L’estate del Ponte Tresa è stata lunga, intensa e soprattutto piena di novità. Dal ritorno stabile al Centro Sportivo di Cremenaga alla nascita del PonteCamp, passando per gli Open Day e, soprattutto, per l’ingresso ufficiale nel progetto Academy della Varesina, la società gialloblù ha scelto di mettere il Settore Giovanile al centro del proprio piano di crescita. Un percorso che non si esaurisce negli annunci, ma che adesso è chiamato a trasformare entusiasmo e buoni propositi in lavoro quotidiano, proprio come sottolinea il direttore sportivo del Settore Giovanile Massimiliano Orrù.

L’obiettivo è ambizioso ma concreto: costruire una realtà capace di diventare un punto di riferimento per i giovani e le famiglie del territorio, offrendo un ambiente sano, familiare e allo stesso tempo sempre più strutturato sotto il profilo tecnico e organizzativo. La collaborazione con la Varesina rappresenta in questo senso un acceleratore importante, attraverso formazione, confronto e condivisione di metodologie, senza però rinunciare a una propria identità. Dopo una prima estate vissuta a ritmo serrato, ora arriva il momento più atteso: scendere in campo e dare sostanza al progetto.

È passato circa un mese e mezzo dall’ingresso ufficiale nel progetto Academy Varesina. Che risposta avete avuto dal territorio? E come vi state attrezzando per affrontare la stagione?
“La risposta è stata molto positiva. È chiaro che legarsi a una realtà come la Varesina abbia acceso curiosità intorno al Ponte Tresa, ma sapevamo fin dall’inizio che l’annuncio sarebbe stata la parte più semplice. Adesso dobbiamo dare contenuto a questa collaborazione. Abbiamo costruito uno staff fatto di persone che conoscono bene il calcio del territorio e che, soprattutto, hanno voglia di mettersi in gioco. Una delle prime cose che ho chiesto a tutti i mister è stata di svolgere i corsi FIGC sulla tutela dei minori. Possiamo parlare di metodologia, affiliazioni e qualità degli allenamenti, ma dobbiamo ricordarci che abbiamo a che fare prima con dei ragazzi e poi con dei calciatori, e questa responsabilità viene prima di tutto. Con la Varesina avremo momenti di formazione e confronto durante tutta la stagione. Abbiamo una nostra idea di dove vogliamo andare, ma sarebbe poco intelligente pensare di non avere nulla da imparare. Vogliamo prendere il meglio da questa collaborazione e portarlo nella nostra realtà”.

Gli Open Day si sono conclusi da qualche settimana. Qual è il bilancio e con quali aspettative vi avvicinate all’inizio della stagione?
“Abbiamo avuto ottimi feedback e diversi ragazzi hanno deciso di proseguire con noi. Questo ci fa piacere perché significa che qualcosa di quello che abbiamo provato a trasmettere è arrivato alle famiglie. Ma, sinceramente, adesso sono contento che inizino gli allenamenti. È stata un’estate piena di parole, annunci e diversi nuovi progetti. Tra poco arriva la parte più bella, quella che molte volte manca: dimostrare e non lasciare al vento parole e promesse. Noi abbiamo creato delle aspettative e siamo i primi a doverle rispettare”.

Si è appena conclusa anche la prima edizione del vostro campo estivo. Che bilancio fate?
“Se prima di iniziare mi avessero detto come sarebbe andata, avrei firmato immediatamente. Per essere la prima edizione, la risposta delle famiglie è stata davvero importante e ci ha dato una soddisfazione enorme. Però, più dei numeri, mi porto dietro il gruppo: staff, famiglie e ragazzi. Abbiamo messo insieme uno staff con esperienza, ragazzi giovani, persone che si sono messe completamente a disposizione e, alla fine, si è creato un gruppo vero. Credo sia stato quello il segreto del PonteCamp. Non è stato tutto perfetto e va benissimo così. Abbiamo capito cosa ha funzionato e, soprattutto, cosa possiamo fare meglio. Stiamo già pensando alla prossima edizione e posso anticipare che cambieranno parecchie cose: se rifacessimo semplicemente quello che abbiamo fatto quest’anno, significherebbe non essere cresciuti”.

Il Ponte Tresa sembra aver alzato parecchio l’asticella negli ultimi mesi. Dove volete arrivare e quali saranno i prossimi passi?
“L’idea che ho è abbastanza semplice: vorrei che il Ponte Tresa diventasse un posto dove un ragazzo viene volentieri, si sente parte di qualcosa e, allo stesso tempo, sa di poter fare calcio seriamente. Per arrivarci abbiamo ancora parecchia strada: non basta gestire un centro sportivo per essere una società di calcio. Per questo ci confrontiamo con la Varesina, con la Valceresio e con persone che hanno sicuramente più esperienza di noi. Intanto intorno alla società si è creato entusiasmo: il PonteCamp, l’affiliazione, la crescita del settore giovanile e la promozione della Prima Squadra in Seconda Categoria. Dobbiamo essere bravi a non disperderlo. Il prossimo grande passo è completare la filiera del settore giovanile. Il sogno è molto concreto: vedere un bambino iniziare con la nostra maglia e, qualche anno dopo, indossare la stessa maglia in Prima Squadra. Se riusciremo a creare questo percorso, avremo fatto qualcosa di importante”.

È stata un’estate caratterizzata dalla nascita di diversi nuovi progetti sul territorio. Il Ponte Tresa è pronto a dire la sua?
“Certo. E, sinceramente, penso che un po’ di concorrenza faccia bene a tutti. Se nascono nuovi progetti, ognuno è costretto a migliorarsi e alla fine dovrebbero guadagnarci soprattutto i ragazzi. Noi non vogliamo fare la gara a chi si presenta meglio o a chi fa l’annuncio più bello. Abbiamo scelto una strada e siamo sicuri che, seguendola, un giorno ci guarderemo indietro soddisfatti. Perché, alla fine, presentare un progetto è facile; costruire qualcosa che funzioni davvero e duri nel tempo è un’altra cosa. E questo è ciò che ci preme di più. Abbiamo entusiasmo, ma sicuramente sbaglieremo qualcosa. Non abbiamo bisogno di considerarci superiori a nessuno, ma questo non ci impedisce di sognare e di pensare in grande. Poi sarà quello che faremo durante l’anno a dire quanto valiamo davvero”.

TC

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