Danilo Dennis Sollazzo ha spezzato la maledizione europea: lo scorso 2 marzo a Yerevan, in Armenia, è riuscito finalmente a qualificarsi per la finale continentale e successivamente a prendersi la medaglia d’oro. Una vittoria che arricchisce il palmares già sostanzioso del giovane talento varesotto, portacolori del Centro Sportivo Carabinieri, che va ad aggiungersi all’argento mondiale del 2022 e alle vittorie in Coppa del Mondo nel 2022 al Cairo e nel 2023 a Rio de Janeiro. Di seguito i passaggi più interessanti dell’intervista rilasciata a Podium TV, che trovate integralmente nel video in fondo all’articolo.

Che emozioni hai provato a vincere il tuo primo titolo europeo?
“Oggettivamente è stato meraviglioso. Erano tre anni che non riuscivo a entrare in finale agli europei, come se ci fosse una maledizione. La prima volta che sono riuscito a entrare in finale ho vinto. Sono veramente felice, ho anche pianto dalla gioia dopo la gara”.

Per come è andata la gara, forse sei riuscito anche a godertela un po’ la finale.
“In realtà, essendo la finale una gara a parte rispetto alla qualifica perché si riparte da zero, la situazione è stata molto stressante. Ero un pochino nervoso perché per tre decimi no ho fatto record europeo di qualifica e, entrando in finale, devi trattenerti per non crearti aspettative, anche perché i tuoi avversari non hanno nulla da perdere. Se ti crei delle aspettative, in questo sport non riesci a gestire il tiro come dovresti in ogni tuo colpo”.

Che tipologia di tiro preferisci: la qualifica dove sei tu e il poligono oppure la sfida contro gli avversari in finale?
“A me piace solo la finale, con l’adrenalina che sale e il confronto con gli altri in ogni singolo colpo. Una sensazione ovviamente fastidiosa, difficile, stressante, quasi dolorosa nei colpi finali quando senti come il cuore esploderti, le pulsazioni nelle orecchie, vedi la carabina che salta nel bersaglio al ritmo del battito cardiaco. Ma al contempo per me è l’unica vera parte divertente perché vivo il mio sport proprio come tale”.

Anche per noi è la parte divertente perché è l’unica che ci fanno vedere, dato che le qualifiche non vengono trasmesse in streaming. Non avendo mai avuto modo di vivere una gara dal vivo, sono curioso di sapere com’è l’ambiente in qualifica.
“La qualifica è noiosa, perché sei tu con te stesso e coi bersagli. Essenzialmente è poco più di un allenamento, con la musica forte di sottofondo e i colpi che senti continuamente nel poligono. Poi io non uso i tappi perché ascoltare i miei stessi pensieri mi deconcentra, quindi preferisco sentire il rumore del pubblico”.

Io ricordo che fino a un paio di anni fa con 630 punti eri certo di entrare in finale. Ora tu agli europei hai fatto 635,9 e si è andati in finale con 632 punti. Cos’ha determinato questo innalzamento del livello?
“Le attrezzature, perché è subentrata questa nuova marca indiana che ha sviluppato un materiale molto rigido ma al contempo elastico. Pertanto in posizione ti tiene solido, al punto che pensi che la carabina non possa passare i controlli, eppure li passa. Un po’ com’era accaduto per i costumi dei nuotatori. Con quest’attrezzatura anche chi era scarso ha alzato notevolmente il livello, infatti la federazione internazionale sta cercando di rivedere il regolamento”.

In uno sport così tanto mentale, come si può in allenamento riprodurre le stesse condizioni ambientali ed emotive che si troveranno poi in gara.
“Nessuno ti preparerà mai a una competizione, tanto meno a una finale. Noi diciamo sempre che dobbiamo portare la gara in allenamento, non l’allenamento in gara. Ovvero cerchiamo di allenarci con situazioni che ci creano tensione e stress, proprio per cercare di abituarci a quelle sensazioni che abbiamo poi in gara. Ad esempio, io metto in sottofondo le finali che ho fatto malissimo, così mi viene quella voglia di rivalsa e di non ripetere gli stessi errori”.

Nella carabina 10 metri ha sfiorato il record europeo di qualifica e fatto il record del mondo in finale, quindi sei al top. Poi c’è un’altra specialità olimpica, che è la carabina tre posizioni, in cui ha margine di crescita. Si tratta di una competizione a cui punti per il futuro?
“Parlo a cuore aperto: odio totalmente la tre posizioni, con tutto il cuore. In periodo invernale allenarsi al freddo, magari con 4 gradi, solamente indossando la termica e la giacca da tiro, non ce la faccio perché fa un freddo cane. Il dolore al piede che s’informicola fino al ginocchio, a volte anche alla schiena, è una sensazione che non sopporto. Io odio il dolore al punto che a volte ho quasi paura del dolore. Perciò mi piace il format, ma al contempo la odio per le sensazioni che provo durante l’allenamento e la gara. Perciò è qualcosa che rimarrà sempre a quel livello, perché le Olimpiadi di Parigi mi hanno confermato che il talento ce l’ho. Ma non riesco ad allenarla più di tanto. Preferisco essere campione in una specialità e mediocre in un’altra, piuttosto che un buon atleta in entrambe ma senza eccellere”.

Nel comitato organizzatore di Los Angeles 2028 c’è Niccolò Campriani, vincitore di 3 medaglie d’oro olimpiche nella carabina tra Londra 2012 e Rio 2016. Cosa proveresti a vincere una medaglia davanti a lui?
“L’idea che un tiratore italiano, plurimedagliato olimpico, ispirazione per tutti i giovani tiratori italiani, sia parte del comitato organizzatore è veramente un onore. Sarà un piacere andare lì e magari stringergli la mano dopo aver vinto una bella medaglietta”.

Alex Scotti

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