Ferragosto. Il giorno in cui l’Italia si ferma, si sdraia su un asciugamano o si incammina su un sentiero di montagna, con lo zaino in spalla e la promessa di un panorama che ripaghi la fatica della salita. Ed è proprio da qui, da questa dolce sospensione che precede il gran ritorno, che parte anche il nostro viaggio di ogni estate: il Seconda Noi, l’appuntamento che tra qualche giorno (con i raduni ormai alle porte) ci accompagna dentro la nuova stagione di Seconda Categoria, azzardando una visione di un campionato che, come sempre, sarà pronto a raccontare il suo vero pronostico, giornata dopo giornata, in maniera sicuramente più autentica della nostra.

Quest’anno, però, la gita di mezza estate ha un twist. Perché la montagna è la stessa, ma il versante da cui la guarderemo è cambiato: quello che è stato il “Girone X“, il raggruppamento più a Nord della provincia, ha cambiato nome e ora si chiama Girone Z. Una semplice questione di targhe, si dirà, un cartello diverso all’imbocco del sentiero. Ma chi conosce la montagna sa che basta spostarsi di pochi metri, cambiare cresta, per ritrovarsi davanti a un paesaggio completamente diverso. E infatti, tra chi è sceso da quote più alte, chi è risalito dalla collina e chi si è semplicemente ritrovato dall’altra parte del crinale, sono appena sette le squadre rimaste sullo stesso sentiero di sempre (Aurora Induno, Cuassese, Buguggiate, Gazzada Schianno, Eagles Caronno, Union Tre Valli e Varano Borghi). Tutte le altre sono facce nuove, pronte a rimescolare le carte di un gruppo che si preannuncia tutt’altro che scontato. E se lo scorso anno la nostra gita aveva dei punti di riferimento chiari, delle vette facilmente identificabili, quest’anno il panorama è più democratico: non ci sono favorite nette, ma piuttosto compagnie di cordata diverse, ciascuna con le proprie ragioni per issare la bandierina più in alto. Proviamo, come ogni Ferragosto che si rispetti, a tracciare il percorso.

Dallo Z allo Z: chi passa da un sentiero già battuto

Si parte da chi, in fondo, lo zaino non ha nemmeno dovuto disfarlo: quattro squadre che lo scorso anno gravitavano già in questo raggruppamento e che ora, complice il rimescolamento generale, si ritrovano davanti a un tratto di sentiero improvvisamente più libero. Tutte e quattro avevano chiuso l’annata nelle zone alte della classifica, chi centrando i playoff, chi mancandoli per un soffio, e ora vogliono sfruttare il vuoto di potere per issarsi in vetta.

Chi vuol partire per raggiungere per prima il rifugio è la Sommese, che torna nel gruppo varesino con l’ambizione di confermarsi tra le prime della cordata. Il mercato ha portato innesti di peso alla rosa granata, che ora vuole trasformare la qualità dell’organico in risultati concreti, puntando dritta alle zone nobili della classifica. Un anno fa le ambizioni erano già alte, quest’anno non possono che salire ulteriormente, con lo scotto di un finale di stagione amarissimo che ha fatto sfumare dei playoff alla portata.

Poi ci sono Jeraghese e Mercallo, che da outsider si sono trasformate in protagoniste: lo scorso anno si sono prese i playoff, con la Jeraghese arrivata a giocarsi con il Cistellum anche l’accesso alla fase regionale. Il Mercallo ha lavorato lontano dai riflettori, ma il risultato è una rosa che merita attenzione: i biancoverdi hanno confermato gran parte dell’ossatura, aggiungendo innesti mirati per dare continuità a un percorso già positivo. Alla Jeraghese, invece, le aspettative si sono inevitabilmente alzate: il lavoro di mister Checchi e della sua squadra prosegue, con la sensazione che ci sia voglia di alzare ancora il tiro.

Chiude il quartetto l’Angerese, la più scottata delle quattro reduci da una stagione in chiaroscuro. Ma attenzione a farsi ingannare: i rossoblù tornano nel raggruppamento che conoscono bene, e lo fanno per tornare protagonisti. Sulle sponde del lago sono arrivati giocatori di assoluto spessore, su tutti un certo Pedron Messina, che già a Brebbia due anni fa aveva dimostrato che impatto devastante può avere in Seconda.

La cordata dei grandi ritorni

Ci sono poi due squadre che arrivano dall’alto, reduci da una retrocessione dalla Prima Categoria, ma con lo zaino ancora carico di ambizioni. L’OCT lo dichiara apertamente: vuole risalire il prima possibile. La France Sport, invece, cammina più in silenzio, provando a rilanciare un progetto che a Maccagno ha già portato tante soddisfazioni.

L’OCT è un po’ Olimpia, un po’ Ceresium: il nuovo progetto sulle sponde del lago di Lugano riparte con tutta la voglia di riprendersi la scena. Il mercato sta portando alla corte di mister Bottarelli giocatori importanti, pronti ad aggregarsi a un gruppo Olimpia deciso a riscattare la retrocessione. Continuità e giovani di casa sono invece le parole d’ordine della France Sport, come sempre è stato: una ricetta che mai aveva portato la società tra le favorite di agosto, salvo poi vedere puntualmente la truppa di Franceschetti sorprendere tutti sul campo. Ci riusciranno anche stavolta?

I padroni di casa vogliono la vetta

C’è poi chi in questa montagna ci vive da sempre, chi conosce ogni sentiero, ogni scorciatoia, ogni tornante, ma che da anni sogna quel passo in più verso la cima senza mai riuscire a compierlo. Il rimescolamento generale sarà l’occasione buona per trovare, finalmente, la mano giusta? La Cuassese, reduce da un quarto posto e una semifinale playoff, vuole ripartire da dove ha lasciato. Il mercato ha portato via alcuni pezzi pregiati, ma altrettanti ne sono arrivati: la volontà è proseguire un percorso di crescita che, anno dopo anno, diventa sempre più ambizioso.

E l’Union Tre Valli? In un gruppo già affollato di pretendenti, dichiarate o meno, i verdeblù restano tra i nomi da tenere d’occhio nelle zone alte del sentiero. È una squadra che sembra sempre a un passo dallo sbocciare, ma che a ogni stagione si ritrova a rincorrere una fioritura che non arriva mai davvero. La ricetta, anche stavolta, è quella della continuità: ossatura confermata e qualche innesto mirato per alzare il livello, con Marco Caporali che resta al timone del gruppo. Le carte in mano ci sono tutte: manca solo trovare, una volta per tutte, la primavera giusta.

C’è poi chi, come gli Eagles Caronno, quel salto lo aspetta da un po’ e continua a rimandarlo di stagione in stagione. Bissare l’ultima annata non sarà una passeggiata, ma le fondamenta su cui i biancoblù ripartono restano solide: per un Ruzza che va, c’è un Luca che torna, mentre in panchina arriva Alessandro Devardo, con la voglia di lasciare il proprio segno. Gli ingredienti per scalare il Girone Z con ambizione ci sono tutti: adesso la parola passa al campo, per capire quanto in alto potrà spingersi questa cordata.

Il sasso che può fare frana

In ogni gita di montagna c’è sempre quel punto del sentiero dove basta un sasso mosso al momento giusto per innescare qualcosa di più grande. Sono le classiche mine vaganti, quelle che partono a fari spenti ma che, chissà, potrebbero regalare la sorpresa più bella della stagione. Due anni di scalata nella corsa salvezza, un percorso fatto di passi cauti e occhi puntati più al terreno che all’orizzonte, e poi un’annata di piacevole tranquillità, quella in cui finalmente si è iniziato a guardare più in alto che in basso. È da questo punto del sentiero che riparte il Gazzada Schianno, con lo zaino ormai alleggerito dalle preoccupazioni degli anni scorsi e la voglia, neanche troppo nascosta, di alzare finalmente lo sguardo verso la vetta. A guidare la nuova spedizione ci sarà il condottiero Maresca, chiamato a raccogliere l’eredità del gruppo storico e a tradurre l’entusiasmo della base in un cammino concreto verso il panorama più piacevole possibile. Un cambio di guida che porta con sé curiosità e aspettative: capire quale sia la reale identità di questa squadra sarà uno dei compiti principali di questo avvio di stagione, tra conferme importanti e qualche innesto scelto con cura per non snaturare un gruppo che, pezzo dopo pezzo, si è costruito la propria credibilità nel girone.

Sentiero inverso invece in casa Buguggiate: dai proclami della scorsa stagione al modesta metà classifica finale, quella dei biancoblù è una spedizione che ha per forza di cose necessitato di profonde riflessioni. Ed ecco allora la rivoluzione, con Bogani in panchina e tanti giovani forti e desiderosi di riscatto, pronti a dar vita a un nuovo corso interessante e ambizioso. Il potenziale per far franare la montagna c’è: la domanda è se riusciranno a scoprirlo fin da subito.

Verso il campo base, terreno sicuro

Non tutte le gite hanno per forza la vetta come obiettivo: a volte basta e avanza raggiungere il campo base, mettersi al riparo e tirare il fiato. È l’obiettivo dichiarato di chi, lo scorso anno, ha lottato per non scivolare troppo in basso. Gli ultimi anni raccontano di un’Aurora Induno impegnata più a guardarsi le spalle che in avanti. La fine dell’era Criscimanni e l’avvio del nuovo corso targato Volpi possono rappresentare quella boccata d’aria fresca capace di ridare slancio alla squadra, con la salvezza sempre come obiettivo primario.

Salvezza raggiunta non senza fatica, lo scorso anno, anche per il Varano Borghi, che quest’anno dovrà fare a meno di un Milano e rimboccarsi per bene le maniche. Una condizione che però non preoccupa affatto un allenatore navigato come Pizzuti, pronto a far battagliare il suo Varano per raggiungere il prima possibile il campo base.

Il primo panorama: le matricole scoprono la vetta

E infine, come in ogni gita che si rispetti, ci sono i camminatori alle prime armi, quelli che affrontano il sentiero per la prima volta e che, affacciandosi al panorama della Seconda Categoria dopo la Terza, non sanno ancora bene cosa aspettarsi. Ma la voglia di continuare a vederlo, quel panorama, di certo non manca: il limite, per loro, semplicemente non esiste.

Il Monate, vincitore della Terza lo scorso anno, arriva sulle ali dell’entusiasmo per un approdo in Seconda a soli due anni dalla fondazione. L’ambizione non manca, e in passato non sono mancate sorprese autentiche provenienti proprio dalla Terza: l’obiettivo è far sì che questo non sia un viaggio di passaggio, ma un appiglio quanto più stabile possibile. La Ternatese, arrivata in Seconda dai playoff, si presenta con un approccio praticamente identico: ambizione, ma piedi per terra, per prendersi quanto prima la salvezza. Certo, con un Lacerenza ancora nello zaino, tutto può diventare più facile.

Il Ponte Tresa, invece, questo sentiero se l’è quasi conquistato con le proprie gambe: fermato in semifinale playoff, è arrivato comunque il ripescaggio, ma la sensazione è che quel posto in Seconda se lo fosse già meritato sul campo, prima ancora che arrivasse il verdetto della scrivania. Anche qui la parola d’ordine è continuità: la società ha tenuto insieme l’ossatura che ha centrato il secondo posto, aggiungendo qualche innesto mirato per completare la rosa e affrontare senza timori questa nuova salita.

Zaino in spalla, dunque: il sentiero è tracciato, ma come ogni gita di montagna, la vera sorpresa è sempre dietro la prossima curva. Tra pochi giorni si torna sul campo, e allora non resta che scoprire chi, tra tutti questi camminatori, arriverà davvero in vetta.

Francesco Vasco

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