
Le premesse di inizio stagione erano sicuramente ben più ambiziose dei 28 punti con cui l’Ardor ha chiuso il Girone Z di Seconda Categoria, ma il verdetto dei playout ha permesso ai bustocchi di difendere la categoria (6-3 complessivo nei confronti dell’Azalee Gallarate) bilanciando con un retrogusto dolce l’amarezza del campionato.
Salvezza che è andata in qualche modo a chiudere un percorso costellato da mille difficoltà, permettendo a mister Riccardo Refraschini di tirare un bel sospiro di sollievo. Eppure, anche la sfida di ritorno, malgrado il rassicurante 4-0 dell’andata, è stata specchio fedele della stagione biancoazzurra visti i 65’ di inferno vissuti dal tecnico e dalla sua squadra: “All’intervallo eravamo di fatto sul baratro, poi abbiamo tirato il colpo di coda giusto per chiudere in tranquillità. Di per sé la settimana che ha condotto al match l’abbiamo vissuta bene e ho cercato di tenere alta la concentrazione del gruppo: eccezion fatta per il Cistellum, non avevamo mai perso con più di due gol di scarto e vanificare un 4-0 proprio all’ultima partita della stagione sarebbe stato paradossale”.
Eppure per oltre un tempo avete vissuto la sfida con ben più di un filo di preoccupazione.
“Pensavo di poter stare più tranquillo, lo ammetto. La premessa è che l’Azalee è una grande squadra; anzi, per valore assoluto ho visto squadre peggiori salvarsi, eppure come noi si sono ritrovati spalle al muro. Per quanto l’avessimo preparata bene, era naturale che loro aggredissero la sfida e hanno avuto la bravura di sbloccarla in fretta. Noi abbiamo segnato sul primo contropiede, ma proprio in quel momento abbiamo staccato la spina andando a prendere due gol prima dell’intervallo che mi hanno costretto a intervenire per sistemare un po’ le cose. Nella ripresa, infatti, le cose sono andate meglio e il gol di Inzaghi ha di fatto chiuso la partita dandoci molta più sicurezza: tra pali e parate avremmo senz’altro potuto pareggiarla, se non vincerla”.
Come anticipato, le premesse dell’Ardor erano altre. Cosa non ha funzionato nella vostra stagione?
“Per quello che abbiamo mostrato in campo credo sinceramente che avremmo meritato di salvarci molto prima, senza arrivare ai playout. Non mi piace aggrapparmi alla sfortuna, però è stata davvero una stagione partita storta fin dall’inizio. Penso subito alla Coppa Lombardia contro la Robur (che andrà a giocarsi il terzo turno playoff con Cistellum e Bosto, ndr): eravamo avanti 3-0 al 70’, proponendo un calcio di grandissimo livello, e l’abbiamo persa 3-4. È stata un po’ un’anticipazione della nostra annata. Ci sono state tantissime gare decise dagli episodi: pali, traverse, sconfitte di misura. Abbiamo sbagliato sette rigori su dieci e sei di questi erano in partite ancora aperte. È stata una stagione strana perché, anche contro squadre importanti, le prestazioni spesso ci sono state. A parte il Cistellum all’andata, ce la siamo sempre giocata con tutti. La squadra aveva valori tecnici e tattici importanti e lo ha dimostrato più volte; quello che probabilmente ci è mancato è stata la personalità. E lì mi prendo le mie responsabilità: forse non sono riuscito a trasmettere fino in fondo quella mentalità e quella malizia necessarie per affrontare certi momenti. Nel calcio non bastano tecnica e organizzazione, servono anche carattere, esperienza e cattiveria agonistica”.
Nella gara d’andata dei playout, invece, si è forse visto tutto ciò che nel corso della stagione è mancato.
“Il 4-0 dell’andata è stato il manifesto di quello che questa squadra avrebbe potuto esprimere durante tutta la stagione e che, troppo spesso, non siamo riusciti a tirare fuori. Quella partita ci ha mostrato per davvero il nostro potenziale. Una prestazione del genere era assolutamente nelle nostre corde: durante l’anno abbiamo ottenuto vittorie importanti contro Angerese, Mercallo e Torino Club, ce la siamo giocata alla pari con il Samarate sia all’andata sia al ritorno. Le prestazioni non sono mai mancate del tutto, ma non siamo riusciti a dare continuità. La gara d’andata dei playout è stata un po’ quello che mi aspettavo di vedere più spesso durante il campionato. Alla fine siamo riusciti a tirarlo fuori quando avevamo davvero l’acqua alla gola”.
Cosa resta dopo questa stagione?
“Purtroppo mi resta più rammarico che altro perché, lo ripeto, resto convinto che questa squadra avesse le potenzialità per fare molto di più. Pensavo a una salvezza tranquilla, magari anche a qualcosa in più: i complimenti ricevuti per il gioco espresso fanno piacere, ma nel calcio conta il risultato finale e il nostro dice che abbiamo chiuso terzultimi. L’anno scorso eravamo riusciti a salvarci quasi contro ogni aspettativa, anche le mie, mentre quest’anno credevo davvero di avere una squadra che potesse fare un campionato diverso. Per questo c’è dispiacere per non essere riusciti a esprimerci al cento per cento. Dall’altra parte, però, resta anche la soddisfazione di essermi tolto un peso enorme e di aver raggiunto l’obiettivo per il secondo anno consecutivo”.
Inevitabile guardare subito avanti: quale sarà il futuro di Riccardo Refraschini?
“Sono arrivato al capolinea. In questi due anni credo di aver dato davvero tutto quello che avevo all’Ardor, società cui sarà sempre grato perché mi ha permesso di iniziare questo percorso. Però oggi mi sento svuotato. Per raggiungere questi obiettivi ho dato il 110%, sia dal punto di vista fisico sia mentale: ho dedicato tantissimo tempo alla squadra e alla società, sacrificando inevitabilmente anche qualcosa a livello personale e familiare. Le mie ambizioni, però, si scontrano con una realtà diversa e non me la sento di affrontare un altro anno vivendo nuovamente una stagione di sofferenza per salvarsi. Io non sono uno che va in giro a sponsorizzarsi: non ho ricevuto chiamate e non ne farò. Se qualcuno avrà piacere di parlarmi, io sono qui e ascolto tutti volentieri; altrimenti resto tranquillo. Non ho il bisogno assoluto di allenare o di avere per forza un ruolo nel calcio: posso anche stare a godermi la famiglia. Quello all’Ardor non è un addio, e colgo l’occasione di citare Al Pacino in Ogni maledetta domenica: “Ci rivedremo quando le nuvole torneranno a casa”. In questo momento ho bisogno di ricaricare le batterie e ritrovare energie. Domenica ero veramente esausto”.
Matteo Carraro


























