C’è un filo che collega lo stadio Ossola di Varese ai festeggiamenti di San Siro e poi all’Olimpico di Roma. Quel filo ha un nome: Giuseppe Marotta. Il presidente dell’Inter ha chiuso la stagione 2025-26 con il doblete, scudetto e Coppa Italia, mettendo a segno il traguardo più personale della sua carriera. Dieci scudetti da dirigente. Il primo da presidente. Un’impresa che nessuno prima di lui aveva mai realizzato nel calcio italiano.

Da Varese al vertice del calcio italiano

Tutto è cominciato qui, in una città che lo chiama ancora oggi con l’articolo davanti: “il Beppe”. Era il 1976 quando il giovane Marotta, appena diciannovenne, iniziò a lavorare nel settore giovanile del Varese Calcio. Non era un calciatore, era già un organizzatore, un osservatore di talenti, uno che capiva il calcio dalla parte dei bilanci e dei contratti prima ancora che del campo. Da responsabile del settore giovanile divenne direttore sportivo, costruendo una carriera dirigenziale che passò poi per il Monza, il Venezia, la Sampdoria e la Fiorentina prima di approdare nei club che lo avrebbero reso leggenda.

Sette scudetti bianconeri, poi la scommessa nerazzurra

Alla Juventus, dove arrivò nel 2010, Marotta costruì una delle dinastie più dominanti della Serie A moderna: sette scudetti consecutivi, quattro Coppe Italia, due finali di Champions League. Una stagione dopo l’altra, i campioni di quella squadra fra cui Pogba, Tevez, Dybala o Cristiano Ronaldo, rendevano ogni turno di campionato atteso da migliaia di appassionati, e lo dimostrano ancora oggi i migliori siti scommesse, con la Serie A che rimane saldamente la competizione più analizzata e seguita d’Italia.
Poi, nel dicembre 2018, la svolta per Marotta: l’approdo all’Inter come amministratore delegato, in un club reduce da un decennio lontano dai vertici. Tre anni dopo arrivò il diciannovesimo scudetto nerazzurro. Il ventesimo nel 2024, con la seconda stella. E adesso il ventunesimo, il decimo nella sua carriera personale, superando definitivamente Giampiero Boniperti nella classifica dei dirigenti più vincenti d’Italia. Ma non solo: perché questo è il primo scudetto da presidente per Marotta, insignito della carica nel maggio 2024 a seguito del cambio di proprietà interista, da Suning a Oaktree.

Il coraggio di puntare su Chivu

L’estate scorsa ha messo a dura prova anche i più fiduciosi. Simone Inzaghi era andato via, e Marotta aveva scelto Cristian Chivu: un allenatore con poca esperienza in Serie A, arrivato al Parma quasi come un esperimento e capace di salvarlo dalla retrocessione. Una scelta che in molti avevano giudicato azzardata. Una scelta che si è rivelata, invece, straordinariamente giusta.
Chivu ha vinto lo scudetto e poi la Coppa Italia – battendo la Lazio 2-0 all’Olimpico con un’autorete di Marusic e il sigillo di Lautaro Martinez – completando un doblete che mancava dai tempi del Triplete 2010.

Il primo da presidente, forse il più bello

Marotta ha alzato al cielo trofei in due delle squadre più importanti d’Italia. Ma nessuno aveva il peso specifico di questo. Da presidente, con la responsabilità dell’intera struttura sulle spalle, il tricolore ha un significato diverso. Lo ha detto lui stesso a fine stagione: È lo scudetto di Chivu, della squadra e del coraggio.
Una frase che la dice lunga su un uomo che ha costruito tutto sull’umiltà operativa, sul lavoro in silenzio, sul coraggio nelle scelte. Varese, quella vecchia combriccola attorno all’Ossola, brinda ancora al suo Beppe. E fa bene.

Redazione

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1 commento

  1. Si parla di Marotta, varesino di qua, varesino nel cuore, varesino su, varesino giù, ma, forse mi sbaglio, ha mai dato una mano al Varese. Non so, qualche giovane di belle speranze da mettere in rosa o un sostegno di altro genere. Non ricordo nulla di questo, per cui il sig. Marotta non mi pare sia stato anche solo in parte riconoscente verso il Varese.

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