You cannot be serious! Come direbbe il sommo filosofo John McEnroe. Perché diciamocela tutta. L’iscrizione della Pro Patria alla Serie D 2026/27 non è mai stata davvero in discussione. Semplicemente perché le due parti in commedia (maggioranza e minoranza societarie), non avevano nessun interesse a seguire le orme di Valmontone e Sora. Cioè, le uniche 2 società tra le 161 aventi diritto a non aver presentato domanda. Per dire di una compagnia non esattamente nobilissima. Insomma, i punti interrogativi posti negli ultimi giorni valevano più come effetto speciale che come reale minaccia. Meglio mettere la cosa a premessa di una vicenda che presenta già parecchi punti carenti di logica. Sommarne un altro avrebbe avuto poco senso. E infatti nei colloqui intercorsi tra Luca Bassi e Giancarlo Travagin si è parlato soprattutto del dopo. Nel merito, come gestire la posizione dell’imprenditore verbanese e come governare la transizione verso il monocolore Finnat Fiduciaria. Con le ultime righe del Comunicato Ufficiale di ieri che non lasciano nessun dubbio su chi gestisca ora il club di via Cà Bianca. Viste le (non casuali), citazioni del manager bustocco e dell’Avvocato Rosanna Zema. Tutto porta ad una maggioranza non condivisa. Quantomeno nell’immediato. Poi (ad esaurimento deroga), è plausibile che il pacchetto di controllo venga acquisito da un soggetto terzo. Come da programmi iniziali e da soluzione dell’incompatibilità federale.     

Soli, però finalmente noi
Le migliori società sono composte da un numero di soci dispari, minore di 3. Quante volte l’abbiamo sentita. Ma se la solitudine è un privilegio, ora Luca Bassi potrà plasmare la Pro Patria a propria immagine e somiglianza. Se non altro nel modello di business. Sempre che le cose vadano nella direzione più plausibile. Che (opportuno sottolinearlo), è anche quella desiderata e sostenuta dalla piazza. Un patrimonio di fiducia che non deve andare disperso. Il club necessita di una rotta. E (possibilmente), di un solo timoniere.   

La politica è l’arte del possibile
Citazione di quella vecchia lenza di Otto von Bismarck che calza a pennello rispetto al ruolo interpretato da Palazzo Gilardoni nella vertenza tigrotta. Mai come questa volta in chiave di primo cittadino Emanuele Antonelli (con il vice ed Assessore allo Sport Luca Folegani), ha tutelato un patrimonio di Busto Arsizio operando quella moral suasion che è l’unica arma nella disponibilità di un amministratore. Rispettando il privato, a garanzia del pubblico. Nulla di più. Ma anche nulla di meno.    

51, nessuno e centomila
Ma torniamo a Travagin che (probabilmente suo malgrado), ha rappresentato il link utile a sbloccare il Game of Thrones biancoblu. Visto che di passare direttamente da Patrizia Testa a Finnat non sembrava davvero esserci verso. Un ruolo (non solo) da caratterista e una parentesi comunque non banale che in qualsiasi modo la si voglia girare hanno avuto la loro ragione di essere. Una parte che gli va riconosciuta. La pagina Wikipedia dell’Aurora Pro Patria 1919 non lo vede aggiornato a Presidente pro tempore. Forse è meglio per il club. E (chissà), forse anche per lui.                                                                                                                                                          

Giovanni Castiglioni
(foto Filippo Kultgeneration D’Angelo)

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