Era il 28 aprile 2024, due anni fa o poco più, ed il minuto 95 di una gara dalle mille emozioni, squarciò il cielo del destino e diede tutta un’altra forma ad un pomeriggio milanese dove il Luino vinse la Coppa Lombardia, battendo il Badalasco ai calci di rigore, e volando in Promozione. Il Luino è ancora lì, in quella categoria che si è tenuta stretta pure quest’anno, ma Varese si sentì quasi onorata d’essere stata rappresentata da una squadra che decise di non mollare anche quando sembrava finita. La verità è che finita non lo è mai, e che dietro l’angolo ci sono sempre altre storie da scrivere e da raccontare. Tipo, una a caso, quella del Marnate Gorla. Centossessanta partecipanti, e due superstiti, i biancoverdi appunti, e la Virtus Inzago, pronta a battagliare domenica sera, dalle ore 20.45, in quel di Orio, proprio per alzare al cielo l’ambito trofeo.

Tocca a loro tenere alto l’onore di quella Varese che a questa Coppa strizza sempre un po’ l’occhio, perché negli ultimi 10 anni le apparizioni della nostra provincia quanto meno tra le prime quattro contendenti, sono state diverse, talvolta felici, talvolta un po’ meno, ma sempre piene di orgoglio. E l’orgoglio è il filo conduttore di questa intervista, delle parole, anche a tratti emozionate, di Rocco Amendolara, allenatore dell’armata biancoverde. 

Partiamo da quest’ultima settimana, quella che vi ha portato alla finale: che clima hai respirato in questi giorni, soprattutto dopo la delusione di domenica?
“Abbiamo parlato poco, sinceramente. La delusione è stata forte e l’abbiamo provata tutti, perché ci credevamo tanto. Però, al netto di tutto, abbiamo fatto una grande partita con il Vela Mesero. Gli errori ci sono stati, è vero, ma sono stati errori individuali, dovuti alla stanchezza e alla poca lucidità, non di concetto. Tornarci sopra sarebbe stato pesante, fuori luogo. Ho preferito alleggerire un po’ la settimana, lavorando con più divertimento e leggerezza”.

Dal punto di vista mentale e fisico, come arriva la squadra a questa finale?
“La squadra durante l’anno non ha mai calato il ritmo, nemmeno in un solo allenamento, nemmeno adesso che siamo a fine stagione, e questo mi rende particolarmente orgoglioso. Figurarsi questa settimana, i ragazzi hanno dato tutto come sempre. È chiaro che la Coppa qualche energia la toglie, forse addirittura più a livello mentale che fisico, ma quando hai davanti a te una finale che non sai nemmeno se rivivrai altre volte nella vita, tiri fuori energie che non pensavi nemmeno di avere”.

Che valore ha una finale di Coppa Lombardia per te e per i ragazzi?
“È un’occasione unica. Ci sono squadre super blasonate, che hanno vinto diversi campionati ed una finale così non l’hanno mai giocata. La Coppa è qualcosa di particolare, succede un po’ quando si allineano i pianeti, e un po’ quando ci credi più degli altri. Il girone iniziale lo abbiamo passato per differenza reti, poi in semifinale il gol decisivo arriva ad una manciata di minuti dalla fine; davvero, è un percorso che raccoglie in sé tante cose. Per questo va vissuta fino in fondo: sarà bella da giocare, intensa, carica di emozioni e stimoli”.

Hai accennato al percorso ma quanto conta tutto quello che avete fatto e che vi portato fin qui?
“Tantissimo. Se guardo al percorso di quest’anno, soprattutto dai quarti in poi, non posso che essere orgoglioso. Sono state partite da dentro o fuori, con tensione alta. Ma c’è anche un percorso personale che tocca ognuno di noi, me in primis: quando arrivi ad una finale del genere ti giri indietro e rivedi e rivivi tutta la tua ‘carriera’, le cadute, le sconfitte, le vittorie, capisci che ogni passo ti ha portato a questo momento, che tutto è servito, anche i momenti più difficili per essere ciò che sei, e dove sei”.

Nel gruppo ci sono anche giocatori che hanno già vissuto questa esperienza…
“Sì, abbiamo quattro ragazzi che hanno già giocato una finale, con l’Union Villa Cassano, e purtroppo l’hanno persa. Per loro è una seconda chance e questo può essere uno stimolo enorme. Spero possano trascinare anche gli altri verso qualcosa che tutti insieme sogniamo di raggiungere”.

Da 1 a 10 il Marnate Gorla quanto merita questa finale?
“Direi 100. Per come abbiamo lavorato, per il modo in cui abbiamo affrontato la stagione, per come ci siamo allenati, per come abbiamo reagito nei momenti difficili. Ce lo meritiamo, come lo meritano i tifosi e la società. Poi è chiaro che anche gli avversari diranno lo stesso, ed è giusto così, siamo le uniche due squadre che si sono fatte largo fra 160, ma io so chi siamo noi e cosa abbiamo fatto fino ad oggi”.

Che partita ti aspetti contro la Virtus Inzago?
“Dall’altra parte c’è una squadra che ha vinto il campionato. Non so se arriveranno più leggeri o magari un po’ appagati, ma chiunque giochi una finale la vuole vincere. Su di loro abbiamo recuperato qualche informazione, come avranno fatto loro, d’altronde, ma onestamente siamo concentrati su noi stessi, sui nostri punti di forza e su quello che ci ha contraddistinto per tutto l’anno”.

Non sei uno di tantissime parole però, prima di una finale, di solito un discorso è d’obbligo… “Non preparo mai discorsi in anticipo, mi faccio guidare dalle sensazioni del momento. Ogni ragazzo è diverso: c’è chi ha bisogno di essere caricato in un modo, chi in un altro, chi magari sente di più la pressione, cerco sempre di essere equilibrato, però domenica è speciale, qualche parola in più potrei dirla, ma sarà comunque l’istinto a guidarmi”.

Ma quindi, chi la vince questa Coppa?
“Chi non mollerà un centimetro anche se dovessero esserci tutti i presupposti per farlo, io posso solo garantire che ce la metteremo tutta, ma tutta e ancora tutta senza pensare ad altro che a quel trofeo lì”.

Cosa vuoi vedere dai tuoi ragazzi in campo?
“Non c’è molto da aggiungere: voglio vedere che ce la mettiamo tutta. Ce la giocheremo fino in fondo, senza pensare ad altro che a quella Coppa. Solo a quello”.

Toc, toc, bussano alla porta. È il destino. Marnate Gorla, che fai? apri? Ti do un consiglio, concedimelo. Spalanca la porta e abbraccialo: i sogni, per diventare realtà, hanno bisogno di coraggio.

Mariella Lamonica
foto FB Occhio alla Penna

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