
Una carriera lunghissima e tante, tantissime partite arbitrate (“sono almeno 4000 ad un ritmo di 80/90 incontri diretti ogni anno senza contare amichevoli o tornei estivi”) tanto che penso sia difficile trovare un varesino che abbia giocato a basket senza mai venir arbitrato da Molinari. Altro record di Viviano Molinari è che si fa apprezzare su tutti i campi per il suo stile, per un metro di giudizio sempre costante e per quella capacità di risolvere i problemi anche solo con una piccola mimica.
Un Arbitro con la A maiuscola e che ha diretto spesso anche la Pallacanestro Varese in contesti particolari: “Ricordo bene che era il 4 dicembre 1998 e c’era questo evento organizzato da Telethon con una gara di beneficenza fra Inter e Pallacanestro Varese. La Varese della Stella e l’Inter dei vari Zanetti, Recoba, Bergomi, Zamorano: squadre miste, ma fu una gara tosta in un palazzetto pieno. C’era anche il buon Bruno Arena quella sera e giocava con l’Inter”.
Eventi particolari, ma anche pallacanestro arbitrata in ogni sua forma nella tua carriera.
“Ho arbitrato il basket in piedi maschile e femminile, ma anche quello disabili, quello in carrozzina e anche i sordi. Questa è un’esperienza importante. C’è anche un fischietto particolare, elettronico: quando fischi si illuminano i bordi del campo e il tabellone. Dovete sapere che ci sono giocatori molto forti in questi tornei e che hanno disputato anche la serie B. Poi ho fatto tante finali del basket in carrozzina con campioni veri: ad un certo punto, l’Italia era una specie di NBA del basket in carrozzina con tutti gli stranieri più forti nel nostro campionato”.
Sappiamo che sei reduce dalle finali Nazionali Uisp disputate a Rimini, ma raccontaci del tuo primo fischio.
“Risale al 1986, 40 anni fa. Era una partita di Allievi femminile a Maccagno: Luino contro Venegono. Ho ancora a casa il referto di quella partita, custodito molto gelosamente”.
Come sei arrivato a quel primo fischio? Qual è stato il tuo percorso per arrivare ad arbitrare?
“Ho disputato le giovanili in Robur all’interno di un gruppo fortissimo, poi ho giocato nel Velate. Ad un certo punto decido di voler passare dall’altra parte, ma come allenatore. Mi iscrivo al corso come tecnico regionale e, all’epoca, per poter terminare il corso bisognava arbitrare 40 partite. Alla fine di questo percorso c’è comunque la scelta: allenatore o arbitro. Penso abbiate capito quale sia stata la mia scelta”.
Molti ti conoscono per le tante gare arbitrate nelle minors, ma nella tua carriera c’è anche altro. Tanto altro.
“Ad esempio, per ben 15 anni ho sempre arbitrato la prima amichevole stagionale della Pallacanestro Varese. Quando Chiapparo era gm dei San Pietroburgo Lions che giocavano l’Eurolega ho arbitrato una loro sfida contro il Lugano. Oppure l’amichevole di lusso fra Pallacanestro Varese e Kentucky University con la polizia a fermare gli accessi ad un Campus che era più che stracolmo. Kentucky allenata dal mitico Rick Pitino che prese tecnico da Sala. Ho arbitrato anche un giovane LeBron James venuto con Team Ohio al Rizzi”.
Tante, tantissime partite. Le hai contate?
“Penso di aver arbitrato più di 4000 partite: al ritmo di 80/90 gare l’anno, più amichevoli e tornei estivi, ma voglio arrivare almeno a 5000! Sono stato ai campionati del mondo Master fra cui quello dello scorso anno a Lugano ed è stata una grande soddisfazione arbitrare quelle partite così come aver diretto molti padri e poi tanti figli, sia famosi come i Mannion o i Meneghin, che meno famosi nelle minors”.
Oggi si sente tanto parlare che mancano arbitri: secondo te perché i giovani non sentono più la chiamata del fischietto?
“Bisogna entrare di più nel sociale. Oggi i ragazzi hanno 1000 distrazioni e ci vogliono tanti sacrifici per arbitrare. Io, ad esempio, chiedevo ai colleghi di cambiare i turni per poter andare ad arbitrare. Poi, a mio parere, la politica di oggi di far iniziare ad arbitrare a 13 anni è sbagliata: si rischia di perderli subito prima ancora che comincino ad arbitrare veramente. Anche per colpa dei genitori sugli spalti”.
Come si prepara una partita dal punto di vista arbitrale?
“Anche noi studiamo, poi si parla nel prepartita con gli ufficiali, se non conosci le squadre anche il riscaldamento è prezioso per capire i giocatori che dovrai arbitrare. Poi, va detto che i primi 10 fischi sono i più importanti: se fischi un contattino, poi devi andare avanti con questo metro di giudizio. Ciò che concedi al 1′, lo devi concedere anche nel finale di gara”.
Senti, so che hai un record molto particolare tutt’ora imbattuto.
“Certo, sono riuscito ad arbitrare quattro gare nello stesso pomeriggio. Ho iniziato alle 14.30 a Carnago, poi 16.45 sempre in zona, alle 18.30 a Saronno e, infine, alle 21.00 a Cosio Valtellina”.
Matteo Gallo





















