
Il primo podio del 2026… va a ribaltare l’ultimo del 2025. Intendiamoci, il girone di ritorno delle varesotte non è certo iniziato in maniera indimenticabile (appena due i punti globali raccolti), ma tutte e tre le squadre della nostra provincia hanno lasciato intravedere non pochi segnali positivi che dovranno essere coltivati affinché si arrivi al raggiungimento dei rispettivi obiettivi. E così la Varesina può guardare al futuro con un timidissimo sorriso dopo l’incoraggiante prestazione contro la capolista Folgore Caratese: per una volta il pareggio, 0-0 in questo caso, ha più luci che ombre.
Discorso opposto, per certi versi, in casa Varese: l’1-1 contro l’Imperia, a maggior ragione parallelamente alla sconfitta del Vado, ha lasciato fin troppa amarezza in casa biancorossa. La sorpresa in negativo (pur con diverse riserve) è invece rappresentata dalla Castellanzese, sconfitta in casa dal solito tignoso Breno capace di sbancare il Provasi 0-2.
1° posto – Varesina
Il punto conquistato contro la capolista Folgore Caratese rappresenta una piccola inversione di tendenza più sul piano emotivo che su quello della classifica: la Varesina resta immersa in piena zona playout con la salvezza che dieci lunghezze, ma per una volta il risultato non racconta tutto. La prestazione offerta dalle Fenici è stata di spessore, per atteggiamento, coraggio e organizzazione, aspetti che troppo spesso erano mancati nel girone d’andata. L’approccio offensivo scelto da Spilli, con uomini e idee chiare fin dai primi minuti, è un segnale forte: questa squadra non vuole più subire gli eventi, ma provare a governarli.
Il rammarico per il rigore fallito da Sassi e per le occasioni non concretizzate non deve oscurare quanto di buono si è visto, soprattutto sul piano della solidità difensiva e della personalità mostrata anche nella gestione dei momenti delicati (ad esempio, aspetto non da poco, è finalmente mancata la beffa finale). La sensazione è che il vero nodo resti la continuità: non è la prima volta che la Varesina offre una prova incoraggiante contro un’avversaria di alto livello (vedi la vittoria sul ChievoVerona), salvo poi smarrirsi nella partita successiva. La trasferta contro l’Oltrepò diventa quindi uno snodo cruciale, forse il primo vero esame di maturità del 2026. Perché se è vero che la classifica resta complicata, è altrettanto vero che senza prestazioni come questa non esiste alcuna possibilità di risalita. Ora serve dimostrare che non si è trattato di un episodio isolato.
2° posto – Varese
L’1-1 contro l’Imperia lascia in dote più riflessioni che certezze e fotografa con precisione chirurgica il momento del Varese. La squadra ha reagito bene a un avvio shock, ha imposto il proprio gioco per lunghi tratti e ha mostrato un’identità chiara, ma ancora una volta è mancato quel passo in più necessario per trasformare la superiorità territoriale in una vittoria piena. Il pareggio pesa soprattutto per il contesto: la contemporanea sconfitta del Vado avrebbe potuto rappresentare l’occasione ideale per rosicchiare punti preziosi e rilanciare con forza le ambizioni biancorosse e invece il -10 dalla vetta resta un gap davvero importante.
Il Varese continua a essere una squadra che costruisce, palleggia e crea, ma che fatica a mantenere intensità e lucidità per tutti i novanta minuti. La sensazione di un progressivo spegnimento nella parte finale della gara è un campanello d’allarme soprattutto mentale: era il momento di accelerare, non di rallentare e, per quanto le idee teoriche fossero giuste, è mancata l’attuazione pratica. La trasferta di Chisola assume quindi un valore simbolico oltre che di classifica. Contro una diretta concorrente, servirà una prova di personalità per dimostrare che questa squadra può ancora ambire a qualcosa di più di un buon piazzamento. Il tempo per le mezze misure, ora, comincia a scarseggiare.
3° posto – Castellanzese
La sconfitta contro il Breno interrompe la striscia positiva della Castellanzese, ma non scalfisce le certezze costruite nel girone d’andata. Il risultato è figlio di episodi e di un contesto fortemente penalizzante, fatto di assenze pesanti e di un’espulsione a inizio ripresa che ha inevitabilmente indirizzato la partita. Nonostante tutto, la squadra di Del Prato ha confermato ancora una volta la propria identità: ordine, compattezza e una notevole capacità di restare dentro la gara anche nelle difficoltà più evidenti.
Giocare un intero tempo in inferiorità numerica senza mai perdere equilibrio né spirito è un segnale importante che racconta molto della maturità raggiunta da questo gruppo. Anche sotto nel punteggio, la Castellanzese non ha mai rinunciato a giocare, costruendo occasioni e dando la sensazione di poter rientrare in partita fino all’ultimo. Il raddoppio bresciano nel recupero non cambia la sostanza di una prestazione che, al netto del ko, resta positiva. Il vero valore di questa Castellanzese sta proprio nella capacità di assorbire le battute d’arresto senza perdere bussola e convinzioni. Lo scontro diretto con il Caldiero Terme dirà molto sulla capacità dei neroverdi di ripartire immediatamente, ma il percorso fin qui intrapreso resta solido. Anche nelle giornate storte, questa squadra dimostra di avere fondamenta robuste su cui continuare a costruire il proprio campionato.
Matteo Carraro





























