
Può un’estate cambiare un intero mondo? Evidentemente è così, in casa Pallamano Cassano Magnago, dove sembra che, più che qualche mese, siano passati degli anni tra la vittoria storica del primo Scudetto Seniores del club amaranto e oggi. Tutto colpa di una situazione extra campo che di riflesso, come spesso capita, è andata ad incidere direttamente sulla squadra.
Così l’addio inaspettato di Matteo Bellotti, artefice della doppia vittoria in Coppa Italia e Campionato che ha regalato un sogno a tutta Cassano, sommato a quelli già previsti di Savini e Ostling, ha richiesto al club di trovare in breve tempo una soluzione che potesse dare continuità e mantenere alto il livello in vista della prossima stagione, nella quale da difendere ci sarà il tricolore.
Così la scelta è ricaduta su Gianluca Dapiran, che di esperienza in campo ne ha da vendere ma che è neofita della panchina e benché il pedigree ed il carisma non manchino, sarà chiamato a dimostrare fin da subito tutto il suo valore anche nel ruolo di coach. Una sfida che non spaventa ma entusiasma Dapiran, pronto a prendere questo pesante fardello e trasformarlo in una bellissima responsabilità su cui costruire un percorso fuori dal campo che si apre, forse, con la sfida più ardua ma anche la più intrigante, che gli potesse capitare.
In un’estate sembra essere cambiato tutto…
“Quasi, nel senso che ci sono stati tanti cambiamenti, alcuni positivi e altri meno. L’idea e il progetto di fondo restano gli stessi. Bisognerà vedere come il territorio accetterà questi cambiamenti e deciderà di aiutarci. Sono emerse alcune problematiche tra Comune, sponsor e società, non si sa ancora se il palazzetto verrà realizzato o meno e, di conseguenza, la prospettiva è cambiata. In questo momento il futuro ci prospetta qualcosa in meno: bisognerà cercare nuovi sponsor e persone che si avvicinino alla società per continuare a costruire il progetto del Centro Federale, perché purtroppo i fondi del PNRR, a quanto ho potuto apprendere, non arriveranno”.
Ed allora come, in questo contesto, è maturata la sua idea di accettare questa sfida in panchina?
“L’idea era quella di allenare già da un paio d’anni. Alla società ho chiesto determinate cose, mi è venuta incontro e abbiamo deciso di provarci, nel presente e nel futuro”.
Che tipo di allenatore sarà Gianluca Dapiran?
“La mia teoria è quella di far migliorare la squadra. Se ogni singolo giocatore cresce del 5%, i risultati vengono da sé. Tutti cresceranno, chi più e chi meno, ma se ognuno mette qualcosa in più, ne beneficia tutto il gruppo. A livello di gioco non voglio rovinare ciò che ha fatto Matteo Bellotti, che considero attualmente il miglior allenatore d’Italia e che ha svolto un grandissimo lavoro: molti dei giocatori che abbiamo, se oggi sono quello che sono è grazie a lui. Seguirò la sua linea di gioco, modificheremo un paio di cose, ma terremo lo zoccolo duro, perché gioco che vince non si cambia”.
Come si fa a far valere la propria figura di coach pur rimanendo, allo stesso tempo, giocatore? E come si dividono i due ruoli?
“Ho fatto un discorso molto chiaro con tutti i giocatori, singolarmente. Tutti i ragazzi hanno preso la cosa in maniera positiva. Credo di avere l’esperienza necessaria per aiutare i compagni in mille situazioni. È chiaro che la figura del secondo allenatore, Soler, ci aiuterà molto. L’idea è che, quando io sono in campo, ci sia comunque una figura in panchina in grado di portare avanti le nostre idee. Come team, poi, organizziamo il lavoro durante la settimana”.
Avete puntato su due giocatori stranieri di alto livello come Cadarso e Pedersen. Ce li presenta?
“Cadarso ha sostituito Savini. È un giocatore completo, con una buona visione di gioco e un ottimo tiro da fuori. È un centrale vero e proprio, dal quale mi aspetto un’ottima gestione della squadra e dei momenti della partita. È un elemento molto valido. Per quanto riguarda il pivot, Ostling aveva un grande ruolo offensivo, Pedersen è diverso ma un giocatore comunque di grandissima qualità e attitudine al lavoro che ci darà una grossa mano”.
Sente la pressione di aver preso in mano la squadra campione d’Italia?
“Ho molta fiducia in questo gruppo e in questa squadra e spero che anche loro ne abbiano in me. Sicuramente, come prima esperienza in panchina in Serie A, non è la situazione più semplice. Penso però che la società e il vecchio coach si siano mossi nella maniera corretta per sostituire chi è partito e credo che le aspettative debbano rimanere alte. Penso che la squadra ci sia e credo che ce la giocheremo. Vedremo se il lavoro darà i suoi frutti. Sento la piena fiducia da parte del club: siamo in costante contatto, i dirigenti vengono sempre agli allenamenti e mi sento sostenuto e seguito dal club”.
Alessandro Burin

























