Se c’è una cosa che in questi mesi abbiamo imparato a (ri)conoscere sono i punti fermi del Varese Femminile. Una squadra che, pur rinnovandosi, ha mantenuto intatto lo spirito che l’ha sempre contraddistinta fin dai primi istanti, salendo di livello senza snaturarsi bensì andando a fortificarsi. Tra le colonne portanti non può mancare il nome di Laura Cappelletti, rocciosa difensore centrale classe ’01 che è una garanzia tecnica ed emotiva del reparto arretrato di mister Faccone.

Lo scorso anno l’avevamo incontrata al suo rientro (a tempo di record) dopo la rottura del crociato, cosa che non l’ha minimamente scalfita; anzi, semmai l’ha fortificata permettendole di fare un ulteriore step mentale e qualitativo. Processo agevolato anche dal passaggio alla difesa a quattro che l’ha portata a modificare l’interpretazione del ruolo, senza influire sul suo rendimento.

E, tra gli aspetti che l’hanno sempre contraddistinta, figura la straordinaria importanza che ha sempre dato al gruppo. “Anche quest’anno mi devo ripetere e contraddire – esordisce ridendo Cappelletti –: è questo il miglior Varese di sempre. In primis siamo aumentate nel numero, ma soprattutto lo spogliatoio si è amalgamato davvero in fretta, cosa sicuramente non scontata. L’ossatura del gruppo ha sicuramente aiutato perché è davvero difficile non inserirsi: questa base si riflette anche in campo perché pure nel gioco si vede la nostra unità”.

In casa è diversa/cresciuta questa squadra?
“Secondo me è cambiato proprio il fatto che ci crediamo tutte insieme. Lo scorso anno da un punto di vista numerico eravamo davvero poche: le ragazze che arrivavano dalla Juniores di certo non venivano escluse, ma inevitabilmente si percepiva un po’ di stacco, soprattutto in campo. Adesso, invece, si respira una forza diversa e si vede anche nel modo in cui giochiamo”.

Come hai vissuto questo cambiamento? Per te, come per altre, non c’è più la garanzia della titolarità…
“A me questa cosa non pesa, anzi mi stimola. Non avere il posto assicurato ti spinge a dare sempre qualcosa in più. Secondo me è utile per tutte perché crea quella sana “pressione” che fa alzare il livello anche in allenamento. Ognuna vuole dimostrare di meritare di giocare e così gli allenamenti diventano molto più intensi. A volte riusciamo perfino a giocare 11 contro 11… cosa mai successa prima (ride, ndr)”.

Dopo la scorsa stagione, con l’infortunio e il rientro in tempi record, ti aspettavi questo rendimento?
“Io purtroppo avevo già fatto un crociato, ma sapevo che avrei potuto recuperare abbastanza velocemente. Anche l’anno scorso è andata così: sono rientrata dopo cinque mesi e mezzo. Non pensavo sinceramente di rendere così bene, perché a livello fisico qualcosa lo senti sempre, però ho lavorato molto su altri aspetti. Ho fatto tanta palestra per rimettermi in forma e sono contenta di sentirmi di nuovo quella di prima. E poi credo che abbia contato tanto il fatto di non avere paura: io non vedevo proprio l’ora di tornare in campo”.

Gira voce che tu sia contenta solo quando si vince…
“Diciamo che è abbastanza vero (ride, ndr). Io faccio davvero fatica a essere contenta se giochiamo bene ma perdiamo. Mi dà proprio fastidio: se giochi bene e perdi ti chiedi sempre perché non sei riuscita a portarla a casa. Sono molto competitiva, anche in allenamento: spesso discuto pure per le regole nei momenti di svago o per i dettagli. Voglio sempre vincere e mi auguro che l’anno prossimo vorrei che puntassimo alla Serie C. Quindi adesso sono contenta? Abbastanza, sì… a parte quel giro a vuoto contro l’Accademia Internazionale”.

Visto che l’hai detto apertamente: cosa serve per arrivare in Serie C?
“Prima di tutto non trovare ogni anno una squadra fuori categoria, perché puntualmente ne spunta una che potrebbe tranquillamente giocare anche in B (ride ancora, ndr). Però, al di là di questo, serve tanta determinazione da parte di tutte. Non è che non ci sia, ma deve essere ancora più forte. Non basta fare il minimo indispensabile: per arrivare lì bisogna fare molto di più”.

E, nello specifico, secondo te questo gruppo, senza una corazzata, può già competere per il primo posto?
“Per l’anno prossimo non lo so, è presto per dirlo. Però quest’anno secondo me il secondo posto poteva essere alla nostra portata. Le partite sono sempre un mondo a parte e può succedere di tutto, ma forse ci è mancata un po’ di cattiveria sotto porta. Senza nulla togliere alle compagne, avere magari una punta in più, soprattutto in caso di acciacchi, potrebbe aiutare. L’Erbusco, ad esempio, mi ha fatto una grande impressione: molto organizzate, tecnicamente forti e sembravano andare al doppio di noi. Tiravano fuori cose che a noi magari non riuscivano, non perché fossimo più scarse ma proprio per caratteristiche. A volte basta anche quel dettaglio o quell’episodio che gira dalla tua parte; loro sanno sempre sfruttrlo”.

Visto il tuo spirito competitivo, qual è l’obiettivo in Coppa Italia?
“Ormai siamo lì e vogliamo provarci fino in fondo. C’è tanta determinazione da parte di tutte per arrivare almeno in finale, anche perché il FiammaMonza è un avversario alla nostra portata. Poi, se ci arrivi, te la giochi in campo neutro e può succedere di tutto. Probabilmente dall’altra parte ci sarà l’Erbusco: chissà, magari dopo aver vinto il campionato molleranno qualcosa… ma prima di fare questi discorsi dobbiamo prenderci la finale”.

C’è un’altra voce che gira… Mi hanno detto che a inizio anno non eri così contenta del passaggio alla difesa a quattro perché c’è meno lavoro da fare.
“Più che altro era una questione di abitudine. Io non avevo mai giocato a quattro e quindi all’inizio non ero proprio pronta mentalmente: a tre funzionavamo bene e cambiare portava tante incognite. Però il mister ci ha aiutato molto a capire i meccanismi e alla fine devo dire che a quattro difendiamo anche meglio. Io ho imparato un ruolo nuovo. Forse ogni tanto mi sembra di fare meno rispetto a quando giocavo a tre, perché lì magari risalti di più individualmente. È più una cosa mentale: devo convincermi che se la linea difende bene insieme, allora risaltiamo tutte e quattro”.

Passando all’attualità, domenica contro il Castello Città di Cantù è arrivata una bella prova di maturità.
“Sì, è stata una partita importante proprio da quel punto di vista. Sono quelle gare in cui rischi di adeguarti al ritmo dell’avversario; invece, la squadra ha tirato fuori carattere. Anche se non ho giocato, da fuori ho visto la voglia di segnare ancora, di non accontentarsi. E anche i cambi sono entrati con l’atteggiamento giusto, pronte e con la testa dentro la partita”.

E sul prossimo impegno di Desenzano cosa possiamo dire?
“Speriamo di vincere ancora, ovviamente. All’andata abbiamo fatto tanta fatica: è finita 3-2 all’ultimo, tra l’altro avevo segnato anche io, e rispecchia un po’ il nostro andamento di quest’anno. È una squadra fastidiosa, abbastanza equilibrata. Però sappiamo che possiamo e dobbiamo farcela, a patto di non adagiarci. L’obiettivo per quest’anno? Restare almeno al terzo posto e riuscire a vincere la finale di Coppa sarebbe davvero tanta roba. Sarebbe un gran bel modo di chiudere la stagione”.

Matteo Carraro

Articolo precedente27^ C – Venegono e Casorate a caccia di punti salvezza. Academy sfida Cermenate per il primato
Articolo successivoVaresina-Castellanzese posticipata a mercoledì 18 Marzo

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui