
Mavillo Gheller, nato a Busto Arsizio il 3 agosto 1975, all’età di 40 anni ha deciso di iniziare una seconda vita sui campi da calcio. Peccato che domenica scorsa non sia potuto entrare in campo dopo l’espulsione di Luoni a causa dell’arbitro. Il motivo? La fede al dito che non riesce più a togliere. «Il direttore non ha accettato neanche che la coprissi. Una roba mai vista che mi ha fatto molto arrabbiare e anche pensare di smettere…».
Perché hai deciso di rimettere le scarpe?
«Ero a un bivio e ormai l’idea di smettere era diventata realtà. Avevo un accordo con il Pavia per allenare la formazione Berretti, poi le cose sono andate diversament. Appena è nato il nuovo progetto Varese sono stato coinvolto e sposare la causa è stata una scelta naturale, un vera e propria gioia. Una sfida affascinante, quasi un sogno che si avvera a quarant’anni suonati».
Hai giocato quasi 500 partite ufficiali di campionato (492) con le maglie di diverse squadre:?Monza, Novara, Pistoiese, Pavia, Trento e, ovviamente, Varese. Nella formazione biancorossa sei cresciuto e diventato calciatore vero. Qual è il ricordo più bello?
«Il primo gol in campionato, lo ricordo come fosse oggi. Era la stagione ‘94-’95, il ritorno in Serie C2 dopo l’autoretrocessione dell’anno prima e la vittoria del campionato di Serie D. Era la terza giornata al Franco Ossola contro la Centese, arrivavamo da due sconfitte; dopo 2’ ci danno una punizione al limite, nessuno è ancora pronto, non si sa bene cosa fare, io mi metto solla palla e tiro un bolide all’incrocio:?1-0 per noi! Quella stagione, con Belluzzo in panchina, vincemmo la Coppa Italia di Serie C dopo aver vinto nella stagione precedente anche quella dei Dilettanti».
Domenica arriva l’Union Villa Cassano, ti dice qualcosa in particolare?
«Direi di sì. Prima di tutto che è la squadra del mio paese, dove abito da sempre. Poi che è la formazione dove due stagioni fa ho giocato per sei mesi, e tante persone di allora sono ancora lì. Terzo, che il Settore Giovanile del Cassano porta il mio nome ‘Mavillo Gheller’: un progetto iniziato un paio di anni fa che portiamo avanti con passione. Può bastare?».
Tre persone che hanno segnato la tua carriera, un ds, un allenatore e un giocatore?
«Come direttore sportivo ti dico Pasquale Sensibile che ho avuto a Novara. Un ottimo professionista e un uomo vero, una qualità molto rara nel mondo del calcio. Torressani, che mi ha allenato a Pavia ad inizio 2000 per tre stagioni, è il mister che ricordo in maniera particolare. Ho avuto la fortuna di lavorare con tanti tecnici preparati ma di lui mi aveva colpito da subito quanto curasse la preparazione mentale oltre a quella fisica e tecnica. Parliamo di una quindicina di anni fa, allora a certi aspetti non si badava molto. Giocatori… mi metti in difficoltà. Tanti rapporti nati su un campo da calcio continuano ancora oggi. Se te ne devo citare uno ti dico che Cavicchia (attuale mister della Bustese in Serie D ndr) mi ha segnato in maniera particolare. Un amico con cui ho condiviso tanto, un’amicizia che continua anche oggi».
Tornando al Varese, dove arriva la squadra quest’anno?
«Vince, non c’è dubbio. Siamo qui per quello e abbiamo l’obbligo morale di farlo per i nostri tifosi, per la società e per noi stessi. Non ci nascondiamo, dobbiamo solo vincere».
Dove vedremo Gheller nel 2016-17?
«Bella domanda, un bel punto interrogativo. Le scarpe penso che le appenderò al chiodo o, forse, le indosserò ma per allenare una formazione. Vedremo, a gennaio parlerò con la dirigenza del Varese e insieme capiremo se ci sono spiragli, per ora mi interessa solo una cosa… vincere sul campo con i miei colori!».
Michele Marocco