
La storia tra la UYBA Volley Busto Arsizio e Mariam Metwally si chiude dopo una stagione destinata a rimanere nella memoria del club. Non soltanto per il contributo tecnico offerto dalla schiacciatrice egiziana, ma soprattutto per il valore simbolico del suo percorso: prima atleta egiziana a disputare il campionato italiano e prima giocatrice a scendere in campo con il velo in Serie A1, Metwally ha rappresentato un messaggio di inclusione, apertura e integrazione che è andato ben oltre il rettangolo di gioco.
Arrivata a Busto Arsizio con il peso di un’importante responsabilità, “Meeto” ha saputo conquistare ambiente, compagne e tifosi con il suo atteggiamento sempre sorridente, la professionalità e la voglia di mettersi in gioco in una realtà completamente nuova. La UYBA ha voluto salutarla in maniera speciale, sottolineando come il suo passaggio in biancorosso abbia lasciato un’eredità umana oltre che sportiva.
Ecco l’intervista esclusiva a Mariam Metwally:
Mariam, sei arrivata in Italia portando con te una storia sportiva importante e anche un forte valore simbolico: che cosa ha rappresentato per te vivere una stagione nel campionato italiano con la maglia della UYBA?
“Indossare la maglia della UYBA e giocare nel campionato italiano ha significato moltissimo per me, sia come atleta sia come persona. L’Italia ha uno dei campionati di pallavolo più competitivi al mondo, quindi è stata un’opportunità incredibile per mettermi alla prova, crescere e imparare da giocatrici e allenatori di altissimo livello. Oltre all’aspetto sportivo, ero consapevole che il mio percorso avesse anche un significato simbolico. Speravo di dimostrare che determinazione, duro lavoro e passione possono superare le barriere e ispirare gli altri, soprattutto le giovani ragazze che sognano di praticare sport indipendentemente dal loro background. Rappresentare la UYBA è stato un onore e sono grata per il supporto che ho ricevuto dal club, dalle mie compagne e dai tifosi durante tutta la stagione. È stata un’esperienza che porterò sempre con me”.
Sei stata la prima giocatrice egiziana del campionato italiano e la prima atleta a giocare con il velo in Serie A1: hai sentito il peso o l’orgoglio di questo primato? Che messaggio pensi possa arrivare alle ragazze che ti guardano, in Egitto e non solo?
“Per me questa esperienza significa molto più che giocare semplicemente a pallavolo. Essere la prima donna egiziana nella storia a giocare nel campionato italiano è qualcosa che mi riempie di immenso orgoglio. È difficile spiegare a parole cosa si provi sapendo di aver raggiunto qualcosa che nessuna donna egiziana aveva mai fatto prima. Mi sento onorata di rappresentare il mio Paese e di aprire la strada ad altre ragazze egiziane, affinché possano sognare più in grande e credere di poter arrivare anche loro a questo livello”.
Dal punto di vista umano e culturale, quali sono state le differenze più grandi che hai trovato arrivando in Italia? C’è stato qualcosa che ti ha sorpresa positivamente nella vita quotidiana, nello spogliatoio o nel rapporto con i tifosi?
“Quando sono arrivata in Italia, ho notato molte differenze, sia a livello culturale sia nella vita di tutti i giorni. Per me era tutto nuovo, ma ciò che mi ha sorpresa di più è stato quanto tutti siano stati accoglienti e disponibili. Le mie compagne, lo staff tecnico, le persone per strada e tutti all’interno del club mi hanno fatta sentire a casa fin dall’inizio, rendendo l’adattamento molto più semplice. Nello spogliatoio ho apprezzato davvero tanto l’atmosfera positiva e la professionalità. Tutti lavoravano duramente, ma allo stesso tempo si sostenevano a vicenda, e questo mi ha aiutata a crescere come giocatrice. Mi è piaciuto molto il fatto che nello spogliatoio ognuna condividesse la propria cultura. Anche i tifosi mi hanno colpita moltissimo. La loro passione e il loro sostegno costante, sia nelle vittorie sia nelle sconfitte, hanno significato tanto per me. Ho sentito davvero il loro affetto ogni volta che sono scesa in campo e sono molto grata per questa esperienza”.
Hai mai incontrato difficoltà, incomprensioni o momenti complicati legati alla diversità culturale, religiosa o personale? E, al contrario, quali gesti di accoglienza ti hanno fatto sentire parte del gruppo?
“C’erano piccole differenze nella lingua, nella cultura e nelle abitudini quotidiane, ma non le ho mai viste come ostacoli. Le ho viste come opportunità per imparare e crescere. Per quanto riguarda la mia religione o il mio background personale, mi sono sempre sentita rispettata, soprattutto durante il Ramadan. Tutti all’interno del club sono stati molto comprensivi e disponibili, e questo per me ha fatto davvero la differenza. A farmi sentire parte del gruppo sono stati soprattutto i semplici gesti quotidiani: le mie compagne mi hanno sempre coinvolta, mi hanno aiutata a comunicare e si sono assicurate che non mi sentissi mai sola. La loro gentilezza e il loro supporto hanno reso il mio adattamento molto più facile e, in pochissimo tempo, mi sono sentita parte di una famiglia, non solo di una squadra”.
Dopo questa esperienza alla UYBA, che cosa porterai con te di Busto Arsizio, della squadra, della e-work arena e dei tifosi biancorossi?
“Davvero tantissimo! Porterò con me moltissimi ricordi indimenticabili. Busto Arsizio avrà sempre un posto speciale nel mio cuore, perché è il luogo in cui ho iniziato la mia carriera professionistica e realizzato uno dei miei sogni più grandi. Ricorderò sempre le mie compagne, lo staff tecnico e tutte le persone della UYBA per avermi fatta sentire accolta fin dal primo giorno. Mi hanno aiutata a crescere non solo come giocatrice, ma anche come persona. L’atmosfera della e-work Arena è qualcosa che non dimenticherò mai. Giocare davanti ai tifosi biancorossi è stato incredibile. La loro passione, la loro energia e il loro sostegno mi hanno dato fiducia ogni volta che sono scesa in campo.
Me ne vado con tantissimi ricordi, insegnamenti preziosi e amicizie che spero dureranno per sempre. Sarò sempre grata alla UYBA e a tutti coloro che mi hanno sostenuta durante questo capitolo speciale della mia carriera! Ci rivedremo”.
Redazione
Intervista a cura dell’ufficio stampa UYBA






















