
Tra un passato che lascia ricordi indelebili ed un presente che si sta strutturando in maniera netta e definita. Marco Passera vive giorni con il cuore diviso tra quello che è il pensiero rivolto a Brescia, società con cui vinse il campionato di A2 una decina di anni fa, permettendo così alla Germani di tornare sulla massima scena nazionale e la sua Gazzada, che sta definendo il mercato in vista del prossimo campionato di Serie B Interregionale.
Proprio in quest’ottica, le ultime due prese importanti del club gialloblu vanno a definire l’asse play-pivot, con gli arrivi in maglia Coelsanus di Tapparo in cabina di regia e Barbotti sotto le plance. A spiegarci meglio però il quadro della squadra è proprio Passera, partendo da un pensiero doveroso verso quella Brescia che sente ancora sua.
Negli ultimi giorni si è realizzato il passaggio del titolo sportivo da Brescia a Roma. Che effetto le ha fatto?
“Sicuramente è stato un brutto epilogo, a maggior ragione perché arrivato nei giorni della ricorrenza del decimo anniversario dalla vittoria del campionato di A2. Una volta arrivata in A Brescia si è confermata una delle piazze più importanti del basket italiano e sapere che adesso è finito tutto è una cosa brutta per tifosi, appassionati e chi si era innamorato di una squadra che veramente era sentita come un orgoglio ed un vanto per la città. Ora chi c’è lì si sta rimboccando le maniche, farà di tutto per ripartire e sono sicuro saranno capaci ancora di fare grandi cose perché il popolo bresciano è così, quando c’è da rimboccarsi le maniche lo fa sempre bene”,.
Dal suo passato al presente che dice Gazzada: partiamo dall’addio di Maruca, come avete vissuto la cosa?
“Intanto da allenatore mi dispiace ma per lui sono contento. Da ex giocatore gli ho sempre detto che se avesse trovato un contesto di B1 sarebbe dovuto andare. E’ chiaro che l’attesa per lui ci ha condizionato nel mercato, perché tante mosse dipendevano inevitabilmente da lui. Abbiamo atteso fino a quando abbiamo avuto la sua risposta definitiva, ci siamo mossi di conseguenza e penso che abbiamo allestito una squadra competitiva, centrando gli obiettivi prefissati”.
Tra questi sicuramente la coppia Romanò-Airaghi come ali forti, niente male…
“Loro sono una coppia che ho cercato, ho voluto e che secondo me può essere molto duttile. Avremo un 5 di peso e loro due attorno e quando decideremo di aprire il campo secondo me, in coppia, potranno essere un’arma tattica importante. Sono due giocatori molto intelligenti, che conoscono il campionato benissimo e che hanno giocato la stagione scorsa da protagonisti e sono davvero felici che abbiano scelto di venire da noi”.
Tanta esperienza nel ruolo di 4 così come sugli esterni con l’arrivo di Hidalgo…
“Si secondo me lui ci darà quell’esperienza nel reparto esterni che ancora ci manca. Sono molto contento di quanto fatto ma forse ci mancava quel pizzico di conoscenza del campionato che serve per stare in alto in classifica. Abbiamo visto la sua figura come quella perfetta per il nostro contesto. Due stagioni fa a Social Osa con me aveva giocato una stagione molto buona, per cui sono molto felice, è un giocatore che ho voluto fortemente, soprattutto per la sua versatilità”.
Scelta controcorrente quella di costruire una squadra esperta in un campionato sempre più a trazione giovanile?
“Secondo me potremmo avere il giusto mix tra giovani che stanno emergendo e trentenni che possono portare esperienza ma che non sono certo vecchi. Ci sono tanti elementi che possono crescere ed avere al loro fianco giocatori come Romanò, Airaghi, Hidalgo penso possa essere un grande aiuto per loro. La settimana deve essere per questi ragazzi una fortuna e spero che questo mix possa essere vincente”.
Alessandro Burin






















