Tocca imbrattare carta per necessità di bottega, pur sapendo onestamente poco di una vicenda che ormai strizza l’occhio alla farsa, premessa necessaria per trasparenza dovuta a chi legge. Mettiamo un paio di punti fermi (gli unici): lo scorso venerdì 10 luglio la Pro Patria è stata iscritta alla prossima Serie D. Allineamento onorato nel contesto dell’attuale composizione societaria: Giancarlo Travagin al 51% (secondo pacchetto rilevato da Patrizia Testa), e Finnat Fiduciaria al residuo 49. E qui finiscono le certezze. Perché attraverso la mediazione del Sindaco Emanuele Antonelli, Luca Bassi ed il socio di maggioranza avrebbero trovato (ma questa è solo una supposizione più o meno logica), un punto di caduta per liquidare il verbanese e cedere le di lui quote alla stessa minoranza o ad un terzo soggetto disponibile a condividere con Finnat la gestione del club.

Le firme del manager bustocco e dell’Avvocato Rosanna Zema in calce al comunicato ufficiale post iscrizione apparivano così come una chiara assunzione di responsabilità che a distanza di una settimana non ha però trovato compimento in un appuntamento dal notaio a trasferimento quote. Meglio fermarsi qui. Salvo non addentrarsi in un terreno sconosciuto. Perché ad una quarantina di giorni dall’inizio ufficiale della stagione (Coppa Italia domenica 23 agosto, Campionato domenica 6 settembre), la Pro Patria non ha ancora una struttura societaria (salvo ognuno, quella definitiva, s’intende), e, per osmosi (va da sé), neppure una squadra. Ad eccezione del DS Giovanni Giovanditti la cui nomina è stata peraltro eccepita da Travagin. Insomma, la svolta può attendere. Vedremo fino a quando.

Giovanni Castiglioni            

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