
Custodire la memoria per comprendere il presente e tracciare la rotta del futuro. Quando si parla di ciclismo all’ombra del Sacro Monte, la voce più autorevole e appassionata non può che essere quella di Sergio Gianoli. A tre anni di distanza dall’uscita di “Tre Valli Varesine: la storia“, il celebre giornalista varesino, sotto l’egida editoriale di Sunrise Media, tornerà a completare la sua monumentale opera con un prezioso aggiornamento che verrà anticipato domani mattina, venerdì 2 ottobre alle ore 11.00, al Centro Commerciale Le Corti di Varese (Piano -2), in occasione della mostra sulla storia della Tre Valli Varesine organizzata da Ciclovarese.
Un volume arricchito dal racconto dettagliato delle ultime tre edizioni, da tutte le sei edizioni della Women’s Race, dall’ aggiornato albo d’oro e da nuove autentiche perle fotografiche scovate negli archivi d’epoca. Un omaggio doveroso a una corsa ultracentenaria che fa parte del DNA profondo della nostra terra. “Parlare della Tre Valli significa toccare le corde dei ricordi di ogni varesino – sottolinea Gianoli con un sorriso –. È un patrimonio identitario unico: il mondo delle due ruote si è trasformato radicalmente, ma la nostra corsa resta un momento di straordinaria aggregazione che merita di essere tramandato e vissuto con passione”.
Sergio, partiamo da questa nuova fatica letteraria: cosa troveranno gli appassionati nell’aggiornamento in uscita con Sunrise Media?
“Ho voluto colmare il triennio che mancava inserendo il racconto dettagliato delle ultime, ma soprattutto abbiamo dato il giusto spazio alla gara femminile, che in questi anni ha compiuto passi da gigante: ci saranno tutte le sei edizioni della Women’s Race con un ricco apparato fotografico. A questo si aggiungono l’albo d’oro aggiornato e diverse immagini storiche inedite che siamo riusciti a recuperare. Era un lavoro doveroso per dare continuità a un’opera che ha riscosso un apprezzamento andato ben oltre le aspettative”.
A proposito della prima edizione: che riscontri hai raccolto in questi anni girando tra la gente?
“I riscontri sono stati straordinari. La verità è che quando nomini la Tre Valli tutti sanno di cosa parli e ognuno ha un ricordo intimo da condividere: c’è chi ti racconta delle domeniche trascorse sul Brinzio a fare il pic-nic aspettando la carovana, chi rievoca i duelli d’altri tempi tra Merckx e Gimondi, o chi semplicemente ha un parente che l’ha corsa. In passato era una vera e propria festa popolare, vissuta spontaneamente a bordo strada. Oggi i tempi sono cambiati: c’è chi si lamenta della viabilità, ma l’evento coinvolge la città nel bene e nel male. I cartelli e le informazioni ci sono da settimane: per un giorno all’anno si può e si deve fare uno sforzo per accogliere un evento di portata mondiale”.

Spesso i puristi sollevano un paradosso: oggi la Tre Valli non attraversa più le tre valli storiche, ma viaggia tra Busto Arsizio e Varese. Come si risponde a questa obiezione?
“In realtà le valli non ci sono più da almeno vent’anni (sorride, ndr). Alle origini erano addirittura quattro: Valceresio, Valganna, Valcuvia e Valmarchirolo, poi accorpate e ridisegnate. Oggi riproporre quel percorso sarebbe pura utopia dal punto di vista logistico e della sicurezza: se già bloccare Varese richiede uno sforzo immane, chiudere contemporaneamente la Valceresio e la Valganna provocherebbe un collasso viabilistico traumatico. Capisco la nostalgia dei romantici, ma il ciclismo moderno impone standard organizzativi e di sicurezza rigidissimi. Del resto, se la Milano-Sanremo oggi parte da Pavia, non dobbiamo scandalizzarci se la Tre Valli ha saputo adattarsi per continuare a esistere a questi livelli”.
In tal senso, si avverte forse anche una perdita di cultura ciclistica sul nostro territorio?
“È un dato di fatto innegabile. Un tempo non c’era la concorrenza di mille altri sport: oggi al bar si parla quasi solo di calcio e il pubblico delle corse è anagraficamente maturo. All’estero la situazione è completamente diversa: in nazioni come Olanda, Belgio o Francia c’è una radicata cultura della bicicletta, con piste ciclabili efficienti e una mentalità per cui il passaggio di una corsa è festa pura. Al Tour de France i paesi d’arrivo chiudono al mattino e la gente festeggia per strada; da noi, invece, il primo pensiero è spesso la coda che si crea con la strada bloccata. È lodevole il lavoro della Binda per dare risalto internazionale e televisivo al nostro territorio, ma duole constatare che a bordo strada, persino lungo una salita suggestiva come i Ronchi, non si veda più la folla oceanica di una volta”.
Manca un vero ricambio generazionale tra gli appassionati?
“Esattamente. Uno dei problemi principali riguarda il mancato coinvolgimento dei più giovani. Correndo al pomeriggio, con l’arrivo previsto attorno alle 17.30, per le scuole è complicatissimo organizzare uscite o iniziative dedicate: servirebbero maggiore flessibilità nei regolamenti e orari diversi, magari al mattino, per portare intere classi a bordo strada. Se non educhiamo i ragazzi a vivere la bellezza di questo sport dal vivo, difficilmente avremo nuovi appassionati domani”.
A livello sportivo, la Tre Valli conserva intatto il suo appeal per il gruppo dei professionisti?
“L’appeal c’è sempre, ma il ciclismo è profondamente mutato. Se una volta il gruppo contava duecento atleti e tutti correvano tutto, oggi i professionisti sono oltre un migliaio e i team gestiscono calendari e rotazioni mirate. Con una serie interminabile di corse consecutive, i fuoriclasse non possono essere ovunque: Pogacar, ad esempio, a mio avviso non sarebbe venuto quest’anno a prescindere dall’infortunio. Ciò non toglie che i grandi nomi non manchino mai. Certo, molto dipende anche da come i fuoriclasse interpretano la prova, pensiamo a Evenepoel quest’anno, considerando che potrebbe rappresentare l’ultimo tassello di rifinitura in vista del Giro di Lombardia”.
La domanda che tutti gli sportivi varesini si pongono: quando rivedremo un corridore di casa nostra alzare le braccia al cielo in via Sacco?
“Potrebbe accadere anche prima di quanto si pensi. Se alla partenza non ci sono alieni intoccabili al cento per cento della forma, i nostri talenti come Alessandro Covi o un giovane in rampa di lancio come Filippo Turconi possono giocarsi le proprie carte e tentare il colpo grosso. Nel ciclismo le dinamiche di gara presentano sempre variabili impazzite e spesso il coraggio viene premiato ancora”.
E allora non resta che godersi lo spettacolo. Il ricchissimo programma di eventi internazionali presentato lo scorso martedì dalla Società Ciclistica Alfredo Binda inizierà nel weekend con il doppio appuntamento targato Gran Fondo, mentre la data da cerchiare in rosso sul calendario sarà ovviamente quella di martedì 6 ottobre con la 6^ Tre Valli Varesine Wome’s Race seguita dalla 105^ edizione della corsa in linea maschile. Prima di tutto, però, da non perdere la mostra legata alla celebre corsa varesina: appuntamento con Ciclovarese al Piano -2 del Commerciale Le Corti di Varese per una chiacchierata a 360° su un evento identitario di Varese.
Matteo Carraro
























