Il nostro viaggio alla scoperta delle arti marziali ci riporta nuovamente a Gavirate, dove incontriamo lo Shifu Fabrizio Bardelli per un nuovo e affascinante approfondimento. In questa intervista il Maestro ci illustra il risvolto sportivo del Wing Chun (celebre branca del Kung Fu cinese), analizzandone i limiti e i valori educativi per i più giovani.

Spazio poi al tema centrale della difesa personale, con importanti riflessioni su come calibrare le tecniche, prevenire le situazioni di pericolo e agire nel rispetto della legge. Infine, uno sguardo alle origini storiche, filosofiche e religiose di questa disciplina, oltre a una panoramica sul panorama agonistico e sulla figura del leggendario Maestro Ip Man.

Shifu Bardelli, prevede un risvolto sportivo del Wing Chun?
“Sì, un po’ come in tutte le altre arti marziali, allo scopo di attirare maggiormente i giovani. Personalmente ne sono un po’ scettico, perché sono un marzialista tradizionalista: il regolamento sportivo del Wing Chun ne limita gran parte delle tecniche al fine di garantire, durante le gare, sia la salute sia l’incolumità degli atleti. Nel complesso, l’aspetto sportivo del Wing Chun ne rivendica i valori educativi e il clima delle gare, fattori che ritengo molto utili per i ragazzi, così come si è verificato a livello agonistico nel caso delle arti marziali giapponesi come ad esempio il Karate e il Judo”.

Il Wing Chun è finalizzato anche alla difesa personale?
“Sì, perché l’aspetto tradizionale di ogni arte marziale riguarda soprattutto la difesa personale in eventuali situazioni molto critiche; attualmente viviamo in una società in cui si verificano spesso episodi di criminalità, bullismo, cyberbullismo e anche di violenza fisica, verbale o psicologica”.

Al fine di difendersi, è possibile ponderare le tecniche del Wing Chun?
“Certo, perché la difesa personale deve essere sempre proporzionata al relativo genere di provocazione e aggressione. Un marzialista esperto dovrebbe essere in grado di calibrare le tecniche del Wing Chun senza rischiare di passare dalla parte del torto ed evitare gravi conseguenze sia per sé stesso sia per l’eventuale provocatore, soprattutto nei casi di aggressioni fisiche senza l’uso di armi, che potrebbero essere anche coltelli, bastoni, bottiglie di vetro o pistole”.

Occorre sempre tener conto della legge sull’eccesso di legittima difesa?
“Sì, in particolare del relativo articolo del codice penale a riguardo. Credo sia molto utile gestire le situazioni di reale pericolo dimostrando equilibrio; ritengo che tutti noi dovremmo imparare a percepire e a prevenire le possibili situazioni realmente critiche, evitando ad esempio di andare in giro la sera in determinati luoghi poco frequentati o di recarsi in contesti in cui si sono verificati con frequenza episodi negativi”.

Secondo lei, qual è la reazione più consona dinanzi a una grave minaccia gestuale?
“Credo sia quella verbale, ossia proprio quella di ammonire o biasimare a parole e con tranquillità l’eventuale provocatore, evitando assolutamente il possibile scontro fisico allo scopo di garantire l’incolumità di tutti. Dovremmo allontanarci da quel luogo di reale pericolo e far chiamare le forze dell’ordine, comunicando loro la posizione esatta per farle intervenire. Penso che la reazione fisica serva solo nei casi in cui, a causa di ipotetiche aggressioni fisiche, si rischi realmente la vita, ma solo ed esclusivamente come extrema ratio“.

Il Wing Chun si può considerare quindi come una difesa da strada?
“Sì, come tutte le altre arti marziali originarie del sud della Cina. Nel caso del Wing Chun, oltre alla leggenda in merito alla sua codificazione da parte di una monaca Shaolin, è fondamentale ricordare che è finalizzato al benessere psicofisico individuale. Inoltre, oltre all’originaria esigenza di difesa personale nel clima bellico dell’epoca, ha subito l’influenza delle religioni dell’Estremo Oriente, come il Buddhismo e il Taoismo, e delle filosofie cinesi, come il Confucianesimo”.

Si svolgono delle gare di forme nel Wing Chun?
“Sì, e anche gare di combattimento regolamentato, pur non essendoci una vera e propria federazione che attribuisca regole unificate a tutte le scuole. Qui in Italia, ad esempio, le realtà sia dell’insegnamento sia dell’agonismo nel Wing Chun sono molto frammentate”.

Oggi in Cina com’è concepito il Wing Chun?
“A Hong Kong attualmente vi è la Ip Man Ving Tsun Kung Fu Association, fondata proprio dal Maestro (o Shifu) Ip Man, mentore del celebre Bruce Lee, e rivolta a tutti i seguaci del Maestro e del Wing Chun. Molte scuole in Cina, così come qui in Italia, si fanno riconoscere proprio dalla Ip Man Ving Tsun Kung Fu Association di Hong Kong”.

Nabil Morcos

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