Il presidente e Maestro Rolando Gaido ha accompagnato i propri atleti disabili in un appuntamento internazionale dedicato al Parakarate, dove i karateka varesotti hanno condiviso il kata UNSU dello stile Shotokan con atleti provenienti da Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, abituati invece allo stile Shito Ryu. Un’esperienza arricchita da attività come Pet Therapy, Art Therapy e Painting Room, pensate per lavorare non solo sul piano sportivo, ma anche su quello psicofisico e relazionale. “Abbiamo svolto un seminario interno all’Università di Scienze Motorie a Budapest – spiega Gaido – riguardo all’inclusione degli atleti o karateka disabili, i quali provenivano da diverse nazioni, tra le quali Italia, Ungheria, ospitante, Slovacchia e Repubblica Ceca”.

Quali erano le tematiche di questo seminario in Ungheria?
“La principale era in merito all’inclusione dal punto di vista fisico e coordinativo di questi atleti. Il seminario si è svolto a partire dal due fino al sette agosto 2026 e ha previsto anche delle altre attività, oltre al Parakarate, le quali erano visionate e supportate da parte di psicologi, psichiatri e fisioterapisti”.

Avete dimostrato dei kata?
“No, ma precisamente abbiamo insegnato ai parakarateka provenienti dalle altre nazioni il kata UNSU, previsto dallo stile Shotokan del Karate, il quale risultava nuovo per quegli atleti, perché erano abituati ad allenarsi sui kata dello stile Shito Ryu del Karate; nel complesso lo Shito Ryu si adatta bene anche alle esigenze del fisico femminile. Sono soddisfatto che, nel complesso, tutto si sia svolto molto bene”.

Gli atleti erano tutte cinture nere?
“No, e in tutto ne hanno partecipato ventuno, che noi abbiamo suddiviso in tre squadre, le quali erano coordinate da campioni nazionali, europei e mondiali come l’ungherese Olìvia Kàkosy, Federica Yakymashko e Mattia Allesina”.

Quali altre attività terapeutiche avete svolto?
“La Pet Therapy, ossia la terapia con gli animali domestici, l’Art Therapy, la terapia dell’arte e del disegno, e poi abbiamo portato gli atleti nel centro di Budapest, all’interno della Painting Room, nella quale avevano la possibilità di esprimersi, verniciando e pitturando sia le pareti sia le superfici”.

Gli atleti erano tutti affetti da sindrome di Down?
“In generale sì, a parte alcuni che avevano dei deficit mentali; in generale, a questo seminario erano presenti i karateka disabili intellettivi”.

Quali emozioni avete provato partecipando?
“Per noi è stato un motivo d’orgoglio essere invitati dalla prestigiosa Università di Budapest e anche insegnare il kata UNSU dello stile Shotokan, oltre a prendere parte a tutte le altre attività inclusive e terapeutiche; nel complesso i miei atleti della Ckoss Polihandy erano entusiasti”.

Obiettivi futuri?
“I Campionati Italiani a Venezia del venticinque ottobre, gli Europei di Marsiglia nel 2027 e anche i prossimi Mondiali”.

Nabil Morcos

Articolo precedenteFesta di Ferragosto di Bizzozero, cala il sipario: oltre 14mila coperti e una comunità da applausi
Articolo successivoL’Union Tre Valli completa la rosa con un tris di innesti

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui