
Ci sono medaglie che valgono un podio e altre che valgono un messaggio. Quelle conquistate da Gabriele Alzati agli European Transplant Games di Arnhem appartengono a entrambe le categorie. L’atleta varesino, trapiantato di midollo osseo nel 2017 e da anni punto di riferimento della Nazionale italiana degli atleti trapiantati, è tornato dall’Olanda con un bottino di assoluto prestigio: tre medaglie d’oro e un bronzo. Successi ottenuti nel beach volley, nelle freccette, nel bowling e nel tennis, a conferma di una versatilità sportiva costruita negli anni.
Un risultato che, però, Alzati tiene quasi in secondo piano: “Il nostro obiettivo principale non è vincere le medaglie, anche se ovviamente fa piacere portarle a casa. Lo scopo di queste manifestazioni è dare speranza a chi oggi è ancora in ospedale, in attesa di un organo o di un midollo. Vogliamo dimostrare che non si torna semplicemente a sopravvivere, ma si può tornare a vivere davvero“.

Chi segue la sua storia lo associa inevitabilmente alla pallavolo, disciplina con cui dal 2019 ha conquistato titoli europei e mondiali con la Nazionale italiana. Ad Arnhem, invece, il programma è cambiato. “La pallavolo quest’anno non era prevista come gli anni scorsi – spiega Alzati -. Al suo posto si è giocato un torneo di beach volley 4 contro 4 su sabbia, un adattamento pensato per rendere più semplice la partecipazione internazionale“. Il sistema degli European Transplant Games, infatti, permette agli atleti di cimentarsi anche in discipline individuali, in base alle priorità stabilite dalla propria federazione nazionale. “Il mio sport principale rimane la pallavolo. Ma se in Italia nessun altro ha priorità davanti a me in altre discipline posso partecipare anche a quelle. Così negli ultimi anni ho iniziato ad allenarmi anche nelle freccette, nel bowling e nel tennis“. Una scelta che continua a dare risultati.
“La medaglia a cui tengo di più? Le freccette”

Se il beach volley rappresenta ormai una certezza, la soddisfazione personale arriva da un’altra disciplina. “Sarebbe scontato dirti il beach volley, perché è lo sport che sento più mio. Però la medaglia che mi rende più orgoglioso è quella nelle freccette“.
Il motivo è semplice. “È uno sport che ho iniziato solo pochi anni fa. Mi sono costruito una pedana artigianale a casa, mi sono allenato giorno dopo giorno e vedere quel lavoro trasformarsi in un titolo europeo è stata una soddisfazione enorme“… Dopo il bronzo conquistato ai Mondiali dello scorso anno, ad Arnhem è arrivato l’oro.
“In campo non siamo mai solo noi”
Dietro ogni vittoria, però, c’è una dedica che accomuna tutti gli atleti. “Quando entriamo in campo non siamo mai soli, in quattro o in sei. Siamo sempre il doppio. Ognuno di noi è lì grazie a qualcun altro“. Per chi ha ricevuto un organo significa ricordare una persona che non c’è più.
Per chi, come Gabriele, ha ricevuto un trapianto di midollo osseo, il pensiero va invece al donatore anonimo che ha deciso di iscriversi al registro. “Il primo pensiero va sempre ai nostri donatori. Senza di loro tutto questo non esisterebbe“. Non a caso il motto della manifestazione è “The Gift of Life“, il dono della vita.
Lo sport come strumento di sensibilizzazione

Per Alzati le competizioni internazionali rappresentano anche un’occasione per parlare di donazione. Sul territorio è infatti referente di ADMO Varese e durante l’anno incontra decine di studenti nelle scuole. “Lo sport è un aggancio importante, ma quello che colpisce davvero è la testimonianza diretta. Quando racconti ciò che hai vissuto davanti ai ragazzi capiscono che non è una storia letta su un libro“.
Il messaggio è chiaro anche quando si parla di donazione di midollo osseo. “Ci sono ancora tantissimi falsi miti. Molti pensano che sia una procedura dolorosa o rischiosa. Oggi, nella maggior parte dei casi, la donazione avviene in aferesi ed è molto simile a una normale donazione di plasma. Informarsi significa poter salvare concretamente una vita“.
Una realtà ancora poco conosciuta
Nonostante il valore della manifestazione, in Italia questi risultati ricevono ancora poca attenzione mediatica. “Mi dispiace perché parlarne significa dare speranza a tante persone. L’anno scorso sono stato io stesso a contattare alcune redazioni per raccontare quello che avevamo fatto. Non per protagonismo, ma perché è importante che queste storie vengano conosciute“.
Gli European e i World Transplant Games raccolgono centinaia di atleti trapiantati provenienti da tutta Europa e dal resto del mondo. In alcune nazioni sono sostenuti direttamente dai comitati paralimpici nazionali; in Italia, invece, gran parte delle spese resta a carico degli atleti e delle associazioni.
I prossimi obiettivi
La stagione, però, è tutt’altro che conclusa: in autunno Alzati tornerà in campo con il Club Volley Italia Trapiantati per le iniziative di sensibilizzazione organizzate sul territorio, mentre il grande appuntamento internazionale è già fissato con i World Transplant Games 2027, in programma a Leuven, in Belgio, dall’1 all’8 agosto. Parallelamente continua anche la sua crescita come arbitro nazionale di pallavolo, ruolo che oggi rappresenta il suo principale impegno durante la stagione sportiva.

“Non cambierei nulla”
L’ultima risposta è forse quella che racchiude meglio il senso dell’intero percorso: Se potessi parlare al Gabriele ricoverato in ospedale nel 2018, cosa gli diresti?
“Sinceramente non cambierei nulla. Ho sempre avuto la convinzione che ce l’avrei fatta, anche nei momenti peggiori. Cercavo già l’esistenza di queste competizioni internazionali quando ero ancora in ospedale e mi ero promesso che un giorno ci sarei arrivato“.
Quel traguardo non solo è arrivato. Oggi Gabriele Alzati continua a salirci sopra, su quei podi. Ma ogni medaglia conquistata porta con sé un messaggio che vale molto più dell’oro: dopo un trapianto si può ricominciare. E, a volte, si può persino arrivare dove prima sembrava impossibile.
Matteo Carcano



























