Doppio traguardo per il Judo Club Castellanza, che celebra il conseguimento della cintura nera primo dan da parte di Franco Spagnolo (classe 1960) e Alessandro Melillo (classe 1975). I due atleti hanno superato l’esame federale a Gorle (Bergamo), sotto l’egida della FIJLKAM, confermando ancora una volta come il judo possa essere praticato e vissuto a qualsiasi età e in qualsiasi fase della vita.

Un risultato che premia un percorso lungo e impegnativo, costruito nel tempo tra lavoro, famiglia e allenamenti costanti, sotto la guida del tecnico Davide Chiesa che li ha seguiti nella preparazione. Il giorno dell’esame ha richiesto concentrazione e gestione della tensione, come accade in ogni prova federale, ma entrambi sono riusciti a portare a termine il proprio percorso con successo. L’esame ha previsto una valutazione completa delle abilità tecniche, dai kata (il Nage no kata in piedi e il Katame no kata a terra) fino alle tecniche di judo sia in piedi sia al suolo, comprese leve articolari e strangolamenti.

Un traguardo significativo per il Judo Club Castellanza, che valorizza non solo il percorso sportivo dei due atleti, ma anche la filosofia della società: il judo come disciplina di crescita personale, accessibile e formativa a ogni età.
Di seguito l’intervista integrale alle due nuove cinture nere primo dan:

Come e quando ti sei appassionato alle arti marziali e hai conosciuto il judo?

Franco: “Ho conosciuto il judo a 17 anni, quando a scuola avevo un compagno di classe che mi raccontava quanto fosse per lui una passione. Per curiosità ho voluto approfondire, andando ad assistere ai suoi incontri e agli allenamenti. Ricordo che a fine anni Settanta non esistevano strumenti elettronici per vedere il judo da vicino, quindi mi restava immaginazione e immedesimazione. La curiosità è diventata passione e da lì il passo è stato breve: mi sono iscritto a un corso. Ricordo ancora il primo giorno, fu un’emozione incredibile”.

Alessandro: “Negli anni ’80. In quel periodo era facile appassionarsi alle arti marziali: erano gli anni dei film di Bruce Lee, Chuck Norris, Van Damme, Rocky, Karate Kid… Anche io volevo impararle. Inoltre mio padre da ragazzo e, pochi anni prima, mio fratello avevano fatto judo, quindi sono stato ‘leggermente’ influenzato. Tanto che ancora oggi ne sono contagiato”.

Consiglieresti a una persona adulta di avvicinarsi al judo?

Franco: “Assolutamente sì. Il primo motivo per cui consiglierei il judo a un adulto di qualsiasi età è la possibilità di comprendere come questo sport non sia solo difesa personale, ma anche crescita del corpo e della mente. Aiuta a essere più consapevoli delle proprie capacità fisiche e a armonizzare i movimenti nella vita quotidiana. Penso che un judoka si riconosca anche da come cammina”.

Alessandro: “Io ho iniziato a fare judo a 11 anni e a 22 ho dovuto interrompere per motivi di lavoro. L’ho ripreso nel 2023 a 48 anni e posso dire che da adulto lo vivi in modo più consapevole. Riesci a comprenderne meglio la filosofia e a farla tua, cosa che da ragazzo è più difficile perché lo vedi con gli occhi della gioventù”.

Ti sei sentito in difficoltà in un gruppo composto principalmente da giovani?

Franco: “I giovani non devono mai essere motivo di difficoltà per un adulto, anzi aiutano a mantenere l’equilibrio mentale attraverso lo scambio reciproco. Oggi, a fine allenamento, ho ringraziato quei ragazzi che, senza confronti, mi hanno aiutato a crescere spiritualmente e fisicamente con il loro esempio, il loro sacrificio e la loro passione”.

Alessandro: “No. Il judo è educazione, quindi si è abituati sin dall’inizio a rispettare l’avversario. Non c’è mai stato disagio: il judo è proprio questo, imparare reciprocamente gli uni dagli altri”.

Cosa ti ha spinto a raggiungere la cintura nera?

Franco: “Raggiungere la cintura nera non è mai stato per me un traguardo fine a sé stesso, ma un percorso lento e graduale di crescita, esperienza e umiltà. È un cammino a cui ogni uomo o donna dovrebbe ambire. Il rispetto e l’educazione non hanno mai un punto di arrivo, ma sono una strada in continuo miglioramento”.

Alessandro: “Se non mi fossi spostato per lavoro non avrei mai interrotto il percorso. Per me fare judo è naturale: ho solo smesso di salire sul tatami per 25 anni, ma i principi li ho sempre applicati nella vita quotidiana e nel lavoro. Continuerò a praticarlo finché potrò… in fondo anche a 99 anni si può ancora imparare. Hajime!”

E oggi, come vi sentite?

Risposta congiunta: “Ora siamo più consapevoli delle nostre capacità fisiche e mentali, che ci spingono a iniziare un nuovo cammino più intenso insieme ai nostri compagni. Sul tatami non esistono più differenze di età: non esiste il concetto di più bravi o meno bravi, ma solo persone che imparano insieme, lezione dopo lezione, senza distinzione di età o cintura, ma con un unico colore: quello del rispetto”.

Redazione

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