
Tra i tanti (troppi), record negativi mandati in archivio dalla Pro Patria 2025/26 (curiosamente), non c’è quello relativo alla media spettatori allo “Speroni“. Questione di soli 46 ingressi medi di differenza tra il dato di quest’anno (737) e quello del 2023/24 (691). Ma l’emorragia di tifosi dell’ultimo decennio è chiara oltre ogni ragionevole dubbio.
A prescindere dall’asterisco Covid sulle 2 annate post 2019/20. Così, mentre la Lega Pro mette in luce una stagione da primato (“La regular season della Serie C Sky Wifi ha fatto segnare un nuovo boom di spettatori: per la prima volta è stata superata la soglia dei 3 milioni di presenze negli stadi di Serie C. Rispetto a due stagioni fa, un milione di persone in più segue la Serie C dal vivo sul 2023 (+40%), 200mila unità (+8%) rispetto al campionato 2024-25″), lo specifico biancoblu va in controtendenza.
Per me si va nella città dolente
Entrando nel merito, nel Girone A di Serie C la Pro Patria si colloca in 12^ posizione con Vicenza primo (10.219) e Renate ultimo (419). Ma davanti ai bustocchi ci sono persino Giana (745) e la Dolomiti Bellunesi (773) che da matricola si è divisa tra Fontanafredda e Feltre. Insomma, non esattamente 2 piazze storiche e ad elevato bacino di utenza potenziale. Dietro finiscono in 8: AlbinoLeffe, Alcione Milano, Arzignano, Inter U23, Lumezzane, Ospitaletto, Renate e Virtus Verona. Mentre se si allarga il discorso agli altri 2 raggruppamenti, solo 4 club nel B (Bra, Juventus Next Gen, Pianese, Pineto), e 2 nel C (Atalanta U23 e Sorrento), sono alle spalle dei biancoblu. Piazzando la Pro Patria al 45° posto complessivo in terza serie. Quando invece, a rigore di banale calcolo dei residenti nella città di riferimento (a Busto Arsizio 84.604 al 31 gennaio scorso), dovrebbe occupare il 19° (escludendo per ovvie ragioni Alcione Milano, Virtus Verona, Inter U23, Juventus Next Gen e Atalanta U23). Un deficit indiscutibile.
Soli eravamo e senza alcun sospetto
Per tornare ai numeri di partenza, il 2025/26 entra comunque di diritto nella storia del club per un minimo da brividi: 319 spettatori lunedì 6 aprile per l’1-1 con la Triestina. Ma in stagione 3 gare sono comunque andate oltre i mille ticket staccati: Union Brescia (1.734), Vicenza (1.454) e Novara (1.352). Mentre nel 2023/24 erano state solo 2 (Vicenza 1.076 e Novara 1.062). Giustificando così con l’apporto dei tifosi ospiti la differente media annuale. Sia come sia, negli ultimi 16 anni la Pro Patria ha perso il 46% degli spettatori medi: dai 1.370 del 2009/10 (retrocessione ai playout in Seconda Divisione), ai 737 attuali. Quasi la metà. Dato che ha pochissimi riscontri in piazze analoghe.
Andando a ritroso, a seguire le ultime 26 stagione del box office tigrotto al netto delle 2 annate in D (2016/17 e 2017/18). Il dato riguarda solo la regular season (tra parentesi minimo e massimo del Campionato di competenza):
2025/26
737 spettatori medi (Triestina 319 – Union Brescia 1.734)
2024/25
759 (AlbinoLeffe 505 – Lecco 1.228)
2023/24
691 (Virtus Verona 500 – Vicenza 1.076)
2022/23
773 (Virtus Verona 513 – Piacenza 1.355)
2021/22 (limitazioni Covid)
472 (Trento 334 – Mantova 624)
2020/21 (chiusura Covid)
0
2019/20 (13 gare causa interruzione Covid)
1.003 (Pianese 817 – Monza 1.695)
2018/19
957 (Siena 710 – Pisa 1.281)
2017/18
Serie D
2016/17
Serie D
2015/16
779 (SudTirol 535 – Pordenone 1.134)
2014/15
964 (Real Vicenza 754 – Novara 1.966)
2013/14
800 (Lumezzane 631 – Cremonese 1.200)
2012/13
1.051 (Castiglione 800 – Monza 1.900)
2011/12
1.019 (Sambonifacese 750 – Mantova 1.700)
2010/11
1.110 (Mezzocorona 900 – Pro Vercelli 1.500)
2009/10
1.370 (Paganese 1.150 – Varese 1.858)
2008/09
1.804 (Venezia 1.163 – Sambenedettese 3.000)
2007/08
1.276 (Foligno 907 – Foggia 1.964)
2006/07
1.232 (Pro Sesto 888 – Pisa 2.329)
2005/06
1.324 (Pizzighettone 981 – Genoa 2.865)
2004/05
1.355 (Sangiovennese 901 – Como 2.100)
2003/04
1.418 (Spal 776 – Lucchese 2.431)
2002/03
1.732 (Alzano 1.356 – Cesena 2.482)
2001/02
1.500 (Meda 1.000 – Alessandria 2.800)
2000/01
1.559 (Novara 1.000 – Legnano 3.200)
Giovanni Castiglioni
(foto Filippo Kultegeneration D’Angelo)

























