Dopo molti anni passati attivamente sul rettangolo verde, restare a guardare non è mai semplice. Lo sa bene Luigi Compagnone, allenatore con una lunghissima esperienza sul campo, reduce dalla complicata e sfortunata parentesi sulla panchina del Nerviano, interrottasi lo scorso febbraio. Un addio che non ha però intaccato la passione e l’energia di un allenatore che si è sempre messo in gioco, dalle giovanili (Legnano, Pro Patria, Castellanzese, Valle Olona) fino alle Prime Squadre.

Partendo dal presente: a febbraio si è interrotta l’avventura sulla panchina del Nerviano. Come ha vissuto questi mesi lontano dal campo e quanta fame c’è per ripartire la prossima stagione?
“A febbraio si è chiuso un capitolo in cui credevo molto. Sapevo che sarebbe stata un’annata particolare perché era il primo anno dopo la fusione tra Accademia Settimo e Nervianese, una situazione nata già zoppicando e che ha creato diverse problematiche interne, ma onestamente non mi aspettavo che andasse così. Peccato, perché mi ero buttato in toto in quel progetto e dove ho ricoperto anche il ruolo di responsabile tecnico del settore giovanile. Ormai però fa parte del passato e penso a ripartire facendo tesoro per il futuro degli errori commessi e dalle scelte non adeguate. Adesso mi voglio rimettere in gioco con un nuovo progetto, magari più sereno, in una società con una storia importante alle spalle che mi permetta di lavorare con tranquillità”.

Guardando anche i due anni al CAS Sacconago, cosa si porta dietro e cosa pensa sia mancato nell’ultima esperienza al Nerviano?
“Al CAS Sacconago sono stati due anni splendidi dove ho lavorato con molta serenità nonostante le tante difficoltà, soprattutto economiche, dato che non avevamo i fondi delle altre squadre del girone. Il primo anno in Promozione, pur essendo retrocessi per un solo punto, per me è stato un vero e proprio trampolino di lancio nel calcio dei grandi. Speravo che a Nerviano potesse nascere qualcosa di altrettanto costruttivo e a lungo termine, ma purtroppo sono venute a mancare le basi per far nascere quel tipo di percorso”.

In queste settimane si stanno muovendo le prime panchine: che tipo di progetto sta cercando per una nuova tappa nella sua carriera?
“Nel calcio i progetti si valutano stagione per stagione, ma poter programmare a lungo termine è la cosa più gratificante per un allenatore. Sapere che la società vuole crescere o che punta forte sui giovani, come fatto con il CAS, mi piace parecchio. A Nerviano eravamo al lavoro già da aprile dell’anno precedente, ma quando gli intoppi diventano irrisolvibili è giusto interrompere il rapporto perché alla fine mister e società devono sposare gli stessi obiettivi. Al momento sono in attesa, ho avuto un paio di contatti con squadre in Prima Categoria, ma poi sono sfumati per via di cambiamenti societari interni. Non guardo alla categoria: mi piacciono le sfide che sia Promozione, Prima o Seconda Categoria non importa. Conta solo la serietà e una società strutturata per poter garantire un lavoro continuativo”.

Oggi, con oltre 25 anni di esperienza in panchina, come pensa sia cambiato come uomo e allenatore rispetto agli inizi?
“Ormai sono 27 anni che alleno, ho iniziato nel 1999 partendo dagli oratori e ho fatto tutta la trafila: i Regionali, i Nazionali alla Pro Patria, le Juniores e poi le Prime Squadre. Lo step tra giovanili e adulti cambia molto perché devi saper gestire tutto senza tralasciare il minimo dettaglio, ci sono problematiche diverse e ti rapporti con persone che lavorano e che hanno una famiglia. I tre anni passati da vice con Rovellini mi hanno insegnato molto: lui è un autentico maestro nella gestione del gruppo e standogli accanto in panchina ho capito i veri segreti delle Prime Squadre. Oggi mi sento un mister molto più pronto e sempre in continuo aggiornamento, quando ho un giorno libero in settimana mi piace andare a vedere gli allenamenti di altri colleghi, a volte anche più giovani, che stanno facendo bene per capire metodologie e atteggiamenti. Non mi sentirò mai arrivato perché c’è sempre da imparare”.

Per concludere, c’è una speranza di vederla presto su una nuova panchina?
“Spero davvero di trovare la soluzione giusta a breve perché, se non dovessi iniziare la stagione ad agosto, per me sarebbe la primissima volta senza una squadra in 43 anni di calcio, tra l’esperienza da giocatore e quella da mister. Qualcosa si sta muovendo con diversi contatti in elaborazione e vedremo se si concretizzeranno. Altrimenti, quest’anno mi toccherà guardare gli altri iniziare”.

Nicholas Raffaele

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