Quattro stagioni in prima linea nella dirigenza del Codogno. Quattro stagioni contraddistinte da una montagna russa di emozioni, tra la dirompente vittoria del campionato di Promozione e il protagonismo assoluto in Eccellenza, lottando per ben due volte per l’ascesa in Serie D. Se l’anno scorso il cammino playoff si era interrotto al primo turno, quest’anno i ragazzi di mister Tassi si sono qualificati alla finale del girone con il pareggio in rimonta con la Baranzatese, uscendo poi per mano del Calvairate in una partita conclusa a reti inviolate.

Tante le soddisfazioni e tanto l’orgoglio per l’intera piazza. Ma è risaputo che anche le storie più belle possano giungere al termine. E così, una manciata di giorni fa, si sono separate le strade tra il club biancoazzurro e il direttore sportivo Giampaolo Calzi, pronto a rimettersi all’opera nel nostro territorio con lo stesso modus operandi che ha reso possibile i successi lodigiani.

In un girone competitivo come il vostro, dove le prime sei squadre si sono posizionate nel giro di 6 punti, raggiungere i playoff non era per niente scontato. Che stagione è stata?
“Parto dalla finale di Calvairate, dove siamo stati fermati da un palo e un rigore parato. Uscire ci ha sicuramente lasciato tanta amarezza, proprio per il percorso bellissimo che abbiamo fatto per arrivare fino a lì. A fine girone di andata eravamo primi con tre punti di vantaggio sulla Tritium, poi abbiamo avuto un calo, tutto sommato fisiologico, e nonostante questo abbiamo chiuso con 65 punti, perdendo solo cinque partite in un anno e inanellando undici risultati utili consecutivi da febbraio a fine campionato. Il tutto, in un girone molto equilibrato dove la prima squadra rimasta esclusa dai playoff ha totalizzato 63 punti. Siamo molto soddisfatti”.

Considerando che due anni fa vincevate il campionato di Promozione, sfiorare il doppio salto di categoria in così poco tempo è di per sé qualcosa di straordinario…
“Assolutamente. Gli ultimi tre anni sono stati molto gratificanti e non saremmo arrivati a fare quello che abbiamo fatto senza il duro lavoro e la programmazione che hanno sempre indirizzato il nostro operato. A questo proposito, ci tengo a ringraziare la società che ha creduto in me e mi ha dato la possibilità di operare a 360 gradi sul mercato per scegliere gli elementi più adatti ai nostri obiettivi; prima vincere la Promozione, poi puntare in alto in Eccellenza, raggiungendo un quinto e un terzo posto che sono stati risultati storici a Codogno. Un ringraziamento doveroso va anche a mister Maurizio Tassi, che insieme a me ha costruito un triennio vincente”.

Dopo un cammino del genere, come hai maturato questa decisione?
“È stata una decisione che ho preso per motivi familiari. Qualche mese fa è venuta a mancare mia madre e questa perdita così importante mi ha destabilizzato non solo a livello emotivo ma anche organizzativo. Lei si è sempre data un gran daffare per me e la mia famiglia, quindi ci siamo dovuti riorganizzare sotto molti aspetti. Avendo tre figli, non è stato facile e così ho voluto prendermi del tempo per riprogrammare la nostra routine. Per come la vedo io, il lavoro del direttore sportivo può essere fatto solo al 100%, perché anche il 90% non sarebbe abbastanza, per cui sono convinto di aver fatto la scelta giusta”.

Cosa ti ha dato Codogno e cosa tu hai dato a loro?
“Oltre a essere la società dove sono stato negli ultimi quattro anni, Codogno mi ha permesso di operare in autonomia secondo la mia programmazione. In questo devo dire che ho avuto la fortuna di lavorare con un presidente che non è stato mai invadente; al contrario, mi ha sempre supportato, cosa che nel calcio e soprattutto nei dilettanti è abbastanza impensabile. Oltre all’aspetto tecnico, infrastrutturale e di costruzione della rosa, mi hanno fatto entrare in una grande famiglia, e anche questo è stato importante. Quello che ho dato sono stati i risultati degli ultimi tre anni; fermo restando che, con una società così forte e ambiziosa alle spalle, ero obiettivamente nelle condizioni ottimali per lavorare con la massima professionalità. Personalmente credo di aver lasciato un’impronta molto decisa e di essere riuscito a far capire alla società che con le idee giuste si può sviluppare qualcosa di straordinario, a cui abbiamo lavorato tutti insieme”.

Parliamo degli spareggi nazionali, dove la Solbiatese è in lizza per un posto in Serie D. Da varesotto, oltre che da ds, starai seguendo con molto interesse…
“Innanzitutto sono molto felice per loro. Con l’affetto che mi lega a Carmine (Gorrasi, ndr), al mister e a tutto l’ambiente, gli auguro di arrivare il più lontano possibile perché se lo meritano. Solbiate è la prova che il lavoro e la programmazione ripagano sempre: negli ultimi anni hanno fatto qualcosa di importante e la piazza ha bisogno di questo step per provare a tornare nei professionisti dopo tantissimo tempo”.

Ora che sei sul mercato, bolle già qualcosa in pentola? E quanto sarà importante il tuo credo nelle valutazioni per un nuovo incarico?
“Ad oggi, a dire il vero, non ho ricevuto un reale interessamento. Ho fatto un paio di chiacchierate, ma tali sono rimaste e tra le mani non ho niente di concreto che possa convincermi a ripartire; anche perché, sono sincero, non andrei ovunque ma solo dove si possa programmare e realizzare qualcosa di strutturato, e di realtà di questo tipo non ce ne sono molte in giro. Se non dovessi trovare la soluzione giusta, potrei anche stare fermo; ho giocato per vent’anni e so benissimo come va il calcio. Io penso che il ruolo del direttore sportivo sia molto importante per portare equilibrio in una società e soprattutto per svolgere tutte quelle attività quotidiane che consentono la gestione di giocatori e staff. D’altro lato, sono convinto che questa figura nei prossimi anni verrà sempre più ridimensionata, perché ormai ci sono tanti presidenti che pensano di essere anche direttori sportivi. Detto ciò, volevo ringraziare tutte quelle persone che in queste settimane mi hanno scritto o chiamato per mandarmi un saluto e dirmi che erano dispiaciute per la mia partenza da Codogno. Alcune non le conoscevo personalmente e questo gesto da parte loro significa che il mio lavoro è stato apprezzato. Allo stesso tempo, ringrazio anche chi mi ha chiamato per proporsi al mio posto: era la cosa più squallida che potessero fare, ma l’hanno fatta lo stesso, e questo fa capire – purtroppo – che valori ci sono nel calcio”.

Al di là della tua prossima destinazione da ds, cosa ti riserva il tuo immediato futuro nel calcio?
“Per la prossima stagione voglio aprire una Scuola Calcio con regolare iscrizione alla FIGC. Sarà radicata nel mio territorio, tra le aree di Vergiate, Casale Litta e Mornago, e dedicata prevalentemente alle categorie dell’Attività di Base per arrivare quasi ad affacciarsi sull’Attività Agonistica. I principi su cui sarà improntata sono molto chiari: persone qualificate, valori solidi e un’organizzazione precisa. È un progetto che ho in mente già da un paio di anni e penso che questo sia il momento giusto per metterlo in pratica”.

Silvia Alabardi

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