Quante storie di grandi campioni sono partite da un campetto. Una palla, una canestro, il cemento ed il sogno di diventare qualcuno di davvero importante per la pallacanestro e magari per la squadra della propria città. A Varese, questo, vale ancora di più. Perché parliamo di una città che respira basket in ogni angolo; perché parliamo di un territorio che ha visto nascere, crescere e diventare grandi intere generazioni nel segno prima del gialloblu e poi del biancorosso, tifando quella squadra, la Pallacanestro Varese, che è un bene di tutti nella Città Giardino ma più in generale in tutta la provincia e in tutti i cuori di coloro che amano il biancorosso e ce lo hanno stampato sulla pelle.

Ed allora, agli albori di quella che si preannuncia la più entusiasmante (lo si spera) e certamente ambiziosa stagione degli ultimi anni per la società di Piazzale Gramsci che entra nel suo ormai 81esimo anno di vita, il lavoro che ha svolto Il Basket Siamo Noi, tenutario di quel filo lungo fatto di amore, appartenenza, passione ed impegno che unisce tutto il popolo biancorosso, ottiene ancora più valore.

La nuova vita che il trust (con la preziosa ed indispensabile collaborazione di NineInThePaint, che ha realizzato l’opera artistica, e di Edildomus per i lavori di ripristino e resinatura) ha dato al campetto esterno del Campus di via Pirandello è qualcosa che assume un valore ancora più importante di quello puramente visivo, che eppure è già tantissima roba.

Un concept chiarissimo, con i colori che raccontano l’anima di Varese: il rosa della città che si sveglia all’alba e vive di basket, l’azzurro dei suoi laghi e il verde della Città Giardino. Sul campo sono stati rappresentati lo skyline di Varese, i trofei conquistati, il logo del club e un ricordo dedicato a Paul Talamoni Associazione Paul’s Friends.

Un’opera che diventa patrimonio di un’intera collettività, soprattutto per tutti quei ragazzi che sognano, come raccontavamo all’inizio, di poter fare quei primi passi verso il loro sogno su un campo che in sé racchiude tantissima di quella speranza che con fatica, sudore e passione è divenuta realtà.

Così il 13 settembre, quando sarà inaugurato ufficialmente il campetto (per sostenere i costi di tutto questo lavoro è possibile sostenere il trust tramite le tante iniziative aperte, come l’asta per i pantaloncini del grande Aldo Ossola), diventa una data da segnare in rosso sul calendario di tutti coloro che amano questo club, per poter toccare con mano un bene materiale da salvaguardare, ora e in avanti, per renderlo sempre più teatro di quei sogni che molto volte, com’è stato per Meneghin, Vescovi, Librizzi, Assui, solo per citare qualcuno, che proprio da un campetto di Varese ha realizzato ciò che solo sperava in realtà.

Alessandro Burin

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