
Dove c’è spettacolo serve anche concretezza. Nella Pallacanestro Varese di oggi di giocatori che possano regalare colpi pirotecnici ce n’è in abbondanza e lo si è visto anche nel weekend appena conclusosi a Sondrio in occasione della Valtellina Summer League, dove il pubblico biancorosso e non solo ha potuto ammirare le prime giocate sublimi da varesini di Amedeo Della Valle e di Hunter Hale, così come quelle ormai conosciute di Alviti, solo per citarne tre.
Ma in una squadra che dispone di primi violino di alto livello, c’è anche bisogno di quei giocatori che rubano poco la scena ma che nel “silenzio” del loro giocano sappiamo poi creare le condizioni ideali perché i sopra citati possano esprimere tutto il loro talento e tra gli interpreti principali di questo lavoro oscuro c’è sicuramente Stefan Nikolic.
Che l’ex Venezia fosse acquisto di indiscusso valore non è una novità, però è chiaro che poi la prova del campo è il giudice insindacabile che permette di avere il riscontro tangibile di quanto la carta abbia solamente preannunciato. Ed allora, considerando come davvero probante dei due test giocati in Valtellina solo quello con Cantù, è stato sicuramente interessante notare come l’ala serba abbia saputo già prendersi quel ruolo di equilibratore silenzioso che in tanti auspicavano.
Fisico imponente e struttura che permettono di avere un uomo capace di marcare più avversari senza fare troppa fatica, passando dall’ala piccola ad aiuto sul centro senza grossi problemi, poi presenza a rimbalzo e soprattutto capacità di aprire il campo e di infilarsi nei buchi lasciati dalle difese avversarie volando al ferro e lì, si, prendendosi la scena in maniera poderosa, come fatto proprio nel derby di ieri con tre inchiodate che hanno fatto tremare a lungo i ferri del PalaScieghi.
E poi l’intensità costante in marcatura e la pulizia nelle giocate, merce rara soprattutto in un momento della stagione in cui, nel corso della partita, la fatiche nelle gambe aumenta e la mente si annebbia nella stanchezza crescente. Un’ala duttile e fisicata come da tempo non si vedevano, che nella struttura ricorda molto Kangur (Kristjan), sebbene forse non abbia la stessa prolificità offensiva (soprattutto nel tiro da tre punti) ma che richiama per solidità e affidamento sul quale coach Kastritis sa di poter contare. Quel tipico giocatore con tratti della vecchia scuola di basket dell’Est Europa che da tanti anni non vedevamo ormai a Varese ma che, storicamente, per i biancorossi sono sinonimo di certezza e dalle prime uscite pare proprio che anche questa volta quel vento sia tornato a soffiare in maniera roboante ai piedi del Sacro Monte.
Alessandro Burin
Foto Ossola






















