Che la forza della Malnatese sia il gruppo è ormai un dato di fatto. Non una semplice frase di circostanza, ma una verità oggettiva: la scorsa stagione lo storico sodalizio bianconero ha scelto di ripartire costruendo la Pria Squadra sull’ossatura della Juniores che tanto bene aveva fatto l’anno precedente. Quel blocco di partenza, impreziosito da gente con tanta voglia di rivalsa e la sapiente guida di mister Achille Maresca, si è subito imposto in Terza Categoria per abbracciare una Seconda con la sola forza delle proprie certezze.

Si sapeva che la nuova stagione sarebbe stata difficile e, difatti, l’andamento della Malnatese si può riassumere in cicli più o meno lunghi più e meno positivi: buon inizio, periodo da incubo, strepitoso filotto di vittorie e altra fase di flessione. E adesso? La vittoria per 4-2 sul Lonate Ceppino può rappresentare un nuovo starting point per la matricola bianconera che, pur avendo già messo una bella ipoteca sulla salvezza (il traguardo dichiarato fin da inizio stagione), affronterà il rush finale del campionato per arrivare quanto prima alla matematica certezza di aver difeso la categoria.

Traguardo che Andrea Montalbetti ha bene in mente. Il difensore classe ’03 è il perfetto esempio di ciò che significa gruppo: nato e cresciuto a Malnate, il bianconero è tatuato sulla sua pelle e l’amore eterno dichiarato a questa maglia rappresenta la pura essenza della sua passione che, insieme a impegno e grinta da vendere, trasmette sempre e costantemente in campo. “Sapevamo che domenica avremmo fatto fatica perché il Lonate è davvero una gran bella squadra – esordisce Montalbetti –. Nella ripresa, poi, siamo anche rimasti in dieci, ma proprio da quel momento abbiamo dimostrato tutta la nostra voglia di tornare a una vittoria che mancava da troppo tempo”.

La vostra è una stagione “anomala”. Tante squadre magari alternano risultati, voi invece alternate proprio dei periodi interi.
“All’inizio siamo partiti molto bene contro squadre costruite per stare in alto come Bosto, Buguggiate e Cuassese, poi è arrivata la partita con la Tre Valli, che è una gran squadra, e lì abbiamo preso una bella batosta. In casa non perdevamo da quasi un anno e quella sconfitta ci ha colpiti parecchio. Da lì è iniziato un periodo complicato durato un paio di mesi in cui continuavamo a perdere e facevamo fatica a uscirne. La vittoria all’andata con il Lonate Ceppino, arrivata soffrendo, ci aveva dato una grande spinta emotiva, ma poi abbiamo avuto un’altra caduta. La svolta vera è arrivata con il Cittiglio: da quella partita ci siamo sbloccati e infilando una serie di risultati molto positivi fino alla gara di ritorno con il Tre Valli”.

Ti aspettavi un rendimento del genere?
“Sono ancora giovane e devo fare tanta esperienza, però me l’aspettavo più o meno così. Già a 18 anni avevo saggiato il livello della Seconda: l’anno della retrocessione non è stato semplice, poi però con la Juniores abbiamo fatto una stagione bellissima, anche se purtroppo non si è conclusa come volevamo. Quando è ripartita la Prima Squadra con mister Maresca mi è stata data tanta fiducia: praticamente non ho saltato una partita e questo per me conta tantissimo. Il mister crede molto nei giovani e questa fiducia ci ha aiutato a fare una grande stagione, sia l’anno scorso che quest’anno. Sapevamo che la Seconda Categoria sarebbe stata complicata, ma devo dire che mi sto divertendo molto di più. Sempre con l’umiltà che mi contraddistingue nello sport e nella vita”.

Cosa cambia rispetto alla Terza Categoria?
“Secondo me cambia soprattutto l’aspetto mentale più che quello tecnico. Noi siamo una squadra molto giovane e in queste categorie il modo di stare in campo, di parlare e di gestire le situazioni fa davvero la differenza. Ci sono tanti giocatori di esperienza e si sente, penso ad esempio alla Valcuviana che ha tanti giocatori che hanno militato anche più in alto. Il campionato è però molto equilibrato: ogni domenica può succedere di tutto e capita spesso che vincano squadre che sulla carta partono sfavorite. Ogni partita diventa una questione di orgoglio: noi cerchiamo sempre di tirarlo fuori, soprattutto quando giochiamo in casa: il tifo di Malnate per noi è importantissimo. Quando guardo gli spalti e vedo amici e gente del paese mi viene sempre da sorridere, e per i nuovi arrivati è una cosa che si sente tantissimo”.

A livello personale, che stagione hai vissuto?
“L’anno scorso sinceramente non mi aspettavo una stagione così e ho preso tanta fiducia, soprattutto grazie ai miei compagni. Ricordo uno scontro diretto in cui avevo fatto un autogol e loro sono stati i primi a tirarmi su. Quando poi abbiamo vinto il campionato qualche lacrima è scesa, non lo nascondo. Quest’anno sono partito bene, ma ogni domenica ti trovi davanti attaccanti d’esperienza, il che è sia bello che difficile. Uno dei migliori che abbia affrontato è stato Bodari della Tre Valli: gli ho fatto anche i complimenti perché è davvero forte. La mia stagione è stata un po’ altalenante, a volte anche a livello mentale. Penso alla partita di Caravate: ero sulle gambe e ho ceduto, e lì si è visto anche un crollo emotivo che mi ha segnato un po’. Cerco sempre di stare attento a come entro in campo e a mantenere la testa lucida”.

Come si risolve questo problema?
“Non sono uno che parla tanto, forse anche sbagliando. Però negli anni ho sviluppato una mia preparazione mentale che mi aiuta. Quando sbaglio tendo ad abbattermi e ad andare giù emotivamente: è in quei momenti che il gruppo mi dà una grande mano. Ricordo, ad esempio, quando un mio fallo è valso il rigore per la Valcuviana: il capitano Emanuele Arrighi è venuto da me, mi ha dato una pacca sulla testa e mi ha detto semplicemente di andare avanti a giocare. Quel gesto mi ha fatto davvero bene. Io cerco sempre di trasmettere positività e tranquillità ai compagni: magari fuori dal campo sono timido ed emotivo, ma in partita da dietro parlo molto e cerco di aiutare tutti. Anche il mister mi conosce bene e sa come sono fatto”.

Timido ed emotivo? In campo non si direbbe…
“Lo so, può sembrare strano. Magari posso sembrare il classico difensore elegante, ma in realtà mi piace proprio lo scontro: mi diverto a dare e prendere botte. Non ci penso due volte a mettere la testa dove non si dovrebbe o a farmi male per la squadra (ride, ndr). Ho iniziato anche abbastanza tardi a giocare, in seconda media. All’inizio facevo il portiere, poi mi hanno spostato sempre più avanti finché ho trovato il mio ruolo dietro. Credo che sia proprio la passione per la Malnatese che mi spinge a giocare così. Devo ringraziare il mister e la società per la fiducia: hanno pensato che io fossi quello giusto e voglio ripagarli”.

Non a caso sei nato e cresciuto alla Malnatese.
“Malnate per me è casa. Sono una persona che si lega molto ai luoghi, alle persone e ai momenti. Sono innamorato di questa squadra e l’ho sempre detto: finché esisterà la Malnatese io voglio rimanere qui. Anche se arrivassero chiamate da altre squadre, per me sarebbe davvero difficile lasciare questo gruppo”.

Da questa stagione hai anche iniziato un percorso parallelo di allenatore dei Pulcini: come ti trovi?
“L’anno scorso mi hanno chiesto se volessi allenarli e ho accettato subito. È un’esperienza bellissima. Sono sempre stato molto legato ai bambini, anche per il volontariato in oratorio; quindi, per me non è un peso, ma un vero e proprio divertimento e un grande onore. È bello essere lì, allenare e rappresentare la società. Ricevere i complimenti dai genitori o dagli altri mister è una soddisfazione immensa. I bambini non sono facili da gestire, sia a livello mentale che tecnico, ma è proprio questo il bello: lavorare con loro e vederli crescere. Ringrazio la Malnatese per questa possibilità, perché per me è davvero qualcosa di speciale”.

Tornando al campionato: quale sarà la quota salvezza?
“Non lo so, sono molto scaramantico (ride, ndr). In partita ho sempre i miei braccialetti e i parastinchi portafortuna. Cerco di guardare partita per partita, anche se è normale dare ogni tanto un’occhiata alla classifica. Però so una cosa: quando vinci sei tranquillo, quindi l’obiettivo è sempre quello”.

Domenica sfida contro un Casbeno in fiducia che ha un disperato bisogno di punti salvezza; sfida, tra l’altro, non banale per voi.
“Anche per quello che è lo storico dell’anno scorso è una partita a cui teniamo tanto, sia noi che loro. Il Casbeno sta facendo risultati e arriva con fiducia, quindi sappiamo che non sarà semplice. Dobbiamo avere la giusta tensione, quella che ti fa restare concentrato senza trasformarsi in paura. Li conosciamo bene e sappiamo che sul loro campo possono fare male, ma noi siamo pronti a giocarci la nostra partita”.

Matteo Carraro

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