
Una nuova (vecchia) sfida all’orizzonte per Paolo Vanoli. Il tecnico classe ’72 nato all’ombra del Sacro Monte riparte da Firenze, chiamato a ripetere la missione compiuta già nella passata stagione, quando (con modalità e tempistiche differenti) era subentrato a Stefano Pioli ereditando una Fiorentina all’ultimo posto con appena quattro punti dopo dieci turni e trascinandola a una salvezza conquistata con due giornate d’anticipo.
Impresa che non era bastata a garantirsi la conferma, ma che è servita per guadagnarsi un’altra chance: questa volta il sostituto è Fabio Grosso che ha pagato a caro prezzo le prime tre sconfitte in altrettante partite. La società, che in estate ha investito notevolmente per rivoluzionare la rosa, ha preferito optare per una decisione radicale immediata scegliendo “l’usato sicuro Vanoli” nella speranza che, avendo più tempo a disposizione, si possa ancora raddrizzare una stagione ambiziosa.
Per l’allenatore varesino, cresciuto nelle giovanili del Varese prima che l’intuito di Riccardo Sogliano e la guida di Peo Maroso a Venezia gli aprissero le porte del grande calcio, si tratta dell’ennesimo cerchio che si chiude: a Firenze Vanoli ha già scritto pagine importanti da calciatore (vincendo la Coppa Italia 2000-01), per poi costruirsi una solida reputazione in panchina tra le giovanili azzurre, lo staff di Antonio Conte (al Chelsea, nella foto in alto) e le tappe alla guida di Spartak Mosca, Venezia e Torino. Ora per Vanoli si riaprono i cancelli del Franchi: stessa missione, stesso spirito di dedizione e lavoro che da sempre ne contraddistingue il percorso.
Redazione
Foto d’archivio



























