
Nel 2013 Graziano Cocca ha fatto una scommessa. E l’ha vinta. 13 anni dopo lo si può affermare senza timore di smentita, perché Villa Cocca è oggi un punto di riferimento non solo per Gavirate, ma per tutto il varesotto. Location eccellente, ospitalità fuori dal comune e qualità dei prodotti di prima scelta. E, soprattutto, quella sensazione di sentirsi a casa propria che fa tutta la differenza del mondo: frequentare Villa Cocca non è solo un piacere, ma è un’esperienza totale che ti resta dentro.
E Graziano Cocca è sempre lì, con il suo sorriso e il suo carisma da foggiano doc, affiancato dalla sua famiglia e dal suo staff, per coccolare in ogni istante i suoi clienti (che ben presto diventano amici) in ogni momento della giornata.
DA APRICENA A GAVIRATE: UNA SCELTA DI VITA

Un viaggio lungo quasi una vita, partito da lontano e arrivato fino al cuore del varesotto. “25 anni fa lavoravo per il Gruppo Sarni e, nel momento in cui ha aperto il Centro Commerciale Campo dei Fiori a Gavirate, dalla mia Apricena mi sono trasferito al Nord – racconta Cocca, rivivendo quella che ben presto è diventata una scelta di vita più che un’esigenza lavorativa –. Mi sono innamorato di Gavirate perché qui si vive bene e ci sono prospettive importanti anche per i figli. Però non ho mai dimenticato da dove vengo, soprattutto dal punto di vista imprenditoriale. E, infatti, la qualità dei prodotti che utilizziamo oggi nasce da lì”.
Un’identità doppia che si traduce ogni giorno nel suo lavoro. “La vita dell’imprenditore è questa: rischi tutti i giorni e vivi praticamente una vita parallela. Oggi siamo aperti 7 giorni su 7, dalle 11 a mezzanotte, 364 giorni l’anno. I numeri però ci stanno dando forza e ragione, il che ci spinge a crescere”. Una crescita che ha trasformato Villa Cocca in un locale polivalente nel quale la cucina resta un manifesto identitario preciso: “Abbiamo alzato il livello: è un locale che vive dalla pausa pranzo al dopocena, ma anche per eventi come compleanni, battesimi, comunioni, cresime e matrimoni. Portiamo avanti una cucina pugliese con prodotti di nicchia, dal produttore al consumatore senza passaggi intermedi. Cito ad esempio i salumi Santucci, le burrate della fattoria Liuzzi, o il pesce pescato solo nel Mar Adriatico: il costo è maggiore, ma il sapore lo vedi nel piatto”.
È però soprattutto nella risposta del locale che si vedono i risultati migliori, il tutto accompagnato da una gestione intensa e totale. “Io nel weekend faccio anche 50 ore lavorative. Certo, tolgo tempo alla mia famiglia, ma i miei due figli sono qui con me e mi danno una mano. Qui convivono realtà diversissime: ci è capitato nello stesso giorno di festeggiare un primo compleanno e un centesimo compleanno. E una ragazza l’abbiamo accompagnata dalla cresima al diciottesimo fino al matrimonio. Questo, per un ristoratore come me, è quanto di più emozionante possa esistere”.
LA RICETTA DEL SUCCESSO

Non esistono scorciatoie, e Cocca lo sa bene: “Il successo non è mai scontato. È fatto di tanti fattori: devi capire il mercato e scegliere bene le persone con cui lavorare. Durante la settimana lavorano con noi 24-25 ragazzi. Noi non siamo titolari distaccati: siamo dentro un’unica grande famiglia. E infatti tutti mangiano con noi, prima o dopo il servizio. Questo crea squadra e ci ha permesso di non avere problemi di personale, anche se la gestione del tutto non è mai facile: anche con una struttura così, le spese quotidiane sono tante e a volte ti chiedi chi te lo faccia fare. Poi però arriva il momento che ripaga tutto perché quando ti ritrovi 1200 persone nel weekend e le vedi andare via contente da questo angolo di paradiso capisci tutto”.
Non è un mistero che il cliente resti il centro assoluto: “Io sono contento del rapporto che abbiamo con chi ci sceglie. Non faccio distinzioni: tratto tutti allo stesso modo, chi ha di più e chi ha di meno. L’obiettivo è uno solo: vederli andare via felici e soprattutto farli tornare”. E a volte bastano poche parole per capire il senso del lavoro. “Un imprenditore pugliese mi ha detto: ‘io giro tanti posti, ma qui mi sento a casa’. E questo per me vale più di tutto”. L’ingrediente fondamentale, però, è sempre lo stesso: ““Mio nonno mi ha insegnato il rispetto delle persone, soprattutto di chi è più grande di te. Dal caffè all’ostrica voglio rispetto e lo pretendo perché proprio il rispetto è uno dei nostri valori fondanti”.
LA SCOMMESSA VILLA COCCA

Riavvolgendo il nastro a 13 anni fa, la nascita di Villa Cocca è una di quelle intuizioni che cambiano una carriera. “All’inizio gestivo la ristorazione del centro commerciale, un modello mordi e fuggi, ed ero anche titolare di un piccolo tabacchino; diciamo, però, che si lavorava tanto d’inverno, mentre in estate avevo bisogno di un’attività che mi supportasse. Nel 2013, quando mi hanno proposto questo locale, andava di moda Villapapeete a Milano Marittima: sono andato a vedere come funzionava e sono rimasto scioccato in positivo”. Poi il ritorno a Gavirate e la scintilla: “Sono tornato qui, ho visto queste quattro mura, senza nulla di quello che c’è adesso, e mi si è aperto un mondo: ho capito che volevo portare anche qui in provincia di Varese un locale giovane, con happy hour, feste e dj set. Nel raggio da Busto a Luino non c’era nulla di simile. Gavirate era il posto giusto”.
Ma non tutto è stato semplice. Come per qualsiasi progetto, Graziano Cocca ha dovuto combattere lo scetticismo iniziale e, soprattutto, vincere ad ogni livello giudiziario quella che è passata alla storia come la “Guerra dei Decibel”. Poi la risposta imprenditoriale, semplice e immediata tanto quanto efficace e produttiva: “Abbiamo investito su ciò che gli altri non avevano: materia prima di altissimo livello. Olio, vino, taralli, pesce, salumi e formaggi scelti con attenzione dalla mia Puglia”.
“Il centro commerciale non è andato come speravo – prosegue Cocca –, ma mi sono rimboccato le maniche e ho scalato una montagna più alta di me. Il nome è diventato identità. Villapapeete era un’istituzione, l’assonanza con il mio cognome mi piaceva ed ecco che è nata Villa Cocca. E oggi è un marchio riconosciuto: aperitivo? Villa Cocca. Cena? Villa Cocca. Sono orgoglioso di quanto ho e abbiamo costruito: non possiamo diventare un ristornate stellato anche solo per una questione di coperti ma vogliamo entrare in una guida Michelin e, senza presunzione, credo che ce lo meriteremmo. Io sono ambizioso e se hai successo è giusto che tu ti ponga obiettivi sempre più alti, anche se a volte, da buon foggiano, ragiono a testa calda (ride, ndr): magari passo dall’orgoglio di una domenica sera con 400 persone alla preoccupazione se in inverno, com’è normale che sia, il lavoro cala. Ma, come ho detto prima, la soddisfazione del cliente vale tutto e il vero risultato è il passaparola”
SPORT E TERRITORIO: “TUTTI IN RETE”

Villa Cocca non è solo ristorazione, ma anche comunità. Graziano Cocca s’illumina: “Abbiamo fatto tante attività nel sociale perché amo i bambini e so cosa significa essere genitore. Aiutare chi è in difficoltà è per me un orgoglio, soprattutto senza apparire perché la vera beneficenza la fai dietro le quinte”. Il legame con il territorio passa anche dallo sport. “Il calcio ce l’ho nel sangue. Mio zio Francesco Masselli ha portato il Foggia in Serie A come presidente onorario ed era il re dei marmi. Da lì nasce la mia passione”. Una passione che diventa anche visione. “Oggi sponsorizziamo il progetto Varese e Gavirate. Il mio sogno sarebbe comprare il Foggia e portarlo in Serie A… magari si parte dal Varese”.
E il legame con la rete imprenditoriale è diretto. Proprio qualche settimana fa Villa Cocca ha ospitato l’abituale riunione dei partner del progetto “Insieme per crescere” che ha proprio nell’asse Gavirate-Varese il fulcro sportivo. “Massimo Foghinazzi è una gran bella persona – aggiunge Cocca –, come lo sono i Rosati. Ho ricordi bellissimi dell’epoca della Serie B al Franco Ossola, quando gestivamo l’hospitality e la volontà di costruire qualcosa di importante c’è. Parliamo di un progetto che guarda avanti: Mi piace partecipare alle riunioni organizzate da Massimo, confrontarmi con altri imprenditori e crescere insieme. L’obiettivo è allargarsi sempre di più a Varese e provincia. Sinergie di questo tipo portano vantaggi a tutti gli attori protagonisti e l’app Tutti in Rete non fa altro che velocizzare il processo d’interazione tra le parti. Massimo, in tal senso, è sempre stato un precursore a livello imprenditoriale e sono certo che nei prossimi anni i risultati di questo progetto saranno sempre più importanti”.
I SOGNI NEL CASSETTO E IL VALORE DELLA FAMIGLIA
Dietro tutto, c’è sempre un legame profondo con le origini. “Io ormai sono gaviratese, ma resto devoto alla mia città Apricena e alla Madonna. Noi siamo cresciuti con questo senso di protezione e di fede. Villa Cocca ha diversi richiami alla Madonna, perché fanno parte della mia storia”. Il sogno più grande è anche il più personale: “Vorrei riuscire a regalare la corona alla Madonna di Apricena, come hanno fatto a loro tempo Michele ‘Chechele’ Iacubino e sua moglie Nennella, i celebri proprietari del ristorante La Porta Rossa a Milano. Per riuscire a farlo devo alzare il livello ma, come ho detto, sono ambizioso e i miei sogni li ho sempre ben a mente e più o meno a portata di mano: regalare la corona alla Madonna, entrare in una Guida Michelin e portare il Foggia in Serie A”.
Infine, però, il cuore di tutto che vale più di qualsiasi altra cosa: “Il lavoro è importante, ma senza la famiglia non sarebbe nulla: ogni giorno dico grazie a Moira, la mia compagna e il mio punto fermo. I miei figli Francesco (che, a proposito di legame con lo sport, è pronto ad essere il nuovo presidente del Varano Borghi, ndr) e Simone, senza dimenticare Gabriele e la piccola Diletta. Siamo una squadra, dentro e fuori dalla cucina perché alla fine Villa Cocca è questo: lavoro, sacrificio, famiglia e cuore. Sempre”.
Matteo Carraro























