
Idee chiare e precise. Il Morazzone riparte con una direttrice già ben impostata, che guarda alla valorizzazione del lavoro del proprio settore giovanile per cercare di portare un’aria di novità alla Prima Squadra al termine di una stagione complicata.
Al comando ci sarà Marco Dallo, che incarna alla perfezione quell’anello di congiunzione tra giovanili e senior e che ha deciso di prendere in carico questa sfida con grande sicurezza e chiarezza d’idee e d’intenti per scrivere un nuovo capitolo della storia rossoblu, di cui è parte integrante da tanto tempo.
Mister, il perché della scelta di accettare la guida della Prima Squadra?
“Il motivo è semplice, e la società lo ha spiegato bene anche nell’annuncio ufficiale: vogliamo dare continuità al lavoro fatto nel settore giovanile. Fare calcio con le proprie idee significa anche che, a volte, la visione dell’allenatore non coincide perfettamente con quella della società. Negli anni sono stato più volte accostato alla Prima Squadra, ma ho sempre detto no. Quest’anno, invece, ci sono tutte le condizioni per dare continuità a un percorso coerente, costruito da una società che con la Juniores ha fatto qualcosa di straordinario, arrivando terza in Italia due anni fa. Credo che risultati del genere debbano avere un naturale sbocco nella categoria superiore, altrimenti investire sui giovani perde significato. Più volte mi sono sentito dire che chi arrivava dalla Juniores non fosse pronto per la Prima Squadra. Io non sono mai stato d’accordo. Adesso proveremo a dimostrare il contrario”.
Mi pare di capire, quindi, che seguirete un progetto giovane…
“Porteremo in Prima Squadra probabilmente otto ragazzi. Una cosa però deve essere chiara, ed è emersa fin dalla prima riunione tecnica e anche durante il rinfresco di fine stagione con la squadra: non vogliamo costruire una formazione giovane tanto per esserlo. Poi, come sempre, sarà il campo a parlare. Non andremo allo sbaraglio, né faremo una “Juniores 2.0”. L’obiettivo è creare il giusto equilibrio tra esperienza e gioventù. Nelle ultime stagioni forse non è stato così, quindi vogliamo cambiare direzione, ma senza forzare i tempi di crescita di nessun giocatore. Il nostro compito è mettere questi ragazzi nelle migliori condizioni possibili per esprimersi. Non guardiamo la carta d’identità, guardiamo le prestazioni. E nelle prime squadre questo, purtroppo, non è sempre scontato”.
Cosa si salva dell’ultima stagione?
“Parto da un presupposto: io non ho seguito direttamente le vicende della domenica. Ho visto le immagini e mi sono confrontato con la dirigenza, non con lo staff tecnico. Personalmente, al posto di Iori, probabilmente non sarei subentrato: per il mio modo di intendere il calcio non era un gruppo semplice da gestire. Adesso però bisogna guardare avanti e salvare il più possibile. In pochi giorni abbiamo parlato con tutti e abbiamo già le idee molto chiare: chi non è convinto può andare via. Se un giocatore non è motivato, io non lo voglio nello spogliatoio. Se hai voglia di restare e di dare tutto, bene. Se invece hai dubbi o non sei convinto, allora è giusto separarsi. Non lo dico per screditare un gruppo che a Morazzone ha dato tanto, ma perché credo sia arrivato il momento di voltare pagina. Per anni siamo stati una mosca bianca, confermando gli stessi giocatori per tanto tempo. Però a volte l’eccessiva confidenza può portare a situazioni difficili da gestire. Io sono abituato a fare il massimo nel miglior modo possibile. Solo dopo aver dato tutto posso eventualmente puntare il dito verso gli altri, non prima. Non vogliamo alibi, perché con gli alibi non si va lontano. Voglio persone capaci di assumersi responsabilità. Come società ci siamo assunti le nostre e abbiamo le idee molto chiare”.
Alessandro Burin


























