Lo avevamo scritto in settimana ed è tutto documentabile a questo link: serviva di più dal trio Librizzi, Ikangi e Nikolic che nelle uscite della Pallacanestro Varese erano stati molto in ombra e così è stato.
Non è il voler essere profetici ma semplicemente il frutto di un’analisi oggettiva di una squadra che, in assenza al momento praticamente di quattro quinti del quintetto titolare pensato in estate (McDowell-White e Della Valle ai box, Roby ancora un corpo estraneo alla squadra ed al contesto di gioco e Kamagate in difficoltà fisica) ha il bisogno atavico di risorse in termini di punti, carattere, presenza fisica e atletica ed energia da parte delle proprie seconde linee e così è stato.

Il 110-103 con cui i biancorossi superano la BC Roma e si rilanciano soprattutto in termini mentali dopo le due sconfitte consecutive con Peristeri e Trento è frutto di quella sostanza e di quella dimensione di lotta, intensità e agonismo che sono caratteristiche principali dei tre giocatori citati. A questo, poi, ci si aggiungano come sempre la qualità e la sostanza, indispensabili per giocare a pallacanestro: si leggano allora i 28 punti con il 100% dal campo (escluso un tiro libero) di Stefan Nikolic, che si prende l'”MVP” di tutta Masnago al termine di una prova così pulita che nemmeno il miglior prodotto per pulire la casa avrebbe saputo fornire; si leggano i 12 punti e 5 rimbalzi di Matteo Librizzi; si leggano ii 10 punti di Iris Ikangi che segna più di quanto non avesse fatto finora in stagione e difende come un vero e proprio mastino (rimanendo in tema di varesinità, anche se sponda hockey) su Mannion, limitandone la verve.

Prestazioni che elevano il collettivo generale di una Varese che trova allora il modo di dar respiro e quindi maggiore efficacia poi a chi in questo momento tira la carretta ossia Duke Jr, Hale, Alviti, i quali possono alleggerirsi di responsabilità e riuscire ad arrivare con notevole ossigeno ancora in corpo al 45esimo di una partita infinita durata oltre due ore e venti minuti ma giocata sempre, proprio in virtù di maggiori risorse da parte di tutto il gruppo, fino alla fine con grande attenzione e durezza mentale, fisica e atletica.

Così non si riaccende solo lo spirito di una squadra che si scopre finalmente lunga e profonda come voleva essere fin dal principio di questa stagione; non si fa tirare un’enorme boccata d’ossigeno a coach Kastritis, ma si riaccende tutta Masnago che in prove come queste, fatte di valore, di orgoglio, di sudore e fatica ritrova il proprio essere e lo spinge in maniera commovente fino alla vittoria.

Non è tutto oro quello che luccica, sia chiaro, perché tante sono ancora le cose da migliorare: dalle 21 palle perse ai soliti up& down figli di una condizione generale, per quanto migliorata, non ancora eccezionale con le due prestazioni di Roby e Kamagate che, come dicevamo all’inizio, accendono più di un campanello d’allarme per una squadra chiamata a giocare ogni tre giorni ancora per qualche settimana a ranghi incompleti e che andando a questi ritmi, intesi come lunghezza ed intensità delle partite rischia davvero di arrivare sfinita alla pausa di fine novembre ma che scopre, finalmente, il valore delle seconde linee da confermare assolutamente martedì a Bamberga, quando vincere diventerà imperativo per non rischiare di mettere un piede e mezzo fuori dalla Basketball Champions League, vedendo sfumare così il primo obiettivo stagionale, il che riaccenderebbe tutti i fuochi sopiti dalla vittoria con Roma che ha riacceso l’animo e lo spirito della Pallacanestro Varese e della sua gente, almeno per una notte.

Alessandro Burin

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