Dice il saggio: “La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”. Alla Pro Patria il lato tragico si è consumato la stagione passata con la retrocessione (emendata dall’elastico della riammissione). Mentre il cotè farsesco va in scena ormai dall’estate scorsa. Così, il patetico post partita di sabato con la Giana ha solo sommato un ulteriore registro teatrale al già parecchio variegato repertorio tigrotto. Perché (non se ne abbia a male Turotti), metterci la faccia non serve proprio a nulla. Se alle chiacchiere (semplicemente di queste si è trattato), non fanno seguito i fatti. Attesi (si fa per dire), a partire dalla trasferta di domenica a Novara (ore 14.30, stadio “Piola”). Quando nella classicissima con i piemontesi verrà misurata la supposta volontà di reazione biancoblu. Nelle more, il gennaio di via Cà Bianca è un discreto freeze. Quanto a mercato, Bolzoni e società.                        

Tutto qui?

Dal mercato al mercatino è davvero un attimo. Nel gennaio 2025 arrivarono Barlocco, Coccolo e Rocco. In questa sessione (stanti le partenze di Bagatti e Viti), siamo fermi al prestito dal Cittadella di Desogus e all’acquisizione dal Lumezzane di Pogliano. Da sommare al reintegro di Sassaro. Un trequarti (non una priorità, se non per Bolzoni), uno specialista della difesa a 4 ed un centrale di complemento. Poco (eufemismo) per arrampicarsi ai playout. Poco, soprattutto, per le (riconosciute) capacità del Biellese e per le (ipotetiche) potenzialità del club. Ok, ci sono ancora 12 giorni di apertura. Ma l’aria che tira non è certo quella di innesti di spessore. Comunque da incrociare con le uscite.       

Busto, abbiamo un problema!

Che Francesco Bolzoni non sia la soluzione ai problemi della squadra è banalmente testimoniato dal fatturato. Per i soli parziali: 5 sconfitte su 5, 2 reti fatte, 12 subite, in svantaggio (e mai in vantaggio), per 302 minuti su 450’ (67%). Se qualcuno si aspettava una scossa, beh…ci si risponde da soli. Roba da non ammettere repliche. O scuse. Il punto è però un altro. E cioè se persino l’attuale inquilino della panchina biancoblu non possa alla fine trasformarsi lui pure in un problema. Meglio spiegarsi. Ignorando il lavoro svolto in settimana, tocca fidarsi di quanto si vede nel weekend. A partire dalla conferenza stampa prepartita in cui alcuni assunti vengono poi puntualmente smentiti dalle circostanze. Qualche esempio? In ordine sparso. “Mora? Ha espresso la preferenza di giocare da braccetto”. Il giorno dopo impiegato da esterno. “Giudici? Ho giocato con lui, può fare il trequartista”. Neanche 24 ore dopo parte dalla panca ed entra come terzino a 4. Si potrebbe andare avanti. Ma non è proprio il caso. Questione di tatto. Pretattica? Forse qualcos’altro. Visto l’oggettivo disordine sul campo. Decisamente superiore a quello già sensibile della gestione Greco.                 

Vendo dopo il Tiggì

Oltre che non esattamente gradevole (al di là delle specifiche responsabilità), il reiterato coro anti Patrizia Testa rischia di essere intempestivo. Perché l’ordine di idee di vendere potrebbe anche esserci. Ma se il 51% passa di mano, ci si aspetta che il testimone sia raccolto dall’attuale 49%. Sarà così? Lecito dubitarne. Quantomeno nell’immediatezza. Sia some sia, fare risultato, in queste condizioni, sarebbe davvero un’impresa.           

Giovanni Castiglioni 
(Foto Filippo Kultgeneration D’Angelo

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