L’inizio del 2026 ha coinciso anche con il giro di boa più significativo per la stagione della Prima Squadra di Varese Basketball che tra l’eliminazione in Next Gen Cup e la posizione a metà classifica acquista stabilmente in B Interregionale, guarda ai prossimi mesi con ambizione e fame di centrare il suo obiettivo principale, ossia la crescita ai massimi livelli di ogni suo singolo giocatore.

Si perché il miglioramento del singolo viene prima del risultato anche se poi le due cose vanno pari passo. Lo sa bene coach Tommaso Sacchetti, con cui abbiamo provato a fare il punto della situazione.

Coach partiamo dal cammino che state compiendo in campionato: siete ben oltre le aspettative di inizio stagione. E’ d’accordo?
“Assolutamente e completamente d’accordo. Come mia filosofia e come quella del club, non ci accontentiamo mai, che non vuol dire avere la presunzione di pensare di poter vincere tutte le partite ma bensì di avere l’ambizione di migliorare ogni giorno.”

A qualche mese di distanza dal suo approdo in Pallacanestro Varese, come valuta finora il suo cammino? Sotto quale aspetto si sente più cresciuto e sotto quale sente di dover ancora migliorare?
“La grande sinergia tra Serie A e Settore Giovanile è la cosa più bella perché confronto continuo tra le parti e permette di crescere. Questo è un plus incredibile non solo per lo staff tecnico ma anche per i ragazzi, è un effetto cascata che comprende tutte le giovanili. Guardando a me stesso, come dicevo prima, ciò che mi pongo come obiettivo è quello di migliorare ogni giorno, dando in mano ai ragazzi che alleno gli strumenti giusti per crescere al meglio, vedendoli combattere e lottare in campo ad ogni allenamento ed in ogni partita con la fame e l’ambizione di fare sempre uno step in più”.

Tra i ragazzi più cresciuti finora c’è sicuramente Ivan Prato: cos’è scattato nel ragazzo dalla canestro con Gallarate in poi dopo un inizio di stagione complicato?
“Parto con il dire che sono molto contento di quanto sta facendo, dimostrando le sue qualità. Se sono parte di questa sua crescita ne sono fiero ma la maggior parte del merito va sicuramente a lui. Non credo però che sia stato quel canestro a farlo svoltare ma bensì la discussione che abbiamo avuto in panchina sempre in quella partita che poi l’ha portato a segnare quel canestro decisivo. La crescita da un punto di vista mentale è fondamentale e deve venire ancor prima di quella tecnica o fisica e così è stato per Ivan che è un ragazzo che ha grandissima passione e dedizione. Faccio un esempio, l’altra mattina sono arrivato al Campus alle 9 e lui dalle 8:15 era in campo a tirare. Queste cose fanno la differenza”.

Facciamo un passaggio anche sulla Next Gen, cosa non ha funzionato nella tappa di Rimini?
“Una serie di fattori. Abbiamo avuto un pò di sfortuna, ci mancava Kangur alla prima partita e il suo cambio si è scavigliato dopo aver fatto 4/5 da tre punti ad esempio, che non deve essere una scusa ma quando ti confronti con le migliori squadre in Italia ogni dettaglio conta. Ci abbiamo provato fino alla fine ma avendo le rotazioni ridotte siamo arrivati all’ultima partita stanchi e questo ha pesato contro una squadra forte come Reggio Emilia, dove, pur avendo giocato la nostra miglior partita, non siamo riusciti ad arrivare fino in fondo come volevamo. Siamo un pò crollati dal punto di vista fisico ma ci può stare tenuto anche conto che, per filosofia societaria, abbiamo due Eccellenze Under 19, che porta a separare le forze per far crescere sempre più i ragazzi: questa cosa dà tanto però magari in competizioni come la Next Gen dove giochi ogni giorno ti toglie qualcosa”.

L’obiettivo in Serie B quest’anno quale può essere ora che siamo al giro di boa del campionato?
“L’obiettivo è la prossima partita. Prima dobbiamo pensare a salvarci, poi, acquisita questa certezza, potremo anche pensare ad altro”.

Alessandro Burin

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