rugby Varese: “Domenica abbiamo voluto ricordare Mario Pellegrini, scomparso proprio il giorno prima dell’inizio della festa e figura iconica della nostra società. Abbiamo poi reso omaggio anche a Fabrizio Abbiati, per tutti “Bice”, venuto a mancare nel periodo pasquale, e a Gianfranco Ermolli, che aveva giocato a Varese, era stato allenatore federale e rappresentava una figura di riferimento per il nostro movimento. Noi vogliamo sempre ricordare chi ha costruito questo club, perché senza di loro oggi non saremmo qui. Tutti devono sapere da dove arriviamo: senza memoria storica non si costruisce il futuro”.
Alessandro Burin


























