Un punto guadagnato o due punti persi? La domanda che ha accompagnato il triplice fischio di Varese-Lentigione resta sospesa nell’aria umida di Masnago, dove entrambe le contendenti hanno eguale diritto di recriminare ed esultare. A bocce ferme, l’1-1 è il verdetto più fedele ed equo per quanto espresso in campo. Eppure, l’inerzia emotiva racconta tutt’altro: i biancorossi avevano già assaporato lo scalpo eccellente dopo 85′ minuti di encomiabile disciplina tattica; gli emiliani, dal canto loro, dopo aver rimesso in piedi una sfida che sembrava scivolata via, hanno accarezzato il clamoroso ribaltone al 94′. Alla fine la bilancia trova il suo baricentro grazie a Giulio Mangano, glaciale nell’ipnotizzare Nappo dal dischetto ed evitare una beffa che avrebbe punito oltremodo la squadra di Ciceri.

La classifica recita oggi 6 punti in cinque giornate: una graduatoria ancora cortissima che non va guardata con ansia, bensì utilizzata come termometro di crescita. Il Varese sta trovando una fisionomia definita, una propria riconoscibilità e trame lineari, anche se l’attacco palesa ancora una certa fatica a pungere con continuità al netto delle giocate individuali (splendido l’asse Favale-Beretta per il vantaggio lampo). A compensare c’è una fase difensiva ampiamente registrata, dove Mangano ha confermato reattività e carisma, sia disinnescando i pericoli emiliani nella prima frazione sia firmando il capolavoro finale.

A livello tattico, la mossa varata da mister Ciceri ha regalato risposte preziose. L’arretramento di De Ponti sulla linea dei centrali (soluzione già vista a tre, meno con la difesa a due) al fianco di capitan Bruzzone ha garantito la consueta solidità, “liberando” al contempo una casella in mezzo al campo per il 2006 Piantoni. Schierato dal 1′ dopo il positivo spezzone di Pontedera, il giovane centrocampista ha offerto una prestazione di sostanza lontano dai riflettori: chilometri percorsi, ordine e interdizione, rivelandosi prezioso sia per gli equilibri di reparto sia per la gestione della regola under. Bel connubio in mezzo al campo con Beretta e Malinverno, anche se c’è sempre il “problema” del 2008: la sensazione dopo cinque giornate è che l’under che inizia il match fatichi a prendere ritmo a prescindere da chi sia e dal suo posizionamento.

Fischi per fiaschi

Resta, inevitabilmente, la nota stonata legata alla direzione del signor Francesco Ercole di Latina. Posto che, come ribadito dallo stesso Ciceri, sostenere la classe arbitrale è un dovere, la domenica del fischietto laziale è stata infarcita di sviste macroscopiche. Se la punizione a due concessa in area al Lentigione nel primo tempo è parsa un’invenzione priva di logica e sul contatto di Favale permangono dubbi sul posizionamento dentro o fuori area (posto che il fallo sembrava netto), il penalty negato a inizio ripresa per il fallo netto di Mele su Beretta (nella foto in alto) grida vendetta. Così come eccessivo è apparso il rosso comminato a Ciceri, reo unicamente di aver esultato a bordocampo sul miracolo di Mangano. Rigore per il Lentigione che, ad onor di cronaca, per voce dei diretti interessati, era giusto fischiare. La direzione di gara non può e non deve essere una scusante perché il processo di crescita del Varese trascende dall’operato del fischietto, ma la classe arbitrale può e deve fare di più.

Crema per il derby

Smaltita l’adrenalina, il Varese deve ora voltare pagina. Domenica prossima la trasferta sul campo di un Crema ferito e fermo a un solo punto diventa un appuntamento cruciale: vincere sarà un imperativo per sbloccarsi definitivamente, incamerare fieno in cascina e presentarsi con il pieno di entusiasmo all’attesissimo derby di Coppa Italia contro la Pro Patria di mercoledì 7 ottobre.

Matteo Carraro

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