Giovedì 18 dicembre si è svolta, davanti a oltre 1000 persone, la grande serata di Natale targata Varese-Gavirate, un evento che ha trasformato il palazzetto in una vera e propria casa dello sport, della memoria e della visione futura. Una partecipazione straordinaria che racconta meglio di qualsiasi parola la forza di una società cresciuta attorno a valori condivisi e a un progetto sempre più strutturato.

Ad aprire la serata è stato un video-saluto di Ezio Greggio, che ha introdotto una scaletta ricca di contenuti, numeri e testimonianze. Subito dopo è intervenuto Massimo Foghinazzi, amministratore delegato del settore giovanile, che ha fotografato la crescita costante del progetto: “Il nostro progetto diventa sempre di più una realtà fantastica. Grazie a tutte le persone coinvolte, anche nel lavoro pratico e quotidiano. Il progetto Varese-Gavirate cresce sotto ogni punto di vista e siamo particolarmente orgogliosi anche dello sviluppo del settore femminile“.

I numeri, del resto, parlano chiaro: oltre 100 anni di storia, 740 tesserati, 78 allenatori e istruttori, 43 squadre e più di 60 aziende partner. Una macchina organizzativa imponente, che fa del Varese-Gavirate una delle realtà più rilevanti del panorama calcistico territoriale.

A prendere la parola è stato poi il presidente Paolo Girardi, che ha voluto rimarcare il senso di appartenenza e la crescita umana del progetto: “Questa famiglia è cresciuta. Siamo orgogliosi di quello che siamo diventati e questo ci dà la forza per continuare”.

Uno dei momenti centrali della serata è stato l’intervento di Antonio Rosati, che ha ribadito il ruolo sociale dello sport: “Basta vedere quante persone sono presenti oggi per capire la qualità del lavoro che si fa qui. Abbiamo un dovere sociale: trasmettere i valori dello sport in maniera sana ed educativa“. Rosati ha poi guardato avanti, parlando di strutture e ambizioni: “Stiamo lavorando per aggiungere nuove strutture nel medio periodo, oltre alle Bustecche e a Gavirate, e stiamo lavorando intensamente per realizzare il sogno dello stadio. Sarebbe la ciliegina sulla torta di un progetto vincente“.

Sulla stessa linea Giovanni Rosati, che ha evidenziato la complessità ma anche il fascino della sfida: “Questo è un momento sfidante per la nostra società. Ricostruire dalle basi una realtà storica così importante è una grande responsabilità, ma anche una grande opportunità“.

Tra memoria e futuro: l’intitolazione dei campi

La serata ha saputo unire progettualità e memoria. È stato annunciato che il campo principale del centro sportivo delle Bustecche sarà intitolato a Pietro Anastasi, mentre il campetto superiore porterà il nome di Pietro Maroso. Un momento toccante, accompagnato dalle parole della moglie Anna e del figlio Gianluca Anastasi: “Grazie alla società per ricordare così mio padre”, e di Virgilio Maroso:
“È bello vedere una società che, pur essendo proiettata verso il futuro, non dimentica il proprio passato”.

La promessa e il messaggio ai ragazzi

A infiammare il pubblico è stata infine la promessa di Antonio Rosati: “Stasera faccio una promessa: se a Varese ci fanno fare lo stadio, io riporto il Varese in Serie A”. A chiudere la serata è stato il messaggio di Massimo Foghinazzi, rivolto soprattutto ai più giovani: “Essere campioni non significa essere Messi o Del Piero. Si può essere campioni in qualsiasi categoria, o anche solo nella vita, senza mai mollare e dando sempre il massimo”.

Matteo Carcano

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