Ci sono città che il ciclismo lo ospitano e città che lo respirano. Varese appartiene alla seconda categoria, e basta sfogliare l’albo d’oro dei Mondiali per rendersene conto. Per due volte, a distanza di 57 anni, la città giardino ha assegnato la maglia iridata dei professionisti, con partenza e arrivo sempre all’ippodromo delle Bettole. Oggi tra statistiche, analisi e qualche codice promozionale scommesse sembra che ogni corsa si possa leggere in anticipo. Le due edizioni varesine raccontano invece l’esatto contrario: in entrambe il copione della vigilia è stato stracciato. Quest’anno sono passati 75 anni dalla prima volta, l’occasione giusta per riavvolgere il nastro.

1951, la beffa di Kübler alle Bettole

In realtà Varese il suo Mondiale avrebbe dovuto averlo già nel 1939. Le squadre erano arrivate in città, ma lo scoppio della guerra cancellò tutto alla vigilia delle gare. L’appuntamento fu soltanto rinviato.
Il 2 settembre 1951 l’ippodromo delle Bettole si trasformò in uno stadio del ciclismo. La pista fu pavimentata con blocchi di cemento e intorno vennero montate tribune provvisorie per accogliere più pubblico. Il circuito, lungo circa 25 chilometri, portava i corridori fuori dall’impianto e subito verso la salita della Motta Rossa. Le cronache dell’epoca raccontano di un milione e mezzo di persone assiepate lungo il percorso.
La corsa prese una piega inattesa con una fuga di sette uomini. Dentro c’erano gli italiani Giuseppe Minardi e Antonio Bevilacqua, lo svizzero Ferdi Kübler, il belga De Feyter, il tedesco Schwarzer e due olandesi. Poi Fiorenzo Magni riuscì a riportarsi sulla testa, e il drappello salì a otto.
Tre azzurri su otto, arrivo in casa: sembrava fatta. All’ingresso dell’ippodromo, però, il “treno” italiano si inceppò. Minardi lanciò la volata a Bevilacqua, mentre Magni provò a fare da sé, e quel disaccordo spalancò la porta a Kübler. Lo svizzero, già vincitore del Tour de France nel 1950, argento nel 1949 e bronzo nel 1950 ai Mondiali, si prese finalmente l’oro. Dietro di lui chiusero Magni e Bevilacqua: un podio di tutto rispetto, ma con la bandiera sbagliata sul gradino più alto.

2008, l’urlo di Ballan sui Ronchi

Per rivedere l’iride a Varese bisogna aspettare la settimana dal 22 al 28 settembre 2008. Il cuore della manifestazione tornò alle Bettole, dove l’attività ippica venne sospesa già ad agosto per riallestire l’impianto. La prova regina misurava 260,25 chilometri: 15 giri di un circuito cittadino di 17,35 chilometri, con due salite a ogni passaggio. La prima era via Montello, poco più di un chilometro al 6,5%. La seconda erano i Ronchi, oltre tre chilometri al 4,5%.
Il favorito era Paolo Bettini, campione uscente a caccia del tris e alla sua ultima corsa in carriera. Proprio per questo gli avversari non lo mollarono un metro: Valverde e Freire gli si incollarono alla ruota e il toscano non riuscì a entrare nell’azione decisiva. Toccò agli altri azzurri.
All’ultimo giro, sui Ronchi, gli italiani attaccarono a ripetizione e portarono via un piccolo gruppo con Ballan, Cunego e Rebellin. A meno di tre chilometri dall’arrivo Alessandro Ballan piazzò lo scatto secco. Cunego e Rebellin, alle sue spalle, rompevano i cambi, e il pubblico varesino lo spinse fino al traguardo. Ballan vinse con tre secondi di margine, Cunego si prese l’argento battendo in volata il danese Matti Breschel. Il trevigiano, già vincitore del Giro delle Fiandre l’anno prima, diventava il terzo azzurro a vincere un Mondiale in Italia, dopo Alfredo Binda a Roma nel 1932 e Vittorio Adorni a Imola nel 1968. Per la Nazionale di Franco Ballerini era il terzo titolo consecutivo.

Una terra di campioni

Non è un caso che il grande ciclismo sia passato due volte da qui. Il Varesotto ha dato i natali a Luigi Ganna, vincitore del primo Giro d’Italia nel 1909, e ad Alfredo Binda, il primo campione del mondo della storia. Kübler e Ballan hanno scritto capitoli diversi, uno di beffa e uno di gloria, ma sulla stessa strada. E chi oggi sale sui Ronchi in bicicletta, magari la domenica mattina, pedala dentro quella storia.

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