Che succede Varese? La sconfitta casalinga contro l’Asti ha tutti i crismi di un film horror: (s)profondo (bianco)rosso sarebbe il titolo perfetto del pomeriggio novembrino all’Ossola, visto che il match di ieri è stato forse il punto più basso della stagione, con buona pace della debacle di Genova contro il Ligorna (i fischi del Franco Ossola sono stati di gran lunga peggio di quella non-prestazione). L’Asti, squadra onorevole ma modesta, ha confermato tutte le fragilità e i limiti che la squadra di Ciceri sembra avere.

L’Ossola, gremito e speranzoso di riscattarsi, si è trasformato in un teatro di rabbia e delusione: al triplice fischio i cori “vergogna” e i fischi assordanti hanno accompagnato l’uscita dal campo dei biancorossi. L’atmosfera è pesante e il popolo biancorosso, ancora una volta, si ritrova a chiedersi dove stia andando una squadra che doveva dare risposte e invece ha fornito responsi diametralmente opposti a quelle che erano le aspettative. E i tifosi, online come allo stadio, non si sono risparmiati. Giovanni Fiumicello si chiede: “Non capisco il perché dobbiamo soccombere sempre”. Andrea Minelli dà una sua risposta: “La realtà attuale è questa, senza nuovi investitori e dirigenza di livello rimarremo nel purgatorio della D per molto tempo”. Edoardo Manfredi non usa mezzi termini: “Ogni anno Natale arriva il 25 dicembre, Ferragosto il 15 agosto e a inizio novembre noi siamo completamente fuori dai giochi per il campionato. Ridiamo per non piangere… VERGOGNATEVI TUTTI!!!”.

A fare eco al coro della delusione arrivano Alessio Contadin (“Vergogna!!!”), Vincenzo Garamella (“Che schifo ma dove vogliono andare di questo passo”) e Mario Giannone (“Che schifo”). C’è poi chi prova a riportare la discussione su un piano di realismo condito da un pizzico di pessimismo, come Enrico Bellorini: “Obiettivo salvezza (possibilmente dignitosa). Domenica prossima un vero scontro diretto, a Gozzano”. Una constatazione che sembra mettere d’accordo molti. Giorgio Pirlo, infatti, scrive: “Siamo ridicoli, dobbiamo salvarci”, mentre Maurizio Sciammarella ironizza:“Ghe sem… Che tristezza… Pensiamo alla salvezza va, che la vedo dura anche per quella…”; Stefano Pauletto non è da meno: “Io mi guarderei dietro, arriviamo alla salvezza il prima possibile”.

Parole che lasciano poco spazio all’ottimismo. Pino Quattrone analizza con lucidità: “La colpa non è dei giocatori (mediocri) ma di chi li consiglia e li prende magari spacciandoli per buoni giocatori. Corre l’obbligo di dire che Rosati non ha mai detto di voler vincere il campionato. Tutto sembra legato allo stadio: la verità ‘vera’ è che senza soldi non si canta messa e, soprattutto, che nessun personaggio facoltoso si avvicina…”. Orlando Sansiveri aggiunge: “La squadra è questa… molto mediocre… complimenti a chi l’ha costruita… come dicevo a inizio campionato… deve lottare per salvarsi… per salire servono altri investitori… Rosati non ce la fa…”.

Non manca chi parla di ennesimo fallimento, come Carlo Masoero: “L’ennesimo campionato di m… altra stagione buttata al vento… Si vede proprio che la Serie D è il campionato (al massimo) dove deve stare Varese”. Duro anche Giovanni Fiorentino: “Perdere in casa con una squadra così… (con tutto rispetto dell’Asti) non lo accetto!!! Sinceramente nel secondo tempo tante vere azioni da gol non le ho viste!!! Ma ci sono stati invece tantissimi errori!!! Spero di sbagliarmi ma soprattutto da parte dell’allenatore vedo già rassegnazione!!! Spero di sbagliarmi!!! Perché sarebbe molto molto grave!!!!”. Giovanni Forni s’interroga invece su ciò che potrebbe succedere: “4 sconfitte nelle ultime 5 parlano da sole, urge uno scossone perché così non si va da nessuna parte”. A chiudere il quadro della frustrazione ci pensa Speroni Roberto: “Siamo stufi, la pazienza è finita… squadra senza idee!”.

Con questo il clima il Varese si tuffa in una settimana che porterà alla delicatissima trasferta di Gozzano. La classifica, con il Varese ancora al quinto posto (ancora a -9, visto che il Vado ha perso contro il Ligorna), dice che tutto è ancora possibile, ma la realtà del campo e l’umore della piazza raccontano tutt’altro. Servirà un cambio di rotta immediato per evitare che la stagione finisca davvero (come qualcuno scrive amaramente) già a novembre.

Matteo Carraro

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